La bellezza salverà il mondo (Dostoevskij)
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L'ECOLOGIA IN PRATICA
UNO STILE DI VITA NATURALE
PER SE' E PER IL PIANETA
L'ECOLOGIA IN PRATICA
Sono la natura
sono la terra.
i miei occhi sono il cielo,
le mie membra gli alberi.
Sono la roccia,
la profondità dell'acqua,
non sono qui per dominare
la Natura.
Io stesso sono la Natura.

Indiani Hopi

Questa terra é sacra
<b>Questa terra é sacra</b>





Come potete comperare
o vendere il cielo,
il calore della terra?
l'idea per noi é strana.
Se non possediamo
la freschezza dell'aria,
lo scintillio dell'acqua.
Come possiamo comperarli?
Continua...
ONDE DI CRESCITA INTERIORE
ONDE DI CRESCITA INTERIORE La crisi ecologica - ovvero il principale problema di Gaia - non è l’inquinamento, i rifiuti tossici, il buco nell’ozono o qualcosa del genere. Il principale problema di Gaia è che un numero non sufficiente di esseri umani si è sviluppato ai livelli di coscienza postconvenzionali, planetari e globali in cui sarebbero spinti automaticamente alla cura per il globale comune. E gli esseri umani sviluppano questi livelli postconvenzionali, non imparando la teoria dei sistemi, ma passando attraverso almeno una mezza dozzina delle principali trasformazioni interiori, che vanno dall’egocentrico all’etnocentrico al mondocentrico, punto in cui e non prima, possono risvegliarsi a una profonda e autentica cura per Gaia. La prima cura per la crisi ecologica non consiste nell’imparare che Gaia è la Rete della Vita, per quanto vero ciò sia, ma nel promuovere queste numerose e ardue onde di crescita interiore, nessuna delle quali viene indicata dalla maggior parte di questi approcci del nuovo paradigma.
Continua... 
UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE
UN'ALTRA ITALIA E' POSSIBILE 1 L’Italia vive l’anomalia di un nuovo Medioevo. Più che in altri paesi, è visibile in Italia l’emergenza ecologica, il degrado sociale e la crisi di fondamentali valori etici; permangono aree vaste di ignoranza, incapacità, ingiustizia. Meno facilmente che altri paesi, l’Italia quindi può affrontare la conversione ecologica delle attività economiche, il risanamento ambientale e morale del paese, la partecipazione diretta delle persone alla attività sociale ed una effettiva realizzazione di una sana cultura dei diritti e dei doveri che dovrebbero regolare ed ispirare la vita sociale collettiva. 2 Sia in Europa che nel resto del pianeta, vi è una tripla crisi :a) economica e finanziaria (causata da un modello di crescita superato) b) ambientale conseguente, c) socio-culturale. Tre grandi crisi che non trovano più risposte adeguate dal sistema della politica: non dai partiti socialdemocratici in crisi dappertutto e neppure dall’egoismo sociale e dall’indifferenza ambientale dei vari partiti conservatori. Solo un modello sociale e produttivo eco-orientato ed eco-sostenibile, che all’idea di una crescita senza limiti sostituisca un idea di sobrietà, che non escluda anche l’utilità di avere aree di decrescita virtuosa e felice, può essere in grado di affrontare le difficoltà del presente. ...Continua...
IL BENESSERE ANIMALE E' BENESSERE UMANO
IL BENESSERE ANIMALE E' BENESSERE UMANO di Maneka Gandhi

Mangiare carne è una delle maggiori cause della distruzione ambientale. Ogni specie non solo ha il diritto di vivere, ma la sua vita è essenziale per il benessere dell’umanità. Ciò che chiamiamo sviluppo, cioè la sterile città nella quale portiamo i nostri cani al guinzaglio, non è vita. Ci abituiamo così velocemente al malessere, alla tensione, alle carestie e alle alluvioni che pensiamo che i pezzi di carta che teniamo in tasca possano sostituire un corpo sano e una mente gioiosa. Scegliamo di non sapere che, praticamente tutte le nostre malattie sono causate dalla mutilazione e dall’uccisione di animali: dai 70.000 acri di foresta pluviale del Sudamerica abbattuti ogni giorno – che in gran parte servono per far pascolare il bestiame – fino al virus Ebola, proveniente dalle scimmie strappate dal loro habitat naturale in Africa allo scopo di fare esperimenti. Abbiamo ottenuto più cibo uccidendo i lombrichi con le nostre sostanze chimiche o abbiamo ottenuto più malattie? Abbiamo ottenuto una salute vigorosa allevando forzatamente bestiame per il latte e la carne, o abbiamo piuttosto ottenuto emissioni di gas metano che hanno contribuito enormemente all’effetto serra, mettendo in pericolo la vita del pianeta? Continua...

LA RIVOLUZIONE AMBIENTALE
LA RIVOLUZIONE AMBIENTALE

di Lester Brown

Per creare una economia sostenibile bisognerà sostenere una rivoluzione ambientale, come è avvenuto per quella agricola e industriale. Alla fine del libro Piccolo è bello, Schumacher parla di una società che violenta la natura e danneggia gli esseri umani e, da quando queste parole sono state scritte, diciotto anni fa, abbiamo potuto vedere con maggiore evidenza i modi con i quali la nostra società agisce proprio in quella direzione.Mi trovavo all’aeroporto di Dulles e presi una copia del US News and World Report, che conteneva un editoriale di David Gergen, un alto funzionario dell’Ufficio Stampa di Reagan alla Casa Bianca. L’articolo descriveva quello che stava accadendo oggi alla società americana e l’autore affermava che, in un certo senso, abbiamo perso la strada. Continua...

RISPETTA LA (TUA) NATURA
<b>RISPETTA LA (TUA) NATURA </b> Michele Vignodelli

Il nostro corpo e la nostra mente sono meraviglie naturali in pericolo, da difendere come le foreste, i fiumi, il mare e le montagne. Sono continuamente aggrediti dal sistema tecnologico ed economico che ci governa, proprio come il resto del mondo naturale.
Non potremo mai rispettare e vivere veramente la suprema bellezza e armonia della natura esterna se non cominciamo da noi stessi. Eppure esiste una spaventosa ignoranza sulla nostra natura interna, che fa pensare a una congiura del silenzio.
Negli ultimi anni sono emerse abbondanti prove dell’esistenza di
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RICORDO DI IVAN ILLICH
RICORDO DI IVAN ILLICH


di Giannozzo Pucci *

Il primo libro di Illich, pubblicato alla fine degli anni '60, riguarda appunto la Chiesa nel processo di trasformazione della società moderna (The Church, change and development).
Il secondo, del 1970, intitolato "Celebration of Awareness (Celebrazione della consapevolezza": un appello alla rivoluzione istituzionale), è contro le certezze delle istituzioni che imprigionano l'immaginazione e rendono insensibile il cuore.
Poi, nel 1971, esce "Descolarizzare la società", che è stato al centro del dibattito pedagogico internazionale con la tesi che la scuola produce la paralisi dell'apprendimento e danneggia i ragazzi, educandoli a diventare meri funzionari della macchina sociale moderna. Convinto che il sistema educativo occidentale fosse al collasso sotto il peso della burocrazia, dei dati e del culto del professionalismo, combatteva i diplomi, i certificati, le lauree,
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LA VENDETTA DI GAIA
LA VENDETTA DI GAIA

di James Lovelock

La vendetta di Gaia : assediati dall'inquinamento e dalle crescenti anomalie del clima, siamo al punto di non ritorno. Lo sostiene uno scienziato di fama mondiale.
Per millenni abbiamo vissuto con la strategia del parassita, ai danni dell'organismo vivente che ci ospita. Ora, assediati dall'inquinamento e dalle crescenti anomalie del clima, siamo al punto di non ritorno. Lo sostiene uno scienziato di fama mondiale.
Il parassita e' un essere che vive a spese di un altro organismo. Se ne nutre, cresce, si riproduce e prospera. Eppure, la sua non e' una strategia lungimirante. Le energie dell'organismo ospite diminuiscono giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Finche' un giorno accade l'inevitabile: l'organismo ospite si avvia a una fine certa. E il parassita, senza risorse, e' destinato a scomparire. Questa immagine e' la perfetta metafora della storia della specie umana. A dimostrarlo sono i fatti. Migliaia di anni di occupazione del pianeta hanno provocato distruzione degli habitat, estinzione di molte specie, emissioni record di gas serra in atmosfera e nubi di polveri sottili nell'emisfero nord e sulle metropoli. Un'aggressione prolungata alla quale la Terra ora reagisce innescando una lunga serie di disastri naturali, quali inondazioni e uragani, sempre piu' numerosi e violenti, ed eventi climatici estremi, come estati torride e punte di freddo anomalo. Il pianeta che abitiamo non ha piu' anticorpi per difendersi. E allora attacca.
Lo sostiene a gran voce uno scienziato autorevole e indipendente, James Lovelock, nel suo nuovo libro, The revenge of Gaia (La vendetta di Gaia) in uscita il 2 febbraio in Gran Bretagna! . Il nostro mondo, afferma, potrebbe avere superato il punto d! i non ritorno: la soglia oltre la quale non possiamo fare piu' nulla per evitare che, entro la fine del secolo, i cambiamenti causati dall'attivita' umana distruggano la nostra civilta' Continua....
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Ambiente e Territorio


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L'UOMO GUARISCE CON LE CATASTROFI
L'UOMO GUARISCE CON LE CATASTROFI

di Guido Dalla Casa

L’uomo non evita mai le catastrofi. Ne guarisce. ​​​​​Non mi ricordo più chi l’ha scritto, ma mi sembrano parole adattissime alla situazione attuale.  Moltissimi scienziati, filosofi, pensatori – non politicanti - sono d’accordo sulla estrema gravità della situazione del Pianeta. Si tratta di una maggioranza schiacciante, ormai non più neanche mascherata dalla piccola minoranza che esprime parere contrario, costituita in gran parte da pochissimi scienziati-filosofi pagati dalle multinazionali e dagli industriali in genere; anche se i mezzi di informazione fanno tutto il possibile per far apparire “i due pareri” come numericamente quasi-paritetici e per rovesciare il principio di precauzione, allo scopo di continuare tutto come prima. I cambiamenti climatici, ormai evidenti e velocissimi, sono uno dei sintomi del male.
Ricordiamo “I limiti dello sviluppo”: il grafico BAU (business as usual), uscito dal calcolatore quasi 50 anni orsono, indicava proprio in questo decennio (2010-20) l’inizio dei grossi guai. E così sta accadendo. Successivamente, in assenza di modifiche delle interazioni fra le grandezze considerate (che significa il modo di vivere) nelle proiezioni di quel rapporto si nota la scomparsa, a partire dal 2050, di almeno cinque-sei miliardi di umani, oltre l’estinzione e lo sterminio evidente, già iniziato da tempo, di un numero molto più grande degli altri esseri senzienti.
Se nell’umanità restasse un briciolo di saggezza, si dovrebbe procedere come segue. Occorre, a partire da domattina, e senza condizioni:
- Inondare il mondo di anticoncezionali; - Diventare tutti quasi-vegetariani, come oranghi, gorilla, scimpanzè e bonobo; - Cessare ogni estrazione e impiego di combustibili fossili; - Non costruire più alcun veicolo con motore a combustione interna; - Cessare ogni “produzione” di energia di origine non solare diretta; - Smettere immediatamente la produzione e l’impiego di materie plastiche;- Chiudere tutti gli impianti petrolchimici, o di chimica industriale in genere; -  Non abbattere più alcun albero, né distruggere un solo metro quadrato di foreste, né boschi in generale;-  Cessare immediatamente qualunque monocoltura e impiego di pesticidi; - Non parlare più di economia, del PIL, dello spread, del reddito e simili amenità. Forse abolire anche il denaro e i concetti di ricchezza e povertà. Chiudere tutte le Borse: abbiamo vissuto almeno uno-due milioni di anni senza tutte queste sovrastrutture inutili e soprattutto dannose. Continua...
L'ONDATA DI CALDO GLOBALE E IL COLLASSO DELLA CIVILTA'
L'ONDATA DI CALDO GLOBALE E IL COLLASSO DELLA CIVILTA'


di Nafeez Ahmed 

Benvenuti in un pianeta [con rialzo termico] di 1°C: il precursore della catastrofe di 8°C in 82 anni, se continuiamo a consumare combustibili fossili come se non ci fosse un domani.
Gli eventi meteorologici estremi dell’estate 2018 non sono solo sintomi della crisi climatica. Sono le prime avvisaglie di un processo di collasso della civiltà che si protrae, mentre le società industriali affrontano alcuni dei sintomi iniziali per l’aver già superato i limiti di un clima sicuro. Questi eventi sono un assaggio delle cose che verranno su una traiettoria di normalità. Essi suscitano la sensazione di quanto siano vulnerabili al collasso i sistemi di civiltà industriale, a causa dell’escalation degli impatti climatici. E sottolineano l’urgente necessità che le comunità intraprendano iniziative per raggiungere una transizione sistemica di civiltà, verso sistemi post-capitalisti che possano sopravvivere e prosperare dopo i combustibili fossili. 
Il “destino tragico” del clima è già qui  Il clima estremo di quest’estate ha colpito nel segno la cruda realtà. Il disastro climatico non è previsto che si verifichi in un remoto futuro astratto.È qui, e ora. Siccità che minacciano forniture alimentari, inondazioni in Giappone, precipitazioni estreme negli Stati Uniti orientali, incendi in California, Svezia e Grecia.
Nel Regno Unito, i turisti che tentavano di attraversare il tunnel della Manica verso la Francia hanno dovuto affrontare massicce code, quando i servizi di condizionamento dell’aria sui treni sono andati in tilt a causa dell’ondata di caldo. Migliaia di persone sono state bloccate senza acqua per cinque ore a 30°C di calore.Nel sud del Laos, forti piogge hanno provocato il crollo di una diga, rendendo migliaia di persone senzatetto e inondando diversi villaggi. Le notizie sono giunte in modo fitto e veloce, da tutto il mondo. La maggior parte dei media tradizionali non ha segnalato questi incidenti come sintomi di una crisi climatica in evoluzione. Alcuni commentatori hanno sottolineato che gli eventi potrebbero essere collegati ai cambiamenti climatici.
Proprio nessuno ha riconosciuto che questi eventi meteorologici estremi potrebbero essere collegati al fatto che, dal 2015, abbiamo sostanzialmente abitato un pianeta che è già circa 1°C più caldo della media preindustriale: e che quindi stiamo già, sulla base della migliore scienza disponibile, abitando in un clima pericoloso. Continua...

CRONACA DI UN APOCALISSE ANNUNCIATA
CRONACA DI UN APOCALISSE ANNUNCIATA

di Massimo Sandal

Questa storia è già successa. Due miliardi e mezzo di anni fa una masnada di organismi viventi aveva fame di energia, e alcuni di loro trovarono un modo per ottenerla, eternamente e a buon mercato. Quel patto col demonio però aveva un prezzo: diffondere gas letali, ciecamente, nell’atmosfera. Nel giro di poco tempo le emissioni di gas avvelenarono l’aria, sconvolsero la geologia del pianeta e condannarono incalcolabili quantità di individui. Le rocce si corrodevano, il pianeta si coprì letteralmente di ruggine. Pochi fortunati se la cavarono: alcuni nascosti in nicchie dove il gas non riusciva ad arrivare, altri impararono a conviverci, a utilizzarlo a proprio vantaggio, finché quel veleno non divenne addirittura indispensabile.
Il gas velenoso era l’ossigeno, e i colpevoli si chiamavano cianobatteri o alghe azzurre: i primi microrganismi che emettevano ossigeno tramite la fotosintesi, come oggi fanno le piante. Il Great Oxygenation Event, variamente reso in italiano come "grande evento ossidativo" o "catastrofe dell'ossigeno", è oggi spesso considerato la prima estinzione di massa del pianeta Terra. L’ossigeno infatti di per sé è un gas tossico. Lasciato a sé stesso aggredisce le molecole biologiche. Riusciamo a domare l’ossigeno e a respirarlo solo perché vari enzimi si occupano incessantemente di spazzare via i prodotti reattivi che ucciderebbero le nostre cellule. Anche se non abbiamo tracce dirette della morìa che accadde con il Great Oxygenation Event, fu senza dubbio una catastrofe ecologica senza precedenti
Due miliardi e mezzo di anni dopo i gas cambiano, la situazione è la stessa. Il report 2018 dell’International Panel on Climate Change non lascia più spazio non dico all’ottimismo, ma alla semplice speranza, che è sempre l’ultima a morire ma è in seria agonia. Primo, è necessario mantenersi sotto +1,5 C di riscaldamento - entro il 2100 - per avere qualche possibilità di gestire il cambiamento. Secondo, bisogna farlo in fretta, entro circa un decennio. Terzo, richiede dei cambiamenti economici, politici, culturali tali e talmente globali in un lasso di tempo talmente ridotto da essere praticamente impossibile. +2 gradi di riscaldamento sono garantiti. Anche seguendo alla lettera gli attuali patti per tagliare le emissioni, ci troveremo serenamente a +3 gradi entro il 2100.
Ogni decimo di grado fa differenza, perché gli effetti del riscaldamento globale non sono lineari. Per esempio se inizia a sciogliersi il permafrost, il terreno gelato nell’Artico, si scongeleranno anche tonnellate di materia organica che diventerà ulteriore CO2 in atmosfera, creando un circolo perverso. Continua...
SILENZIO E PRESENZA DEL TUTTO
SILENZIO E PRESENZA DEL TUTTO


Intervista radiofonica di Krista Tippett con Gordon Hempton

Il silenzio è una specie in via di estinzione, dice Gordon Hempton. Definisce il silenzio reale come presenza - non un'assenza di suono, ma un'assenza di rumore. La Terra, come lui afferma, è un jukebox alimentato ad energia solare. La quiete è un think tank dell'anima. Prendiamo il mondo attraverso le sue orecchie Gordon Hempton è fondatore e vice presidente della One Square Inch of Silence Foundation con sede a Indianola, nello stato di Washington. I suoi libri comprendono, insieme a John Grossman,  One Square Inch of Silence: Quest One Man's Preserve Quiet . Ha prodotto più di 60 album di paesaggi sonori naturali. Trascrizione dell'Intervista:

K. Tippett: Gordon Hempton afferma che il silenzio è una specie in via di estinzione. È un ecologista acustico - un collezionista di suoni in tutto il mondo. Lui Definisce il silenzio reale come presenza - non un'assenza di suono, ma un'assenza di rumore. La Terra, come afferma Gordon Hempton, è un "jukebox alimentato ad energia solare". La Quiete è un "think tank of the soul". Prendiamo il mondo attraverso le sue orecchie.
G. Hempton: Non molto tempo fa si presumeva che l'acqua pulita non fosse importante, che vedere le stelle non fosse così importante. Ma ora lo è. E ora penso che ci stiamo rendendo conto che la tranquillità è importante e abbiamo bisogno di silenzio. Quel silenzio non è un lusso, ma è essenziale.
K. Tippett: "The Last Quiet Places". Sono Krista Tippett, e questo è On Being . Gordon Hempton vive a Joyce, Washington, vicino all'Olympic National Park, un posto che chiama "Yosemite dell'ascoltatore". Ho parlato con lui nel 2012. Ha registrato tronchi di abete Sitka nel Pacifico nord-occidentale, tuono nel deserto del Kalahari, all'alba attraversando sei continenti. Il suo lavoro appare in film, colonne sonore, videogiochi e musei. E Gordon Hempton potrebbe aver inventato "l'attivismo del silenzio" - l'altra passione animata della sua vita.
K. Tippett: Dove sei cresciuto? Non l'ho visto da nessuna parte.
G. Hempton: Da bambino, ero un membro di una famiglia militare, ho iniziato nel sud della California, poi sono andato alle Hawaii, poi sono tornato in California prima di andare a Washington, DC, Seattle, San Francisco, e quindi posso dire di dozzina di altri posti prima che uscissi dal liceo. Così quando è stata l'occasione per andare al college, ho deciso di riempire lo spazio intermedio andando nel Midwest, l'Università del Wisconsin.
K. Tippett: Quindi non c'era davvero - non c'è davvero un posto dove tu - che sembrasse un centro di gravità anche con tutto ciò che si muoveva.
G. Hempton: Oh, c'è sicuramente, e questo è le Hawaii. Continua...

SIAMO CONDANNATI AL CAMBIAMENTO CLIMATICO?
SIAMO CONDANNATI AL CAMBIAMENTO CLIMATICO?


di Patrick Barkham 

Mayer Hillman parla di una realtà climatica che nessun’altro osa menzionare.Ecco di cosa parla. “Siamo condannati,” dice Mayer Hillman, con un sorriso così radioso che occorre qualche istante per capire veramente il senso della frase. “Il risultato è la morte ed essa rappresenta la fine della maggior parte delle forme di vita del pianeta, perché siamo diventati completamente dipendenti dai combustibili fossili. Non c’e modo di invertire il processo che sta provocando la fusione delle calotte glaciali. E, a quanto pare, sono pochi quelli in grado di riconoscerlo.”
Hillman, un ottantaseienne studioso di scienze sociali e membro emerito anziano del Policy Studies Institute, lo riconosce. Le sue fosche previsioni su un cambiamento climatico ormai fuori controllo, e lo dice senza enfasi, sono “le sue ultime volontà e il suo testamento.” Il suo ultimo intervento nella vita pubblica.”Non ho intenzione di scrivere più niente perché non c’è più nulla da dire,” aveva affermato la prima volta che lo avevo sentito parlare, di fronte ad una platea sbalordita all’Università dell’East Anglia, l’anno scorso.
Da Malthus, fino al Millennium Bug, le teorie apocalittiche hanno sempre dato risultati assai poco significativi. Ma, quando vengono da Hillman, potrebbe valere la pena starle a sentire. In più di 60 anni, nelle sue ricerche, ha utilizzato dati di fatto per sfidare l’opinione comune degli uomini politici. Nel 1972 aveva criticato i centri commerciali extra-urbani vent’anni prima che il governo, per fermare la loro diffusione, cambiasse la regolamentazione urbanistica. Nel 1980 aveva raccomandato la sospensione della chiusura delle linee ferroviarie secondarie e, solo ora, alcune di queste tratte dismesse vengono riaperte. Nel 1984 aveva proposto un punteggio energetico per le abitazioni, diventato in seguito legge dello stato nel 2007. E, più di 40 anni or sono, aveva prescentemente sfidato la corsa alla crescita economica della società.
Quando ci eravamo incontrati nella sua rimessa ristrutturata di Londra, la classica Dawes da corsa appoggiata speranzosamente al muro dell’ingresso (con uno stroke e un triplo bypass coronarico gli è stato proibito di pedalare), la preoccupazione di Hillman era stata quella che non uscissimo dal campo delle sue ricerche più conosciute, quelle che mettono in dubbio la supremazia dell’automobile.
Con la condanna che ci aspetta, sostenere la causa della bicicletta come mezzo primario di trasporto è abbastanza futile,” dice. “Dobbiamo smetterla di bruciare combustibili fossili. Troppi aspetti della vita dipendono dai combustibili fossili, con l’eccezione della musica, dell’amore, dell’istruzione e della felicità. E’ queste le cose, che non dipendono dai combustibili fossili, che dobbiamo focalizzarci.” Continua...

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO
E LA GRANDE CECITA'

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO<BR> E LA GRANDE CECITA'


di Guido Viale

Il cambiamento climatico in corso è il grande assente dalle politiche non solo italiane, ma anche europee e mondiali. Con poche eccezioni lo si nomina solo per non doverne più parlare.
C’è un negazionismo esplicito che risorge periodicamente nonostante l’evidenza dei fatti (...); un negazionismo di fatto che consiste nel parlarne e farne parlare il meno possibile ("i problemi sono altri"… “il problema è la crescita”…); e c’è un negazionismo opportunista che dice tutto e il contrario di tutto (...).Ma in tutti e tre i casi i negazionisti hanno un denominatore comune, come spiega Naomi Klein in Una rivoluzione ci salverà: tutti sanno che una catastrofe è alle porte, ma hanno anche capito che per fermarla bisognerebbe cambiare alle radici l’organizzazione sociale, e non sono disposti a farlo. Non possono farlo, ma non possono nemmeno pensarlo, cioè concepirne e accettarne le implicazioni. Ma attenzione, una pigrizia mentale come questa colpisce spesso anche noi…
Bisogna invece prender atto che il cambiamento climatico sta assumendo un andamento irreversibile. Ce lo dicono innanzitutto i glaciologi: i ghiacciai continuano ad arretrare e non torneranno più come prima; e così le calotte polari. In tutto l’emisfero boreale si sta sciogliendo il permafrost, liberando quantità sterminate di metano (un gas serra 20 volte più potente della Co2). E altro metano viene sprigionato dal riscaldamento dei fondali artici.
Non si alzerà solo il livello del mare; cambieranno le correnti marine, a partire da quella del Golfo; e quelle aeree, come El Nino e i monsoni, alterando completamente l’assetto climatico del pianeta e moltiplicando, come già accade, gli eventi estremi destinati a trasformarsi in catastrofi. Mentre nelle aree tropicali e temperate avanza ovunque il deserto. E’ altamente improbabile che questo processo si arresti o addirittura si inverta per tempo: gli obiettivi fissati al vertice di Parigi sul clima sono insufficienti, ma nemmeno quelli vengono rispettati. Il tempo passa e tutti i cambiamenti in corso stanno subendo un’accelerazione imprevista. 
Il mondo in cui vivranno i nostri nipoti, ma forse già i nostri figli, se non anche alcuni di noi, non sarà più quello che conosciamo; sarà molto più ostico e renderà a tutti la vita molto più difficile, e a molti impossibile. Continua...

SIAMO TUTTI MIGRANTI DEL CLIMA
SIAMO TUTTI MIGRANTI DEL CLIMA


di Jeffrey Sachs 

Gli uomini moderni, nati in una era climatica chiamata Olocene, hanno varcato il confine di un'altra epoca, l'Antropocene. Ma al posto di un Mosè che guida l'umanità in questo nuovo e pericoloso contesto selvaggio, una banda di negazionisti della scienza e inquinatori oggi trascina l'umanità verso pericoli sempre maggiori. Oggi siamo tutti rifugiati climatici e dobbiamo individuare un percorso verso la salvezza.
L'Olocene è stata l'era geologica che ha preso avvio più di 10.000 anni fa, con condizioni climatiche favorevoli che hanno permesso la civilizzazione umana come la conosciamo. L'Antropocene è una nuova era geologica con condizioni ambientali che l'umanità non ha mai sperimentato prima. Purtroppo, la temperatura della Terra ora è più alta rispetto all'Olocene, a causa dell'anidride carbonica che l'umanità ha emesso nell'atmosfera bruciando carbone, petrolio e gas e trasformando indiscriminatamente le foreste e le praterie del mondo in fattorie e pascoli.
Nel nuovo ambiente le persone già soffrono e muoiono, ed è in arrivo molto di peggio. Si stima che lo scorso settembre l'uragano Maria abbia causato più di 4000 morti a Puerto Rico. Gli uragani ad alta intensità stanno diventando più frequenti e le forti tempeste stanno causando un numero crescente di inondazioni, per il maggiore trasferimento di calore dalle acque degli oceani la cui temperatura è in crescita, della più elevata umidità presente nell'aria più calda, e dell'aumento dei livelli del mare – il tutto reso più estremo dai cambiamenti climatici indotti dall'uomo.
Proprio il mese scorso, oltre 90 persone sono morte nella periferia di Atene a causa di un devastante incendio boschivo alimentato dalla siccità e dalle alte temperature. In modo analogo, quest'estate, enormi incendi boschivi stanno infuriando anche in altre località sempre più calde e quindi aride, tra cui California, Svezia, Gran Bretagna e Australia. L'anno scorso, il Portogallo è stato devastato. Quest'estate molto spesso si stanno raggiungendo temperature record in tutto il mondo. Continua...

PATRICK MOORE: L'AMBIENTALISTA INCOMPETENTE
PATRICK MOORE: L'AMBIENTALISTA INCOMPETENTE

di Igor Giussani

Poche cose sono utili per la crescita intellettuale quanto il confronto di idee: approcciando un punto di vista differente si scoprono sfaccettature prima ignorate di determinati fenomeni e, documentandosi nel tentativo di confutarlo, si arricchisce il proprio bagaglio di conoscenze.
(...) quando in un mercatino dell’usato di Cervia mi sono ritrovato tra le mani L’ambientalista ragionevole. Confessioni di un fuoriuscito da Greenpeace di Patrick Moore, l’ho subito sfogliato con curiosità per poi acquistarlo al modico prezzo di un euro. Sapevo che vi erano narrate le vicissitudini che hanno convinto Moore ad abbandonare Greenpeace (di cui è stato per molti anni militante), ma tale polemica mi interessava molto meno delle opinioni ‘eterodosse’ dell’autore rispetto all’ecologia ‘ufficiale’, di cui mi erano già note prese di posizione in favore di energia atomica e OGM, nonché dichiarazioni ‘scettiche’ riguardo all’influenza antropica sul clima.
Per chi non lo conoscesse, Patrick Moore è considerato un’autorità in diversi prestigiosi consessi internazionali, (...) L’ambientalista ragionevole è diventato una sorta di Bibbia per tanti nemici giurati dell’ambientalismo “ascientifico e catastrofista” che ora, grazie a quest’opera, possono rivendicare ‘ragionevoli’ credenziali ecologiste continuando a sostenere il business as usual senza particolari abiure.
In tutta sincerità, mi attendevo un’analisi molto partigiana, ampiamente farcita di riduzionismo ma superficialmente onesta, al pari di molti testi ispirati alle teorie dello sviluppo sostenibile: ebbene, mai previsione è stata meno azzeccata. Infatti, quasi ogni pagina del libro pullula di imprecisioni e giudizi assai opinabili ma, paradossalmente, si tratta del problema minore. Decisamente peggiori sono i passi in cui traspaiono ignoranza, superficialità analitica e mancanza di rigore metodologico, tali per cui l’intera opera risulta l’esatto opposto di quanto promette la seconda di copertina, ossia un “approccio razionale fondato sulla ricerca scientifica”.Continua...

CRESCITA? QUALE CRESCITA?
CRESCITA? QUALE CRESCITA?

di Max Strata

Qualche sera fa, dopo molte settimane, ho nuovamente acceso la TV e intorno alle 21 ho assistito ad un “talk show informativo” che veniva trasmesso da una rete nazionale. Sono davvero rare le occasioni in cui decido di dedicare del tempo a visioni di questo genere ma, con l'inconscia e assurda speranza che qualcosa fosse mutato, ancora una volta ho provato ad ascoltare i cosidetti esperti (...) che si accapigliavano sul tema della crescita economica di questo Paese. L'accento, per l'ennesima volta, era posto sul perchè la crescita sia necessaria, su come sia possibile ottenerla e su come andassero letti i più recenti dati macroeconomici e un modestissimo incremento del PIL.
Nel dibattito sono comparsi giornalisti, politici, sindacalisti, docenti universitari, “maître à penser”, e tutti, dico tutti, non mostravano alcun dubbio sulle loro competenze e su quanto stavano affermando: i punti di vista apparivano dissimili, ciascuno aveva una sua ricetta e i contenuti sembravano ben argomentati ma ogni dichiarazione rientrava nel grande contenitore del progresso inteso come sinonimo di crescita materiale e dunque di ricchezza prodotta e accumulata, (...) secondo uno schema chiaramente consolidato e considerato sostanzialmente immutabile, se non in alcune sue sfaccettature.
Insomma, il tutto avveniva senza la minima considerazione dei pochi essenziali elementi di riferimento che oggi, con lo stato delle conoscenze aquisite, rendono non solo ozioso ma intrinsecamente inutile un simile dibattito. Il “talk show” (perchè di spettacolo si tratta) aveva seduto tra il pubblico un convitato di pietra che tutti hanno finto di non vedere: il suo nome è noto ed è quello di limite alla crescita. Continua...
PIANURA PADANA, NON SI RESPIRA PIU'
PIANURA PADANA, NON SI RESPIRA PIU'

di Elena Tioli

Ma non interessa a nessuno ... La Pianura Padana ha conquistato il primato di area con l’atmosfera più malsana d’Europa. Un triste record di cui però c’è poco da stupirsi visto i ripetuti allarmi lanciati dalle autorità nazionali e internazionali (tra gli ultimi avvertimenti quello del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dell’Agenzia Spaziale Europea) e visto l’assenza di qualsiasi presa di coscienza a riguardo.

Come se il problema dello smog non fosse una delle prime cause di morte al mondo: tre volte più dell’effetto combinato di Aids, tubercolosi e malaria e 15 volte più di tutti conflitti armati e delle altre forme di violenza. L’inquinamento uccide più di tutti gli incidenti stradali Ma a quanto pare poco importa. Non importa nemmeno che l’Italia sia ai primi posti anche di questa triste classifica: con circa 91.000 morti premature all’anno per inquinamento atmosferico, battiamo le 86.000 della Germania, le 54.000 della Francia, le 50.000 del Regno Unito e, di molto, le 30.000 della Spagna. Una strage silenziosa che si consuma ogni giorno ma che purtroppo, agli occhi di molti, lascia il tempo che trova. Continua... 

IL TEMPO A DISPOSIZIONE DELL'UOMO STA PER FINIRE
IL TEMPO A DISPOSIZIONE  DELL'UOMO STA PER FINIRE


di Bioscience

15 mila scienziati scrivono una disperata lettera all'umanità. A 25 anni dal primo appello c'è stato un solo miglioramento ambientale: la riduzione del buco dell'ozono.Non è bastato il primo appello lanciato 25 anni fa. I progressi fatti per limitare i danni provocati  dall'uomo al pianeta con cambiamento climatico, deforestazione, mancanza di accesso all'acqua, sovrappopolazione e animali in estinzione, sono stati troppi pochi. Per questo l"Unione degli scienziati preoccupati ha deciso di lanciare sulla rivista Bioscience un secondo allarme, accompagnato dall'hashtag #ScientistsWarningtoHumanity, perché si agisca prima che i danni diventino irreversibili. 
Il primo avviso, lanciato nel 1992, fu sottoscritto da 1.700 firmatari, tra cui molti premi Nobel. Quello lanciato oggi, a un quarto di secolo di distanza, dai due ricercatori William Ripple, dell'Oregon State University, e Thomas Newsome, dell'università di Sydney, ha avuto un'eco maggiore, grazie anche alla campagna che è diventata virale sui social, finendo per raccogliere finora le adesioni di ben 15.000 ricercatori di 184 Paesi. Continua...

IL NOSTRO PAESAGGIO STUPRATO E IL PIL
IL NOSTRO PAESAGGIO STUPRATO E IL PIL

di Marcello Adriano Mazzola

E’ imbarazzante notare come le discussioni giuridiche sul paesaggio, avviate oltre 50 anni fa (tra i primi e autorevoli convegni sulla “Tutela del paesaggio”, Sanremo 8-10.12.61, con personalità sacre come Sandulli, Tesauro, Lucifredi) quando l’aggressione al territorio ebbe inizio, siano ancora oggi tristemente attuali.
Anzi ancor più desolanti ove si pensi che decenni di (apparente) maggiore civiltà giuridica, nulla hanno apportato alla conservazione e valorizzazione del bene del paesaggio. Anzi, all’opposto, si è radicata una vile, scellerata ed ignobile subcultura (c.d. consumo di suolo) tracciata da una speculazione economica e da una squallida sottocultura di governance del territorio, guidata da amministratori di ogni colore politico e età, accomunati solo da un’insaziabile appetito, oltre che di rara incompetenza e mediocrità. Il nostro paesaggio diviene la figura paradigmatica della decadenza di un paese intero. Continua...
I VENTUNO PUNTI DELL’APPROCCIO DRAGON DREAMING
I VENTUNO PUNTI DELL’APPROCCIO DRAGON DREAMING

di John Croft

Per creare la nostra realtà noi abbiamo sempre cooperato, anche se spesso non siamo stati consapevoli di questo. L'umanità costituisce una forza direzionale di crescita nell'ambito delle forze dell'evoluzione, ma per adempiere completamente a questa potenzialità ha bisogno di trovare la sua strada fuori dell'attuale crisi globale. Nessun altro farà questo per noi. Per trovare una soluzione dobbiamo imparare a includere il “Tutto” nella nostra consapevolezza amorevole, e questa non è davvero una piccola cosa. La situazione attuale d'altra parte è un incentivo per la crescita interiore verso un livello più profondo di empatia e volontà di investire noi stessi e gli altri della capacità di lavorare per la vita stessa.
 
“Non puoi seguire questa traccia da solo ma solo tu puoi seguirla”, cantano gli Zapatisti del Messico. Come possiamo collegare integrità politica e intelligenza in direzioni dall'alto verso il basso con una cooperazione attiva nella creazione della realtà, proveniente da iniziative di crescita dal basso verso l'alto? Come possono iniziative dal basso autonomamente organizzate collaborare allargandosi continuamente per trasformare le nostre società? Come possono gli individui con le loro capacità rafforzare il potere delle organizzazioni e progettare di essere una parte di un tutto senza che una cosa comporti la perdita dell'altra?Continua...
LE STORIE E I NUMERI DELLA CRIMINALITA' AMBIENTALE
LE STORIE E I NUMERI DELLA CRIMINALITA' AMBIENTALE di Roberto Saviano

Raccontano che la crisi rifiuti è risolta. Che l'emergenza non c'è più. Gli elenchi dei soldati di camorra e 'ndrangheta arrestati dovrebbero rassicurare che la battaglia è vinta. O almeno, questa è la versione. Molto distante, però, da ciò che realmente accade. Se aprite le pagine di analisi e dati di questo dossier conoscerete davvero cosa succede nel paese Italia. Ogni anno Legambiente attraverso il suo Osservatorio ambiente e legalità produce questo plico di storie e numeri: Ecomafia. Ogni anno, quando si arriva all'ultima pagina, leggendo capitolo per capitolo, si ha il quadro esatto della situazione; l'esatta percezione di quanto sia ampia la voragine tra ciò che viene proclamato pubblicamente e la realtà pura fermentata sotto quintali di terreno, intombata in ogni angolo disponibile in quelle che ormai sono terre compromesse da traffici di rifiuti di ogni tipo. "Ma come? - direte - Se ci sono i dati com'è possibile che le cose non si sappiano?" Le ecomafie sono business, sono silenzio, sono tacito accordo. Il puzzo del loro malaffare è coperto dalle parole rassicuranti di quelli che ripetono a oltranza che tutto va bene.
Continua...
COME TI DISINTOSSICO DAL PETROLIO
COME TI DISINTOSSICO DAL PETROLIO intervista di Chiara Somajni a Rob Hopkins

Rob Hopkins li definisce così: «Luoghi in cui si stia promuovendo il superamento della dipendenza dal petrolio verso modalità energeticamente meno dispendiose e più localizzate. In un processo che ha portata storica e che si focalizza sulle potenzialità positive di questo passo». Fondatore del movimento della transizione, autore del Manuale pratico della Transizione: dalla dipendenza dal petrolio alla forza delle comunità locali (tradotto da Il filo verde di Arianna), l’inglese Hopkins incuriosisce per l’attenzione che ha posto ai problemi di comunicazione. Difficile infatti pensare di cambiare paradigma di sviluppo senza incidere sulla mentalità, le abitudini, le aspettative delle persone. In che modo ha inizio la transizione in un paese o in una città? Quando un gruppo di persone si sente ispirato o motivato a farla accadere. Secondo il nostro modello la transizione avviene in dodici passi.
Continua...
LA LORO ECOLOGIA E LA NOSTRA
LA LORO ECOLOGIA E LA NOSTRA
II filosofo Andre Gorz, capace di guardare nel futuro, aveva previsto, in questo testo apparso nel 1974, il recupero dell’ecologia da parte dell’industria, dei gruppi finanziari – in una parola, da parte del capitalismo.
EVOCARE L’ECOLOGIA è come parlare del suffragio universale e del riposo domenicale: in un primo tempo, tutti i borghesi e tutti i partigiani dell’ordine costituito vi dicono che volete la loro rovina, il trionfo dell’anarchia e dell’oscurantismo. Poi, in un secondo tempo, quando la forza delle cose e la pressione popolare diventano insostenibili, vi sì accorda quel che si respingeva il giorno precedente e,  fondamentalmente, non cambia nulla.  -- Sono numerosi coloro che, fra gli industriali, si rifiutino di tener conto delle esigenze ecologiche. Ma queste hanno già cosi tanti sostenitori capitalisti che la loro accettazione da parte delle potenze economiche sta diventando una possibilità concreta. Allora tanto vale, sin da ora, non giocare a nascondino: la battaglia ecologista non è un fine in sé, ma una tappa. Essa può creare delle difficoltà al capitalismo e obbligarlo a cambiare; ma quando, dopo aver a lungo resistito con la forza e l’inganno, alla fine esso cederà poiché l’impasse ecologica sarà diventata ineluttabile, integrerà questa costrizione come ha integrato tutte le altre. Continua...
LE BUGIE SUGLI INCENERITORI
LE BUGIE SUGLI INCENERITORI  Il termine "termovalorizzatore" è inappropriato e fuorviante tanto che anche la Comunità Europea è intervenuta sull'argomento diffidando le amministrazioni del nostro Paese a utilizzare una simile locuzione. Ben sanno a Bruxelles che in un inceneritore viene valorizzato ben poco ... e tu? I^ Bugia: dalla combustione dei rifiuti con gli inceneritori, si recupera energia elettrica. Smentita: Questi impianti hanno un rendimento energetico molto basso e di conseguenza anche il recupero di energia è molto basso. Ciò è dovuto al fatto che il combustibile (i rifiuti) utilizzato dagli inceneritori è molto eterogeneo e per mantenere elevata la temperatura del forno è necessario immettere del combustibile fossile. In Italia 52 inceneritori attivi producono solo lo 0,85% dell'energia immessa in rete (Fonte Enel). Troppo poco se si dovesse fare una seria analisi dei costi/benefici. Non dimentichiamo, per esempio, che il mancato recupero di materiale, l'elevato livello di inquinamento prodotto dalla combustione con relativi costi sanitari a carico della popolazione basterebbero per far precipitare in un profondo "rosso" la gestione economica di questi impianti. Caso unico in Europa i costi di produzione con questa tecnica sono mascherati dai forti stanziamenti pubblici e senza questi contributi (i CIP6... una vera manna) gli inceneritori diventerebbero subito "archeologia industriale".
Continua...
IL PUNTO DI NON RITORNO DELLA CIVILTA'
IL PUNTO DI NON RITORNO DELLA CIVILTA'

di Lester Brown

Negli ultimi anni vi è stata una crescente attenzione rispetto al raggiungimento di soglie e punti di rottura nei sistemi naturali. Ad esempio, gli scienziati si preoccupano di quando la riduzione della popolazione di una specie in via di estinzione arriverà a un punto tale da renderne impossibile il ripristino. I biologi marini temono il momento nel quale la pratica della pesca senza regole innescherà il collasso di una riserva ittica. Sappiamo che ci sono stati punti di rottura nelle società precedenti alla nostra, oltre i quali sono state sopraffatte dalle forze che le minacciavano. È stato ad esempio il caso dell’accumulo di sali minerali nei canali di irrigazione che ha sopraffatto i Sumeri. I Maya invece sono giunti a un punto in cui l’effetto del taglio di troppi alberi e la relativa perdita degli strati superficiali di terreno, è stato semplicemente al di sopra della loro possibilità di gestire la situazione. Non è sempre facile prevedere il momento in cui ci si trova di fronte al punto di rottura che porta al declino e al collasso delle società sopraffatte da uno o da più problemi contemporanei. In generale, i paesi economicamente più avanzati sono in grado di affrontare le nuove minacce in modo più efficace dei paesi in via di sviluppo. ,Continua...
LA TAV TORINO-LIONE E IL SUICIDIO DEL CENTRO SINISTRA
LA TAV TORINO-LIONE E IL SUICIDIO DEL CENTRO SINISTRA di Guido Viale

Sei punti per smontare un progetto che fa male all’ambiente, all’economia, alla democrazia. Il centro-sinistra si sta spaccando le ossa sulla Tav Torino-Lione prima ancora di essere messo alla prova come maggioranza di un futuro governo. E’ quasi una beffa. La Tav Torino-Lione non si farà mai. E’ un’opera quattro volte più costosa del famigerato ponte sullo stretto di Messina; quattro volte più inutile quanto a volumi di traffico previsti (che anche artatamente gonfiati a 20milioni di tonnellate/anno non coprono che la metà della capacità da installare); quattro volte tecnicamente più incerta quanto alla sua effettiva fattibilità tecnica: Il ponte rischia di lasciare dietro di sé solo due giganteschi piloni in cemento armato mozzi, con i ferri che spuntano dalle cime, come nei tanti edifici abusivi in attesa di sopraelevazione costruiti nel Mezzogiorno, senza che in mezzo venga steso nulla.
Continua...
IL FUTURO DELLE CITTA' E' NELL'INTEGRAZIONE CON L'AMBIENTE
IL FUTURO DELLE CITTA' E' NELL'INTEGRAZIONE CON L'AMBIENTE di Emanuele Bompan
intervista a Daniel Learch

A colloquio con Daniel Learch, autore del saggio Post Carbon Cities. Per capire come costruire centri urbani resistenti alle mutazioni del clima e in grado di provvedere ai propri bisogni energetici senza dipendere dal petrolio.
Città, picco della produzione petrolifera e cambiamento climatico sono intimamente correlati. Le città, dove oggi vive più della metà della popolazione sono responsabili del 40 delle emissioni di gas serra. Secondo climatologi, economisti e geografi urbani sono anche i luoghi dove cambiamento climatico e crisi energetiche legate ai picchi di produzione dei combustibili fossili produrranno effetti devastanti.
Continua...
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28 DICEMBRE 2017 - 03 GENNAIO 2018 MAREMMA TOSCANA - CAPODANNO TRA LA TERRA E IL CIELO
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07 - 08 OTTOBRE 2017 CASTELLO DI PADERNA, PONTENURE (PC) - F.A.I. FONDO AMBIENTE ITALIANO - FRUTTI ANTICHI
01 OTTOBRE 2017 - ROMA - LE ERBACCE DELL'APPIA ANTICA
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