Di ciò di cui non si può parlare si tace. - Ludwig Wittgenstein
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I SENTIERI DELL' ESSERE
Le mille Vie della Spiritualità
I SENTIERI DELL' ESSERE
LA PRATICA DA SEGUIRE
Un monaco chiese a Dong-Shan:
C'è una pratica che le persone debbano seguire?
Dong Shan rispose:
quando diventi una vera persona c'è una tale pratica.
Sai essere freccia, arco, bersaglio?
<b>Sai essere freccia, arco, bersaglio?

Sai essere freccia, arco, bersaglio?
Conosci la sequenza delle costellazioni?
La fusione dell'idrogeno in elio?
Sai misurare la tua integrità?
Se rispondi
Avrai l'immortalità.

Laura Scottini

MEDITAZIONE TAOISTA
<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>





 

Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

 

IL VUOTO CHE DANZA
IL VUOTO CHE DANZA










di H.W.L. Poonja


Rimani ciò che sei ovunque tu sei.
Se fai così, saprai immediatamente
di essere Quello che hai cercato
per milioni di anni.

Non c'è ricerca,
perchè si cerca solo qualcosa che si è perso.
ma quando niente è andato perduto
non ha senso
cercare qualcosa.

Qui semplicemente Stai Quieto.
Non formare nemmeno un pensiero nella mente.
Allara saprai
Chi sei realmente.

per tre motici la ricerca e la pratica
sono follie fuorvianti
sono l'inganno della mente
per posporre la libertà.
Continua...

PAROLE SU DIO
PAROLE SU DIO

di Simone Weil

Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni.

Il bello è ciò che si desidera senza volerlo mangiare. Desideriamo che sia. Restare immobili e unirsi a quel che si desidera senza avvicinarsi. Ci si unisce a Dio così: non potendosene avvicinare. La distanza è l’anima del bello.

Nella prima leggenda del Graal è detto che il Graal, pietra miracolosa che in virtù dell’ostia consacrata sazia ogni fame, apparterrà a chi per primo dirà al custode della pietra, il re quasi paralizzato dalla più dolorosa ferita: “Qual è il tuo tormento?”. La pienezza dell’amore del prossimo sta semplicemente nell’essere capace di domandargli: “Qual è il tuo tormento?”, nel sapere che lo sventurato esiste, non come uno fra i tanti, non come esemplare della categoria sociale ben definita degli “sventurati”, ma in quanto uomo, in tutto simile a noi, che un giorno fu colpito e segnato dalla sventura con un marchio inconfondibile. Per questo è sufficiente, ma anche indispensabile, saper posare su di lui un certo sguardo. Continua...
I BAMBINI
DAGLI OCCHI DI SOLE

I BAMBINI<br> DAGLI OCCHI DI SOLE










Vidi i pionieri ardenti dell’Onnipotente
superando la soglia celeste che è volta alla vita
discendere in frotta i gradini d’ambra della nascita;
precursori d’una moltitudine divina,
essi lasciavano le rotte della stella del mattino
per l’esigua stanza della vita mortale.

Li vidi traversare il crepuscolo di un’era,
i figli dagli occhi di sole di un’alba meravigliosa,
i grandi creatori dall’ampia fronte di calma,
i distruttori possenti delle barriere del mondo
che lottano contro il destino nelle arene della Sua volontà,
operai nelle miniere degli dei,
messaggeri dell’Incomunicabile,
architetti dell’Immortalità.

Nella sfera umana caduta essi entravano,
i volti ancora soffusi della gloria dell’Immortale,
le voci ancora in comunione coi pensieri di Dio,
i corpi magnificati dalla luce dello spirito,
portando la parola magica, il fuoco mistico,
portando la coppa dionisiaca della gioia,
Continua...
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI

di Maurizio Di Gregorio

Tutti cerchiamo qualcosa. Se lo cerchiamo nel mondo materiale pensiamo di trovarlo all’esterno di noi stessi. Se lo cerchiamo nel mondo spirituale siamo portati a credere di poterlo trovare all’interno di noi. Una massima dice: la risposta è dentro di te. Una battuta invece dice: la risposta è dentro di te, ma è sbagliata. Ambedue le affermazioni sono vere perché si riferiscono a due esseri diversi. Uno vero e l’altro falso. Come si fa a sapere quale é l’Io interiore che contiene tutte le risposte della vita? Dalla felicità. Nel primo caso si sa solo che si è felici, sia pure per un attimo, si è completamente, immensamente e interamente felici e più correttamente si dovrebbe chiamarla beatitudine. Nel secondo caso sappiamo solo, che a dispetto di ogni altra cosa, momentanea soddisfazione o eccitazione, non si è veramente felici. 
Aivanhov, definendo la natura umana, parla della coesistenza di una natura inferiore e di una natura superiore. All’interno di ognuno è una continua lotta tra due esseri (o stati di essere) in competizione che Aivanhov chiama Personalità e Individualità. “Persona “ è la maschera e in ogni incarnazione la maschera è diversa, “Individualità” è l’abitante della maschera, colui che non cambia, il vero Sé divino. La personalità è in parte ancora inesistente nel bambino ma già tracciata, si sviluppa con l’età come la trama di un tessuto e si consuma nella vecchiaia. Il risveglio dell’anima consiste nel riconoscimento del Sé interiore e nell’abbandono momentaneo della maschera della personalità. Ora anche se possiamo capire qualcosa del nostro essere maschera, né la mente, né il cuore né la volontà sono risolutivi.
E questo perché mente cuore e volontà sono una triade che esiste tanto nella natura delle Individualità quanto nella natura della Personalità.
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” Quale è, in ogni dato momento, il cuore che chiede, la mente che cerca, la volontà che agisce? La strada dell’evoluzione spirituale, cioè della evoluzione dell’essere allo Spirito, è insidiosa perché ad ogni sviluppo della Individualità segue uno sviluppo della Personalità. Differentemente il discernimento è possibile solo dal punto di vista della Coscienza Superiore che è esattamente ciò che si illumina.
Fuori da questa esperienza si persiste sempre in un tipo di coscienza media, anche se ampliata o sofisticata, una coscienza media perché media in un equilibrio precario le necessità delle due nature....Continua...
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
di Ervin Laszlo

Il grande compito, la grande sfida del nostro tempo è cambiare se stessi.
Questo elenco delle principali caratteristiche della nuova visione, della nuova coscienza, è scritto per stimolare la trasformazione, perché è possibile acquisire una nuova consapevolezza, perché tutti possono evolvere, tante persone l'hanno già fatto ed è diventata una conditio sine qua non della nostra sopravvivenza sulla Terra.
La prima caratteristica è l'olismo, la visione olistica, per contrastare la visione frammentaria, disciplinaria, atomistica, che separa tutto: la mente dalla natura, l'uomo e la società dalla biosfera, e tutti i campi della realtà l'uno dall'altro. La visione olistica è proprio quella comprensione Continua...
I FIGLI DELLA LUCE
I FIGLI DELLA LUCE




 


I Figli della Luce si nutrono di Pace, Libertà, Amore, Giustizia, Grazia, Benevolenza, Comprensione, Compassione, Generosità, Bontà, Luce, Verità, Positività, trasmettendo tutto questo intorno a loro. Le creature che vengono in contatto con i Figli della Luce percepiscono la Positività dell’operato della “Luce Amore” e uno stato di benessere entra in loro. Non sono consapevoli della fonte di questa Positività, ma stanno volentieri in compagnia dei Figli Luce dispensatori d’Amore.
Continua...
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA

di Matthew Fox

L’ecologia e la spiritualità sono le due facce della stessa medaglia. La religione deve lasciar andare i dogmi in modo da poter riscoprire la saggezza del mondo.
Come dovrebbe essere una religione ecologica? Negli ultimi 300 anni l’umanità è stata coinvolta in una grande desacralizzazione del pianeta, dell’universo e della propria anima, e questo ha dato origine all’oltraggio ecologico. Saremo capaci di recuperare il senso del sacro?La religione del futuro non sarà una religione in senso stretto del termine, dovrà imparare a lasciare andare la religione. Il Maestro Eckhart, nel quattordicesimo secolo disse, “Prego Dio di liberarmi da Dio”. Per riscoprire la spiritualità, che è il cuore autentico di ogni religione vera e fiorente, dobbiamo liberarci dalla religione. Sembra un paradosso. La spiritualità significa usare il cuore, vivere nel mondo, dialogare con il nostro sé interiore e non semplicemente vivere a un livello organizzativo esterno.
E. F. Schumacher, nel suo profetico modo di scrivere, disse, nell’epilogo di Piccolo è bello, “Dappertutto la gente chiede, ‘Cosa posso fare praticamente?’ La risposta è tanto semplice quanto sconcertante, possiamo, ciascuno di noi, mettere in ordine la nostra casa intima, interiore. Per far questo non troviamo una guida nella scienza o nella tecnologia, poiché i valori sui quali esse si poggiano dipendono sommamente dal fine per il quale sono destinate. Tale guida la si può invece ancora trovare nella tradizionale saggezza dell’umanità”.
Tommaso d’Aquino, nel tredicesimo secolo disse, “Le rivelazioni si trovano in due volumi – la Bibbia e la natura”. Ma la teologia, a partire dal sedicesimo secolo, ha messo troppa enfasi nelle parole della Bibbia, o del Vaticano o dei professori, ha messo tutte le uova nel paniere delle parole, parole umane, e ha dimenticato la seconda fonte della rivelazione, la natura!
Il Maestro Eckhart disse, “Ogni creatura è la parola di Dio e un libro su Dio”. In altre parole, ogni creatura è una Bibbia. Ma come ci avviciniamo alla saggezza biblica, alla saggezza sacra delle creature? Col silenzio. C’è bisogno di un cuore silente per ascoltare la saggezza del vento, degli alberi, dell’acqua e della terra. Nella nostra ossessiva cultura verbale, abbiamo perso il senso del silenzio. Schumacher disse, “Siamo ormai troppo intelligenti per sopravvivere senza saggezza”. Continua... 
SULL'ANARCHIA BUDDISTA
SULL'ANARCHIA BUDDISTA di Gary Snyder

Da un punto di vista buddista, l'ignoranza che si proietta nella paura e nel vano appetito impediscono la manifestazione naturale. Storicamente, i filosofi buddisti non hanno saputo analizzare fino a che punto l'ignoranza e la sofferenza erano dovuti o favoriti da fattori sociali, considerando il timore e il desiderio come fatti intrinseci alla condizione umana. Così, la filosofia buddista si interessò principalmente alla teoria della conoscenza e la psicologia fu svantaggiata, per dare più spazio allo studio dei problemi storici e sociologici. Anche il buddismo Mahayana possiede un'ampia visione della salvezza universale, la sua realizzazione effettiva si è concretizzata nello sviluppo di sistemi pratici di meditazione per liberare a una minoranza di individui da blocchi psicologici e condizionamenti culturali. Il buddismo istituzionale è stato chiaramente disposto ad accettare o a ignorare le disuguaglianze e le tirannie sotto il sistema politico che vigeva. È stata come la morte del buddismo, posto che è comunque la morte che riesce a far comprendere il significato della compassione. La saggezza senza compassione non sente dolore.
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ABC DELLA ANTROPOSOFIA



di Gabriele Burrini

L' antroposofia (o Scienza dello spirito), fondata dal pensatore austriaco Rudolf Steiner (1861-1925), si presenta come la via spirituale più adatta al nostro tempo, in quanto capace di conciliare le istanze della scienza con quelle della fede, gli impulsi della conoscenza con quelli della religiosità. Il cammino di R. Steiner ha inizio con lo studio e la cura editoriale delle opere scientifiche di J.W. Goethe, grazie alle quali Steiner comprese l’importanza del pensiero puro, libero da rappresentazioni sensibili, che animano la conoscenza riflessa, incapace di connettersi al mondo ideale degli archetipi.

Sull’onda di questo tipo di pensiero Goethe poté cogliere nell’ambito dell’osservazione scientifica il motivo del Fenomeno archetipico: trovò così che il dinamismo vegetale, nelle sue alterne fasi di contrazione ed espansione, segue il principio della pianta primordiale (Urpflanze).

La concezione goethiana del mondo, e soprattutto la dimensione conoscitiva che essa suggerisce, è il primo cardine dell’antroposofia, come tale identificato dallo Steiner nel testo La filosofia della libertà.

Il secondo cardine è il principio del cristocentrismo: Cristo come centro dell’universo, dell’evoluzione spirituale, della biografia umana. R. Steiner distingue nettamente la personalità storica del Gesù di Nazaret dalla dimensione cosmica e universale del Cristo: in base a ciò egli descrive tutto il cammino evolutivo del cosmo, del nostro pianeta e delleciviltà umane, un cammino mirato al fatto che, quanto più l’umanità si identificherà con l’impulso-Cristo deposto dal sacrificio del Golgotha in ogni uomo (ovvero con il principio dell’Io spirituale), tanto più la Terra compirà la sua missione che consiste nel divenire il “Cosmo dell’amore”.

Il terzo cardine sul quale poggia l’antroposofia è una nuova concezione della storia recente ispirata a un evento che ha segnato profondamente l’epoca moderna, iniziata nel XV secolo e chiamata dall’antroposofia “epoca dell’anima cosciente”. Questo evento, verificatosi nel 1879, è coinciso – dice R. Steiner – con il fatto che l’arcangelo Michele ha scacciato dai cieli gli “spiriti delle tenebre” e li ha precipitati sulla Terra.

Qui essi inducono l’uomo all’egoismo materialistico, ma Michele, l’arcangelo dell’intelligenza, li contrasta, dando l’impulso al pensare puro che è sintesi di scienza e fede: primo gradino perché ogni essere umano scopra e viva l’esperienza dell’Io spirituale, ovvero l’esperienza del “Cristo in noi”. La proposta filosofica di R. Steiner è che l’uomo del nostro tempo, se vuole davvero avere coscienza della vita interiore e della vita del cosmo, deve sviluppare l'individualismo etico ossia la libertà interiore, promuovendo il pensare libero dai sensi a vera e obiettiva guida della vita dell’anima, accanto alla fantasia morale ispirata dall’Io.

L’uomo tripartito: l’alfabeto dell’antroposofia

Come tante altre scienze, anche l’antroposofia, o Scienza dello spirito, si esprime attraverso una serie di parole-chiavi, che si possono definire il suo “alfabeto”. Nel caso dell’antroposofia si tratta delle tre facoltà, pensare-sentire-volere, che ognuno di noi percepisce nella propria interiorità e dimostrano che l’uomo è formato da tre parti, ossia è tripartito, triarticolato.

Il pensare è l’attività razionale o sensitiva, che si esprime in noi attraverso il polo neuro-sensoriale. Questo polo è lo strumento della sensibilità, del pensiero, della coscienza. Di quest’attività razionale siamo consapevoli, in essa siamo desti, tant’è che quest’attivitàci accompagna durante il cosiddetto stato di veglia.

Il sentire è l’attività emozionale dell’essere umano che si esprime attraverso il sistema ritmico della zona mediana (ritmo cardio-respiratorio). In questa zona siamo parzialmente desti, nel senso che solitamente non siamo padroni, né siamo consapevoli e ben coscienti delle nostre emozioni, pur vivendole, perciò ci poniamo di fronte a esse come in una condizione di sogno. Il nostro sentire naturale fluttua come un sogno, lasciandosi spesso trascinare dagli stimoli esterni. Questo polo è lo strumento del sentimento e dell’affettività.

Il volere è l’attività delle nostre volizioni, delle nostre aspirazioni profonde, dei nostri bisogni fisici (sete, fame, sonno eccetera). Il volere lo percepiamo attraverso il movimento degli arti e attraverso il calore proveniente dal metabolismo. Siamo però inconsapevoli della causa delle nostre volizioni e per lo più le subiamo: viviamo nel volere come in una condizione di sonno profondo. Questo polo è lo strumento del movimento e del metabolismo, lo strumento delle volizioni.

L’uomo pertanto non è libero né nel volere né nel sentire, è soltanto potenzialmente libero nel pensare: questo è l’assunto di base della Filosofia della libertà di R. Steiner. Ma vediamo ora, più da vicino, come questa tripartizione dell’uomo in pensare, sentire, volere si rifletta sul piano fisico, sulla struttura, sull’architettura del corpo e come le diverse parti ne risultino differenziate.

Il pensare si esprime nel polo neuro-sensoriale, nella testa, che ha forma sferica e ossa immobili (tranne la mascella). Le ossa della testa sono esterne, mentre le parti molli sono all’interno.

Il sentire si esprime nella zona mediana, nel torace: qui i muscoli fasciano le ossa che a loro volta racchiudono le parti molli; le ossa delle costole sono elastiche, quindi a metà fra l’immobilità e la mobilità. La struttura del torace ha ancora qualcosa della sfericità della testa ma è divisa dalle costole.

Il volere si esprime nel polo inferiore, che si identifica con l’addome e con gli arti, costituiti da parti molli che racchiudono le ossa; le ossa qui sono mobili e hanno una struttura raggiata: per esempio, un osso alla coscia, due alle gambe, cinque alle estremità (femore, tibia-peròne, piede).

L’immobilità dunque connota la struttura degli organi del pensare, l’elasticità quelli delsentire, la mobilità quelli del volere. A sua volta il calore connota il metabolismo dellazona del volere, il ritmo cardiaco e respiratorio connota la zona mediana, il freddo caratterizzail polo neuro-sensoriale.

La tripartizione ritorna anche nelle singole parti del corpo, per esempio: nella testa ilcranio ha forma sferica immobile, il naso è elastico, mentre la mascella (elemento del volere)è mobile; nel piede il tallone è in piccolo il polo cefalico, mentre le dita sono la struttura raggiata. Occorre tuttavia guardarsi dall’eccessivo schematismo tripartito, altrimenti si cade nella trappola che, nel Faust di Goethe, Mefistofele tende al giovane studente,raccomandandogli di studiare la logica che procede per sillogismi e rigide associazioni.

Queste tre facoltà - pensare, sentire, volere - non sono che l’espressione soggettiva ointeriore dei tre corpi che - secondo Rudolf Steiner - costituiscono l’architettura totale dell’essere umano e sono gli stessi che formano i tre regni della natura, minerale, vegetale, animale.

1. Il corpo fisico è la componente materiale del corpo umano che condividiamo con il regno minerale. Per esso valgono le categorie di numero, peso, misura. Nella morfologia umana questo corpo si esprime elettivamente attraverso la forza strutturante del sistema osteo-muscolare e si sviluppa entro l’arco dei primi sette anni: la seconda dentizione viene appunto a scandire il termine di questo processo e l’inizio del successivo, cioè la formazione o totale incarnazione del corpo eterico. Nel primo settennio il bambino s’identifica con l’attività volitiva, con le volizioni, infatti è tutto un organo di percezione fisica. Da ciò si comprende come l’elemento corrispondente al corpo fisico sia la Terra, quindi la mineralità.

2. Il corpo eterico è la componente vitale della compagine umana che condividiamo con il regno vegetale. Le forze eteriche sono forze di crescita, di metamorfosi, di ritmo: sono insomma forze formatrici. Nell’essere umano l’attività di questo corpo si esprime elettivamente attraverso il sistema ghiandolare, mentre nelle piante si esprime tramite lafotosintesi clorofilliana. Esso si sviluppa completamente nel bambino nell’arco di tempo che va dai 7 ai 14 anni e termina con la pubertà, quando sbocciano le forze del corpo successivo, il corpo astrale. Per la sua vitalità l’elemento corrispondente al corpo eterico è l’Acqua.

3. Il corpo astrale è la componente neuro-sensoriale dell’essere umano che condividiamo con gli animali; è la sede degli istinti, delle passioni, delle pulsioni, dei moti di simpatia-antipatia: i tipici moti dell’astralità, con i quali gli animali rispondono agli stimoli esterni. Le categorie dell’astrale sono dunque movimento, sensibilità e vita interiore. La sua disarmonia è la causa della malattia. Sul piano organico l’astrale si esprime elettivamente attraverso l’attività del sistema nervoso e il suo elemento è l’Aria. Questo corpo si sviluppa particolarmente nel terzo settennio, fra i 14 e i 21 anni circa.

Com’è facile osservare, il vegetale, in quanto esclusivamente animato dalle forze eterico- fisiche, ha per lo più una crescita verticale, mentre l’animale, possedendo anche il corpo astrale, perde questa verticalità e diviene orizzontale. Rispetto al vegetale l’animale ha compiuto una rotazione di 90 gradi, l’uomo invece ne compie una di 180 gradi. Egli infatti recupera la verticalità e acquista la stazione eretta. A consentirgli ciò è la presenza nell’uomo di un’ulteriore componente - l’Io - che nel corso dell’evoluzione terrestre gli ha donato la creatività spirituale e la dimensione morale, l’uso del linguaggio e del pensiero.

L’essere umano avverte soggettivamente l’attività dell’Io attraverso il calore e la pulsazione del sangue, pertanto il suo elemento è il Fuoco. Quali sono, all’interno dell’essere umano, i rapporti fra questi corpi? Nelle piante e negli animali inferiori corpo fisico e corpo eterico non sono collegati: ledere il fisico non significa ledere l’eterico, tant’è che se lediamo il tronco di una pianta, stimoliamo la suavitalità a un’attività accentuata oppure se tagliamo un arto a un gambero, alla prima muta da esso ricresce un moncone o se tagliamo la coda alla lucertola, essa rispunta. Negli animali superiori eterico e fisico sono invece ben collegati, tant’è che ledere il corpo fisicosignifica ledere anche il corpo eterico.

Nell’essere umano questi rapporti fra i corpi sono regolati da altri eventi, dal sonno e dalla morte. Durante il sonno, l’Io, insieme con il corpo astrale, si distacca dal corpo eterico-fisico, che rimane disteso nel letto. Con la morte invece anche il corpo eterico, insieme al corpo astrale e all’Io, si distacca dal corpo fisico.

Questo schema tripartito proposto dall’antroposofia non si applica però soltanto all'essere umano, ma anche, per esempio, al mondo vegetale, come è stato ben dimostrato dal botanico Wilhelm Pelikan, assai noto in ambito antroposofico.

La pianta, come abbiamo visto, possiede soltanto un corpo fisico ed eterico, eppure nelle sue parti riflette il principio della tripartizione:
* La radice della pianta è la parte più minerale e corrisponde al polo neuro-sensoriale dell’uomo.
* Le foglie corrispondono alla zona mediana o sistema ritmico.
* I fiori, in quanto sono organi della riproduzione, corrispondono al polo metabolico dell’uomo, agli organi del ricambio, del volere.

Ecco perché prima dicevamo che l’uomo, rispetto alla pianta, ha compiuto una rotazione di 180 gradi: la radice vegetale è infatti nell’uomo la testa, mentre i fiori sono il polo inferiore. A dire il vero, nell’uomo vi è perfino un albero rovesciato, l’albero respiratorio, formato da trachea e bronchi.

Da ciò deriva, nella medicina antroposofica, l’impiego delle singole parti della pianta utilizzate per curare i corrispondenti disturbi delle singole parti del corpo. A ciò la botanica di ispirazione antroposofica aggiunge un altro principio: le piante più curative sono in genere quelle in cui una parte prevale sulle altre o è più sviluppata rispetto alle altre, in cui le forze eteriche quasi si concentrano in una parte.

Ciò indica che la pianta cura nell’uomo i disturbi di quella zona con cui la parte prevalente è in analogia. Questo è uno dei modi più visibili con cui la pianta manifesta il suo potere di guarigione, dovuto peraltro agli elementi chimici presenti in essa: alcaloidi, tannini, amari, oli eterei eccetera.

Alcuni esempi: la grossa radice della brionia o della mandragora, la grande espansione floreale del sambuco, il frutto gigantesco della zucca.

Nel regno minerale, invece, dunque sul piano fisico, l’idea tripartita si ritrova secondo Steiner nei tre elementi chiave dell’alchimia:
* il sale corrisponde al pensare e al polo neuro-sensoriale, freddo;
* il mercurio corrisponde al sentire e al sistema ritmico;
* lo zolfo corrisponde al volere e al polo metabolico, caldo.

Nel polo inferiore dell’essere umano, ossia nel polo del metabolismo e del movimento, dominano i processi eterico-fisici: le cellule dell’intestino si rigenerano, le cellule dell’apparato riproduttivo si moltiplicano. Ma non è così per il polo neuro-sensoriale: qui le cellule nervose non si rigenerano. Perché? Per il fatto - sostiene l’antroposofia - che il polosuperiore ha sacrificato la sua vitalità eterico-fisica a favore della conoscenza, dellamemoria, dell’immaginazione, della fantasia, del senso logico.

E in questo si rivela una grande legge dello spirito: “il superiore vive grazie all’inferiore”, i processi coscienziali si sviluppano perché la vitalità fisica diminuisce, non si può essere troppo vitali e coscienti insieme. E’ la legge espressa nel Vangelo di Giovanni dall’episodio della “lavanda dei piedi”.

Che cosa succede invece quando l’individuo si ammala? Succede che l’equilibrio fra i tre corpi o fra le tre facoltà si è sbilanciato. Può capitare allora, se l’uomo si è troppo identificato,per un certo periodo, con i bisogni fisici, che il polo metabolico, il polo caldo del volere, prenda il sopravvento: si crea allora un eccesso di calore, una infiammazione.

Se invece predomina troppo il polo neuro-sensoriale, freddo e minerale, se ci si intellettualizza troppo, prevale allora l’indurimento, la sclerosi oppure il tumore.
Possiamo dunque dire che ciò che nella pianta è deformazione di una parte, nell’uomo è malattia, perché diviene squilibrio delle facoltà, del pensare-sentire-volere.L’infiammazione e la sclerosi sono le due direzioni polari della malattia, ovvero i due archetipi. Nella storia dell’Occidente degli ultimi secoli ci sono state tre grandi malattie endemiche: la lue, la tubercolosi e il cancro, tutte conseguenze della diffusione del materialismo.

La lue infatti, per le gravi conseguenze che la fase terziaria provoca sul sistema nervoso, fu l’esito di una prepotente invasione delle forze del volere sul pensare: è il caso di Guy de Maupassant, scrittore naturalista, e di Friedrich Nietzsche, filosofo della volontà di potenza. La stessa volontà di potenza che percorse l’Europa nel XVI secolo, quando la sifilide mieté 20 milioni di morti.

La tubercolosi è invece conseguenza di un’invasione del volere sulla zona mediana, sul sentire: di qui la successiva nascita della forma mentis del tubercolotico, spesso afflitto da tormenti sentimentali, paure dei fantasmi, fragilità emotiva. Si pensi a Chopin, a Robert Louis Stevenson, a Edgar Allan Poe, a Kafka.

Il cancro, per la frequenza di questa malattia negli organi del volere (ricambio e apparato riproduttivo), è un eccesso del polo inferiore nella sua stessa sede, con conseguente surplus di vita eterico-fisica che caoticamente si riproduce. Questo caos cellulare è la diretta conseguenza della mancanza delle forze dell’Io.

Il principio della tripartizione o tricotomia - come si chiamava un tempo - non è però una scoperta dell’antroposofia, perchè era ben noto alle civiltà antiche. Infatti, gli Indiani seguaci della filosofia Sāṃkhya distinguevano la coscienza luminosa e calma (sattva) dall’elemento passionale (rajas) e dalla zona oscura degli istinti (tamas). I Greci, e in particolare Platone, distinguevano nella personalità umana nous, psyche e soma.

Anche il cristianesimo, almeno quello delle origini, come ricorda Paolo in 1 Tessalonicesi 5, 23, ammetteva la tripartizione dell’uomo in spirito, anima e corpo (pneuma, psyche, soma), probabilmente derivante dalla tripartizione dell’anima umana secondo gli antichi Ebrei innefeš, ruach, nešamah.

Rudolf Steiner non attinge però la concezione tripartita dal mondo antico, dalla letteratura religiosa d’Oriente e d’Occidente, ma la riscopre con nuovi mezzi, con gli strumenti scientifico-spirituali offerti appunto dall’antroposofia. E la espone esattamente per la prima volta 80 anni fa, sul finire della Grande Guerra, nel volume Gli enigmi dell’anima.

Steiner riscopre la tripartizione dell’uomo e la riformula autonomamente sul piano della logica e della filosofia della scienza. Sotto questo aspetto il diretto predecessore di Steiner è Hegel, che distinse i tre momenti dialettici di tesi, antitesi e sintesi (per esempio, essere, essenza, concetto; arte, religione, filosofia); momenti che furono da Hegel concepiti come tappe progressive dello spirito, gradi di un cammino evolutivo che fa da perno a tutto il divenire storico tendente all’autocoscienza.

Da ciò possiamo comprendere la stessa natura dell’antroposofia, che non è per nulla una via nostalgica dello spirito, tesa al recupero di antiche verità esoteriche, ma una nuova via spirituale che vuol comprendere il presente dell’uomo, partendo dalle migliori forze di cui oggi l’uomo potenzialmente dispone. Queste migliori forze sono appunto il pensiero libero, impersonale, come trampolino verso la conoscenza del mondo spirituale e verso la comprensione del senso del destino umano.

Ha scritto Hegel: «Il pensare fa sì che l’anima, di cui anche l’animale è dotato, divenga spirito»; da questa citazione hegeliana parte Rudolf Steiner nella Filosofia della libertà (p. 21) per indicare il primato del pensare sulle restanti facoltà. Il pensare è dunque il faro, la cui luce disegna nelle tenebre il cammino che l’uomo dovrà seguire per un adeguato ampliamento della coscienza. Ma non è stato sempre così.

Non sempre il pensare è stato il faro, non sempre è stato esso a indicare il percorso dell’evoluzione spirituale dell’uomo. Per buona parte del Medioevo occidentale, per esempio, la facoltà predominante dell’uomo è stato il sentire. L’“itinerario della mente a Dio” più che un cammino di conoscenza era un percorso tutto animato dalla devozione e costituito dalle tappe della fede, dalle verità della rivelazione. Le pagine ascetiche di Bonaventura da Bagnoregio sulle “tre vie” (meditazione, preghiera, contemplazione) o quelle del mistico fiammingo Jan van Ruysbroeck (R.isbrük) sui tre tipi di vita (attiva, interioree contemplativa) sono un grande esempio di questa via spirituale del passato, di questa ricerca di nuovi orizzonti interiori fondata sul sentire. Ciò non vuol dire che i medievaliignorassero l’importanza del pensare, ma semplicemente non ne avvertivano il primato sulle altre facoltà, perché - come si soleva dire - philosòphia ancilla theologiae.

Se facciamo ancora un passo indietro nel tempo, se risaliamo al primo e al secondo millennio, all’apogeo della civiltà egizia, mesopotamica e semitica in genere, vediamo che invece l’uomo traeva le sue forze soprattutto dal volere: la saggezza che l’uomo di questo  periodo cerca e ottiene non è un particolare patrimonio di conoscenze (sul tipo della saggezza greca) ma è ricchezza della volontà, ricchezza morale, educazione dell’agire più che del pensare.

La civiltà babilonese del resto è quella che ha creato l’astrologia e la civiltà egizia ha trasmesso all’Occidente la magia: ora, le arti divinatorie e magiche, fondate su rituali prestabiliti, su tecniche sacre, sono estranee alle conquiste del pensare e alle aperture del sentire, essendo piuttosto espressione della volontà, del fatto che l’uomo vuole elevarsi al rango di Dio non seguendo la via della conoscenza o della devozione, ma l’impulso della volontà.

Il pensiero, invece, come pensiero libero dai sensi o pensiero vivente, secondo la definizione di R. Steiner, è il punto di partenza della via spirituale dei nostri tempi, della via che conduce all’autocoscienza. In un trattato alchemico (Gloria Mundi del 1526) si legge che «la Pietra filosofale è familiare a tutti gli uomini, giovani e vecchi, si trova in campagna, nei villaggi, in città, in tutte le cose create da Dio e tuttavia è disprezzata da tutti. Ricchi e poveri la maneggiano tutti i giorni... E tuttavia nessuno la apprezza, benché sia, dopo l’anima, la cosa più meravigliosa e più preziosa della Terra... Tuttavia è considerata la più vile e la più miserabile delle cose terrestri».

La Pietra filosofale degli alchimisti, il Lapis philosophorum, era appunto il pensiero, secondo l’interpretazione antroposofica, il pensiero di cui ognuno può disporre come prima espressione, come arto dell’Io.

La triade formata da pensare-sentire-volere è dunque l’alfabeto dell'antroposofia. Comprendendo queste parole-chiave e la tripartizione dell’anima, ci apriamo il varco alla comprensione dell’intero messaggio dell’antroposofia: possiamo così cogliere l'importanza del triplice cammino di conoscenza (immaginazione, ispirazione, intuizione), la natura tripartita delle gerarchie spirituali, conoscere il triplice destino dell’anima dopo la morte e il segreto dell’evoluzione spirituale dell’uomo e del cosmo.

Le attività dell’antroposofia

Nell’intento di dar vita a nuove iniziative spirituali, l’antroposofia ha posto le fondamentaper una nuova pedagogia, una nuova medicina naturale, un’agricoltura biodinamica,nuove attività artistiche, come l’euritmia, l’architettura, l’arte della parola.

* La pedagogia antroposofica (detta formalmente Waldorf, dal nome del primo sponsor) si basa sul fatto che l’evoluzione dell’essere umano si compie per settenni. Nel primo settennio (che termina con la 2ª dentizione) il bambino porta a compimento la struttura del corpo fisico; nel secondo, che termina con la pubertà, quella del corpo eterico (vitaleo bioenergetico); nel terzo quella del corpo astrale (veicolato dall’attività neurosensoriale), la cui parabola termina a 21 anni, quando l’essere umano raggiunge per la prima volta una più matura coscienza dell’Io. Per ogni settennio emerge un criterio specifico di educazione: l’esempio, l’autorità, il giudizio, evitando di anticipare lo sviluppo delle forze intellettuali nei primi due settenni, durante i quali il bambino vive naturalmentenelle forze immaginative che vengono nutrite mediante una ricca attività artistica.

Esistono scuole Waldorf in Europa, America, Sudafrica. In Italia le scuole di ispirazione Waldorf sono presenti in diverse città e fanno capo alla Federazione delle Scuole R. Steiner in Italia, che ha sede a Oriago (Venezia).

* La medicina antroposofica si ispira alla concezione dell'uomo nel suo aspetto triarticolato e fa riferimento ai quattro corpi (fisico, eterico, astrale, Io) e ai quattro temperamenti (flemmatico, melanconico, sanguigno, collerico), corrispondenti sul piano fisiologico ai quattro organi fondamentali: polmone, fegato, rene, sangue. Questa nuova medicina si avvale dei suggerimenti forniti da R. Steiner e dalla dott.ssa Ita Wegman sulla fisiologia, sulla diagnosi e sulla terapia, che in particolare fa uso di prodotti dinamizzati su base decimale, di tinture madri di origine vegetale, di organoterapia animale in dilui7 zione, dei minerali fondamentali corrispondenti ai quattro organi (mercurio, stagno/ferro, rame, oro).

A complemento di questa farmacopea si sono diffuse sempre più, nel nostro tempo, la terapia artistica (pittura, acquerello, uso del colore...) e l’euritmia terapeutica (sorta didanza a fini di riequilibrio; vedi post). Particolare importanza ha la ricerca scientifica sulla terapia del cancro, basata sui preparati di vischio. In Italia la medicina antroposofica fa capo al Gruppo medico antroposofico italiano, che ha sede a Milano. In Europa esistono anche istituti di pedagogia curativa.

* Agricoltura biodinamica e alimentazione. L’agricoltura praticata secondo i suggerimenti dell’antroposofia è detta biodinamica, in quanto usa come fertilizzanti e antiparassitarinon le sostanze chimiche, ma particolari preparati di natura minerale o vegetale (per lo più piante officinali) che vengono sottoposti a processo di dinamizzazione e poi diffusi nel terreno in precisi momenti dell’anno.

L’alimentazione consigliata da questo tipo di agricoltura si rifà a un principio già presente nella concezione goethiana della natura: le tre parti della pianta (radice, foglia-fusto, fiore-frutto) nutrono ben precise regioni del corpo umano: rispettivamente il capo, la zona ritmica o mediana (respirazione, circolazione), gli organi del metabolismo e del ricambio.Ciò fa sì che il cereale (chicco) sia l’elemento più completo, in quanto è nel contemporadice (seme) e frutto. In Italia l’Associazione per l’agricoltura biodinamica ha sede a Milano e ha come identificativo il marchio “Demeter”.

* L’euritmia. Sul piano artistico l’antroposofia ha dato nuovi impulsi alla pittura, alla scultura e ad altre arti plastiche, ma soprattutto ha creato una nuova “arte del movimento”, una sorta di danza chiamata “euritmia”, che è stata inaugurata da Marie von Sivers, moglie di R. Steiner. L’euritmia, praticata da adulti e bambini, a scopo artistico, pedagogico e terapeutico, si propone di favorire nell’essere umano non solo la coscienza del gesto e del dinamismo delle forze eteriche che operano oltre lo scenario fisico, ma anche delle connessioni che legano l’umano al cosmo. Spettacoli di euritmia vengono di frequente allestiti nelle capitali europee, ma soprattutto a Dornach (Svizzera), dove sono spesso rappresentati il Faust di Goethe e i drammi di R. Steiner.

* Un’altra attività artistica animata dall’antroposofia è l’architettura organica vivente, ben esemplificata dal Goetheanum, l’edificio costruito su modello di Steiner a Dornach, centro mondiale dell’antroposofia. Questa corrente architettonica si fonda sul principio che la forma dev’essere funzionale alla destinazione dell’edificio e al materiale usato per costruirlo.

I gruppi di studio. L’antroposofia, da un punto di vista pratico e comunitario, vuole insegnare, poggiando sull’individualismo etico, lo spirito di tolleranza e di cooperazione, il distacco dai miti del nostro tempo, un comportamento ispirato ai principi dell' evoluzione spirituale. Il nuovo socio si orienterà sulle idee fondamentali espresse da R. Steiner nei suoi quattro testi base (Filosofia della libertà, L’iniziazione, La scienza occulta, La teosofia).

L’adesione alla SA non prevede un percorso di gradi o tappe, ma soltanto un cammino di crescita interiore non identificabile con alcunché di esteriore, se non con la capacità dicomprensione dei propri simili, di conoscenza dell’altrui anima. Il tipo di esperienze vissutesu questo cammino può indurre il soggetto a impegnarsi maggiormente nello studioindividuale o praticato nei gruppi e nella diffusione dei principi dell’antroposofia o a dedicarsi a una delle altre attività animate dalla SA.

Si ha sempre più coscienza della propria identità di seguaci dell’antroposofia, quando si è consapevoli di aderire alla via michaelita che, avviando l’anima sul cammino scientifico- spirituale, conduce alla comunione interiore con il principio Cristo. E ciò si può realizzare in una qualsiasi delle attività pratiche che sono sorte dall’alveo del messaggiosteineriano.

I libri e i cicli di conferenze di Rudolf Steiner sono pubblicati dalla Editrice Antroposofica(via Sangallo 34, Milano), che stampa anche il catalogo dei testi di R. Steiner tradotti in italiano.

Gabriele Burrini
www.orienteeoccidente.it

Indirizzi
Società Antroposofica in Italia, via privata Vasto 4, Milano.
Gruppo medico antroposofico italiano, via privata Vasto 4, Milano.
Associazione per l’agricoltura biodinamica, via privata Vasto 4, Milano.
Associazione Amici della Scuola Steineriana, via Clericetti 45, 20133 Milano.
Libera Associazione Pedagogica Rudolf Steiner, via Bragadino 2, 20144 Milano.
Edizioni Arcobaleno, Riviera Bosco Piccolo 40, 30030 Oriago di Mira (Ve).
Edizioni Tilopa, via Cernuschi 6, 00152 Roma.
Il Capitello del Sole, Campo S. Margherita 3003, 30123 Venezia.
Daelli Editore, via Porro Lambertenghi 34, 20159 Milano.
Filadelfia editore, viale di Porta Vercellina 2, 20123 Milano.
Natura e cultura, via F. Airaldi 85, Moglio, 17021 Alassio (Savona).

Riviste
«Antroposofia», Editrice Antroposofica, via Sangallo 34, 20133 Milano.
«Graal», Tilopa, via Cernuschi 6, 00152 Roma.
«L’Archetipo», www.larchetipo.com
«Notiziario Weleda», AMOS, via Pessano 11, 20151 Milano.



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