La verità dello Zen si manifesta nella concretezza dell’esperienza ordinaria, nel momento presente e nel luogo in cui ci si trova. Non serve allontanarsi da dove si è, andare alla ricerca di monasteri irraggiungibili o di forme di addestramento sempre più rigide. Lo zazen è come viaggiare rimanendo esattamente dove si è: la verità può essere trovata nel mondo che ci circonda, nella vita ordinaria. Nel racconto di Kilroy, l’esperienza personale come praticante e sacerdote della tradizione Sōtō in Irlanda si intreccia con una chiara esposizione dei principi dello zazen, la meditazione da seduti, e con una riflessione profonda sugli aspetti rituali e comunitari di questa pratica. La vita nel sangha, con le sue regole condivise e la liturgia stagionale, è il fulcro della narrazione, perché è ciò che sostiene e accompagna la pratica del singolo, che non è fatta di passaggi graduali verso il risveglio, ma di una consapevolezza del sé totale.