Le cose sono unite da legami invisibili, non si può cogliere un fiore senza turbare una stella - Albert Einstein
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I SENTIERI DELL' ESSERE
Le mille Vie della Spiritualità
I SENTIERI DELL' ESSERE
LA PRATICA DA SEGUIRE
Un monaco chiese a Dong-Shan:
C'è una pratica che le persone debbano seguire?
Dong Shan rispose:
quando diventi una vera persona c'è una tale pratica.
Sai essere freccia, arco, bersaglio?
<b>Sai essere freccia, arco, bersaglio?

Sai essere freccia, arco, bersaglio?
Conosci la sequenza delle costellazioni?
La fusione dell'idrogeno in elio?
Sai misurare la tua integrità?
Se rispondi
Avrai l'immortalità.

Laura Scottini

MEDITAZIONE TAOISTA
<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>





 

Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

 

IL VUOTO CHE DANZA
IL VUOTO CHE DANZA










di H.W.L. Poonja


Rimani ciò che sei ovunque tu sei.
Se fai così, saprai immediatamente
di essere Quello che hai cercato
per milioni di anni.

Non c'è ricerca,
perchè si cerca solo qualcosa che si è perso.
ma quando niente è andato perduto
non ha senso
cercare qualcosa.

Qui semplicemente Stai Quieto.
Non formare nemmeno un pensiero nella mente.
Allara saprai
Chi sei realmente.

per tre motici la ricerca e la pratica
sono follie fuorvianti
sono l'inganno della mente
per posporre la libertà.
Continua...

PAROLE SU DIO
PAROLE SU DIO Simone Weil
Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri, che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio. … Così pure, la prova che un bambino sa fare una divisione non sta nel ripetere la regola; sta nel fatto che fa le divisioni.
Continua...
I BAMBINI
DAGLI OCCHI DI SOLE

I BAMBINI<br> DAGLI OCCHI DI SOLE

Ho visto i luminosi pionieri dell'Onnipotente
al confine dove il cielo si volge verso la vita,
scendere le scale d'ambra della nascita;
i precursori di una Divina moltitudine.
Essi venivano sul Sentiero della Stella del Mattino,
nella piccola stanza della vita mortale.

Li ho visti attraversare la penombra di una età
i bambini dagli occhi solari
portatori di una meravigliosa Aurora,
i grandi creatori dal calmo aspetto.

Li ho visti gli abbattitori delle barriere del mondo
i lottatori contro il destino nato dalla paura.
Li ho visti i lavoratori della Casa degli Dei,
i messaggeri di ciò che non può essere comunicato,
gli architetti dell'immortalità.

Li ho visti cadere nella sfera umana,
con i volti ancora luminosi della gloria immortale,
con voci che ancora parlavano con i pensieri di Dio,
con corpi resi splendenti dalla Luce dello spirito.

Portavano la Magica Parola, il Mistico Fuoco,
la dionisiaca Coppa della Gioia.

Li ho visti, i bambini che rendono l'uomo migliore,
coloro che cantano uno sconosciuto inno dell'Anima.
Ho sentito l'eco dei loro passi nei corridoi del tempo.
Ho visto gli alti sacerdoti della Saggezza,
della dolcezza, della Potenza e della Felicità Celeste,
i rivelatori delle vie solari della Bellezza,
i nuotatori delle acque tempestose dell'Amore,
i danzatori che aprono le porte d'oro del Nuovo Tempo.

Sono quì.
Camminano fra noi per mutare la sofferenza in gioia,
per giustificare la Luce sul volto della Natura.

Aurobindo 
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI
IL SEGRETO DELLE STELLE CADENTI
di Maurizio Di Gregorio

Tutti cerchiamo qualcosa. Se lo cerchiamo nel mondo materiale pensiamo di trovarlo all’esterno di noi stessi. Se lo cerchiamo nel mondo spirituale siamo portati a credere di poterlo trovare all’interno di noi. Una massima dice: la risposta è dentro di te. Una battuta invece dice: la risposta è dentro di te, ma è sbagliata. Ambedue le affermazioni sono vere perché si riferiscono a due esseri diversi. Uno vero e l’altro falso. Come si fa a sapere quale é l’Io interiore che contiene tutte le risposte della vita? Dalla felicità. Nel primo caso si sa solo che si è felici, sia pure per un attimo, si è completamente, immensamente e interamente felici e più correttamente si dovrebbe chiamarla beatitudine. Nel secondo caso sappiamo solo, che a dispetto di ogni altra cosa, momentanea soddisfazione o eccitazione, non si è veramente felici. 
Aivanhov, definendo la natura umana, parla della coesistenza di una natura inferiore e di una natura superiore. All’interno di ognuno è una continua lotta tra due esseri (o stati di essere) in competizione che Aivanhov chiama Personalità e Individualità. “Persona “ è la maschera e in ogni incarnazione la maschera è diversa, “Individualità” è l’abitante della maschera, colui che non cambia, il vero Sé divino.Continua...
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
I SETTE ASPETTI DELLA NUOVA COSCIENZA
di Ervin Laszlo

Il grande compito, la grande sfida del nostro tempo è cambiare se stessi.
Questo elenco delle principali caratteristiche della nuova visione, della nuova coscienza, è scritto per stimolare la trasformazione, perché è possibile acquisire una nuova consapevolezza, perché tutti possono evolvere, tante persone l'hanno già fatto ed è diventata una conditio sine qua non della nostra sopravvivenza sulla Terra.
La prima caratteristica è l'olismo, la visione olistica, per contrastare la visione frammentaria, disciplinaria, atomistica, che separa tutto: la mente dalla natura, l'uomo e la società dalla biosfera, e tutti i campi della realtà l'uno dall'altro. La visione olistica è proprio quella comprensione Continua...
I FIGLI DELLA LUCE
I FIGLI DELLA LUCE




 


I Figli della Luce si nutrono di Pace, Libertà, Amore, Giustizia, Grazia, Benevolenza, Comprensione, Compassione, Generosità, Bontà, Luce, Verità, Positività, trasmettendo tutto questo intorno a loro. Le creature che vengono in contatto con i Figli della Luce percepiscono la Positività dell’operato della “Luce Amore” e uno stato di benessere entra in loro. Non sono consapevoli della fonte di questa Positività, ma stanno volentieri in compagnia dei Figli Luce dispensatori d’Amore.
Continua...
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA
UNA SPIRITUALITA' ECOLOGICA
di Matthew Fox

L’ecologia e la spiritualità sono le due facce della stessa medaglia. La religione deve lasciar andare i dogmi in modo da poter riscoprire la saggezza del mondo.
Come dovrebbe essere una religione ecologica? Negli ultimi 300 anni l’umanità è stata coinvolta in una grande desacralizzazione del pianeta, dell’universo e della propria anima, e questo ha dato origine all’oltraggio ecologico. Saremo capaci di recuperare il senso del sacro? Continua... 
SULL'ANARCHIA BUDDISTA
SULL'ANARCHIA BUDDISTA di Gary Snyder

Da un punto di vista buddista, l'ignoranza che si proietta nella paura e nel vano appetito impediscono la manifestazione naturale. Storicamente, i filosofi buddisti non hanno saputo analizzare fino a che punto l'ignoranza e la sofferenza erano dovuti o favoriti da fattori sociali, considerando il timore e il desiderio come fatti intrinseci alla condizione umana. Così, la filosofia buddista si interessò principalmente alla teoria della conoscenza e la psicologia fu svantaggiata, per dare più spazio allo studio dei problemi storici e sociologici. Anche il buddismo Mahayana possiede un'ampia visione della salvezza universale, la sua realizzazione effettiva si è concretizzata nello sviluppo di sistemi pratici di meditazione per liberare a una minoranza di individui da blocchi psicologici e condizionamenti culturali. Il buddismo istituzionale è stato chiaramente disposto ad accettare o a ignorare le disuguaglianze e le tirannie sotto il sistema politico che vigeva. È stata come la morte del buddismo, posto che è comunque la morte che riesce a far comprendere il significato della compassione. La saggezza senza compassione non sente dolore.
Continua...
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Meditazione e Yoga


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SAUCHA O PURIFICAZIONE
- YAMA E NIYAMA V

SAUCHA O PURIFICAZIONE<br>- YAMA E NIYAMA V

di Paolo Quircio

Dopo aver esposto con chiarezza le cinque abitudini e attitudini da evitare affinché la Sadhana possa dare i risultati auspicati, Patanjali Maharishi prosegue il suo percorso didattico spiegando le cinque che invece vanno coltivate e messe in atto, i cinque Niyama. Essi sono: Saucha, Santosha, Tapas, Swadyaya, Ishvara-Pranidhana. Vedremo in seguito il significato di ognuno di essi. Come precedentemente detto riguardo agli Yama, anche i Niyama costituiscono delle regole di comportamento che hanno come effetto la purificazione dell’individuo e lo rendono pronto alla pratica yogica più avanzata.
Forse può essere utile ricordare il senso della parola ‘puro’, soprattutto quando è applicata alla pratica delle discipline spirituali. ‘Puro’ vuol dire non alterato, composto esclusivamente dall’essenza primaria, senza modificazioni né aggiunte. La ricerca della purezza, quindi, è un atto di separazione, di separazione del non essenziale dall’essenziale. Come per rendere pura l’acqua dobbiamo filtrarla ed eliminare tutte le sostanze estranee in essa disciolte, così Yama e Niyama sono i filtri che separano le impurità aggiunte alla nostra essenza divina, operando quindi la separazione dell’Atman dai suoi aggregati limitanti, le Upadhi, il complesso corpo-prana-mente.
Come detto più volte, è un lavoro tutt’altro che facile, ma le alternative sono poche; se lo Yoga non è l’unico modo per arrivare ad un reale sviluppo spirituale, è sicuramente uno dei più efficaci. Per agire avendo in mente il raggiungimento della purezza occorre individuare i fattori inquinanti, prendere coscienza della loro natura intrinsecamente impura, estranea all’essenza primaria, e cominciare a distaccarsene attraverso Viveka, la discriminazione, che ci permette di distinguere tra reale e non-reale, e quindi Vairagya, il distacco, che ci rende testimoni di ciò che accade nel mondo di Prakriti, la natura sensibile, senza prendere parte ad esso, se non per lo stretto indispensabile, e comunque con la consapevolezza di ciò che è. Continua...
APARIGRAHA O LIBERTA' DAL POSSESSO
- YAMA E NIYAMA IV

APARIGRAHA O LIBERTA' DAL POSSESSO <br>- YAMA E NIYAMA IV

di Paolo Quircio
 
Il quinto ed ultimo Yama è Aparigraha. Parigraha vuol dire bramosia, desiderio di possesso, e il prefisso negativo a indica il contrario; quindi mancanza di bramosia e di desiderio di possesso. Abbiamo detto in precedenza che nulla in Patanjali è casuale, né le parole, scelte sempre con grande accuratezza, data anche l’estrema stringatezza del testo, né la collocazione degli argomenti nell’ambito della Scrittura. Gli Yama e i Niyama fanno parte del Sadhana Pada, il secondo capitolo dei Sutra.
Dopo aver descritto, nel primo capitolo, Samadhi Pada, gli obiettivi dello Yoga, nel secondo Patanjali illustra prima gli ostacoli che si frappongono tra l’aspirante e il suo scopo, il Samadhi, l’illuminazione, e quindi i modi per superarli. La Sadhana indicata da Patanjali è un percorso lineare quanto mai logico che l’aspirante segue passo dopo passo, preso per mano dal Maharishi.
Innanzitutto, sutra 1 e 2, ci spiega che il Kriya Yoga, lo Yoga pratico, è composto da purificazione, introspezione e abbandono al Divino, e questo Yoga pratico serve a rendere sempre maggiore la consapevolezza della meta, il Samadhi, e rendere più esili le afflizioni che ne ostacolano il conseguimento. Questa premessa è di fondamentale importanza, soprattutto per quanti ritengano lo Yoga una filosofia e, in quanto tale, soprattutto nel concetto che abbiamo noi Occidentali della filosofia, abbastanza fine a se stessa, un esercizio dialettico e cerebrale staccato dalla vita reale. Il Raja Yoga non è una filosofia, è una straordinaria tecnica di conoscenza di sé, che ci porta sempre più in profondità, fino ad arrivare a conoscere il Sé, il divino che è la nostra vera essenza.  Continua...
CENNI SULLA MEDITAZIONE
CENNI SULLA MEDITAZIONE

di Alice Bailey
 
(1)..Ben presto, dopo aver raggiunto ciò che di più elevato può offrire la natura inferiore, l’uomo comincia a meditare. I suoi tentativi sono dapprima disordinati, e spesso parecchie incarnazioni trascorrono nelle quali il Sé Superiore si limita a costringere l’uomo a pensare e a meditare seriamente solo in occorrenze rare e distanti nel tempo. Più di frequente si presenta l’occasione di ritrarsi interiormente, finchè scorrono per l’uomo alcune vite dedicate alla meditazione ed aspirazione mistica, che culminano in una vita interamente devoluta a ciò...
Alle spalle di ognuno di voi che lavorate in modo definito sotto uno dei Maestri, stanno due vite culminanti: la vita dell’apoteosi mondana e quella della più intensa meditazione lungo la direzione mistica o emotivo-intuitiva...
Per tutti voi ora giunge la serie più importante di vite, cui furono solo mezzi preparatori i precedenti punti di culminazione. Nelle vite del prossimo futuro per coloro che sono sul Sentiero verrà il conseguimento finale, per strumentalità della prescritta meditazione occulta, basata sulla legge. Alcuni vi perverranno in questa vita o nella prossima; altri, fra non molte.  (2 - 12).
(2)  I pericoli che minacciano chi studia la meditazione dipendono da molti fattori, e non sarà possibile fare altro che indicare con brevità alcune condizioni minacciose, mettere in guardia contro certe possibilità pericolose, e richiamare l’attenzione dell’allievo contro certi effetti che si raggiungono per indebita tensione, eccesso di zelo, e singolarità di proposito, che possono condurre ad uno sviluppo non equilibrato. La singolarità è una virtù, ma quando sia singolarità d’intento e di scopo, e non quella che sviluppa una sola via metodica con esclusione di ogni altra.
I pericoli della meditazione sono in gran parte insiti nelle nostre stesse virtù, e qui sta gran parte della difficoltà. Essi sono in larga misura i pericoli di una elevata concezione mentale che precorre la capacità dei veicoli inferiori, specialmente di quello fisico denso. Aspirazione, concentrazione e determinazione sono virtù necessarie, ma se usate senza discriminazione e senza il senso del tempo nell’evoluzione, possono causare uno schianto del veicolo fisico che ritarderà ogni ulteriore progresso in una data esistenza. Continua...
YAMA NIYAMA III
YAMA NIYAMA III


di Paolo Quircio

La parola Brahmacharya è composta da Brahman, l’Entità Suprema, e charya, che vuol dire ‘seguire’ e, per estensione, ‘comportamento’, ‘condotta’; quindi Brahmacharya è la condotta che ci porta verso Brahman. Questa parola viene usata in due contesti diversi con connotazioni apparentemente distanti tra loro; è il primo dei quattro Ashrama, le fasi della vita,  ed è il quarto Yama. Come Ashrama indica la parte della vita dedicata all’apprendimento, che va dalla nascita alla giovinezza, età in cui si accede al secondo Ashrama, il Grihasthashrama, la fase in cui si lavora, si mette su famiglia, si partecipa alla vita sociale. Come Yama assume invece generalmente il significato di ‘castità’, ‘astinenza sessuale’. Approfondendo la comprensione di Brahmacharya come Yama, come regola etica e comportamentale, vedremo anche che le due accezioni non sono poi così distanti come appaiono. Infatti l’apprendimento a cui si fa riferimento nel sistema delle Ashrama è principalmente di natura spirituale, ed è quindi una ‘condotta che conduce verso Brahman’.
Credo sia opportuno chiarire innanzitutto che il divieto, o meglio, la limitazione delle pratiche sessuali nello Yoga non ha nulla a che fare col concetto di peccato. Il grande santo bengalese Swami Vivekananda diceva che l’Induismo non riconosce peccatori, riconosce solo individui a diversi livelli di sviluppo. Il termine sanscrito papa, che normalmente viene tradotto con ‘peccato’, in realtà indica ciò che è adharma, ciò che ci ostacola sulla o ci allontana dalla via del perfezionamento, dal raggiungimento di Moksha, la liberazione dal ciclo di nascite e morti. Questo va specificato soprattutto in riferimento all’analogo divieto di compiere ‘atti impuri’ presente nelle religioni di ceppo semitico, tutte e tre orientate verso una decisa sessuofobia, anche se poi i patriarchi dell’Antico Testamento avevano quasi tutti mogli e concubine, e queste ultime avevano anche dato loro numerosi figli.  Continua...

YAMA E NIYAMA 2
YAMA E NIYAMA 2
di Paolo Quircio

Swami Sivananda nel capitolo di Bliss Divine - Il libro della beatitudine divina dedicato alla Verità ci dice: “La verità è la sede di Dio. La verità è Dio. Solo la verità trionfa. La verità è la legge di base della vita. La verità è il mezzo e lo scopo finale.La verità è la legge della libertà, la falsità la legge della schiavitù  e della morte”.
E non potrebbe essere altrimenti, soprattutto se si pensa all’equivalente sanscrito della parola: Satya. La sua radice è Sat, che vuol dire reale, nel senso più profondo del termine. Nel Vedanta si considera reale ciò che lo è da sempre e per sempre, l’Atman, quindi non effimero e transitorio, come il nostro aggregato di corpo fisico, prana e mente, quelli che nello Yoga vengono definiti Upadhi, gli aggregati limitanti.
Che la verità sia una virtù esaltata e lodata in ogni genere di etica è cosa nota e abbastanza naturale, sia nell’etica ‘umana’ che in quella ‘divina’. In quella umana la sincerità propria presume, o quanto meno fa sperare, anche in quella altrui e, di conseguenza, in una correttezza e un’affidabilità delle relazioni interpersonali che sarebbero gravemente minate dalla mancanza di fiducia nel prossimo. Queste le linee generali, dovremmo dire teoriche, perché nella vita quotidiana la menzogna regna sovrana.
Non solo la falsità viene costantemente diffusa e spacciata per verità, ma se ne fa un uso sistematico di manipolazione delle menti altrui. Governanti, finanzieri, pubblicitari, rappresentanti del potere politico ed economico in genere, sono tutte categorie che vivono di fandonie, che basano il loro immenso potere sull’uso sistematico del falso. La divulgazione al pubblico di documenti segreti ha spesso rivelato come gli episodi che hanno causato alcune tra le più grandi tragedie della storia (...), altro non fossero che menzogne appositamente costruite e abilmente diffuse. Naturalmente questo uso continuo del falso non si limita ai cosiddetti ‘poteri forti’; anche nei rapporti interpersonali di lavoro, di amicizia,  spesso anche in quelli familiari, ci si affida con regolarità al falso, si crea una sorta di realtà parallela, completamente avulsa dal vero, dal reale. Continua...
YAMA E NIYAMA
YAMA E NIYAMA

di Paolo Quircio
 
Secondo le teorie cosmogoniche indiane,(...) l’universo che oggi conosciamo ha avuto origine da un’alterazione dei Guna, inerzia, azione e purezza, le tre qualità che caratterizzano ogni aspetto di Prakriti, la Natura. Finché queste qualità sono state in equilibrio tra loro, tutto era stasi, totale immobilità. Dalla loro alterazione l’energia creatrice inizia a manifestarsi in maniera dapprima sottilissima come Shabdabrahma, il suono-non suono,(...); da qui il primo suono percepibile seppure sottilissimo e imbevuto di energia divina: la sacra sillaba OM; e poi, per progressive espansioni e differenziazioni, via via i cinquanta Varna, colori, sfumature,  (...)
Nel suo percorso karmico l’uomo procede, analogamente all’universo, dal grossolano verso il sempre più sottile.Dall’animale all’umano, dall’umano al superumano, dal superumano al divino. (...) Man mano che si procede lungo il percorso involutivo, lungo la lunga strada del ‘ritorno alle origini’, aumenta la consapevolezza del proprio essere divini, e a sua volta questa consapevolezza fa sì che il proprio livello di vibrazione si elevi. In questo percorso lungo e tortuoso, come aiuto (...) le pratiche spirituali sono molto efficaci e, tra queste, lo Yoga (...) penetra nelle profondità della mente umana, ne coglie i punti di forza e i limiti e ci insegna ad usare i primi per superare questi ultimi. Dei quattro percorsi dello Yoga, Karma, Bhakti, Jnana e Raja, quest'ultimo hè in grado di condurci, (...) a comprendere la nostra vera natura ed eliminare le zavorre mentali che ci impediscono di spiccare il volo verso il Divino. Come molti sanno, il Raja Yoga è detto anche Asthanga Yoga, lo Yoga degli otto anga, delle otto parti, perché è composto appunto di otto stadi, ognuno propedeutico al successivo. I primi due anga sono i cinque Yama e i cinque Niyama.  Continua...
DISTACCO, NON ATTACCAMENTO O VAIRAGYA
DISTACCO, NON ATTACCAMENTO O VAIRAGYA

di Paolo Quircio

Nel XV capitolo della Bhagavad Gita Sri Krishna spiega ad Arjuna la struttura del Cosmo, e del microcosmo individuale che lo riflette in maniera speculare, con un’immagine molto bella e poetica, anche se un po’ criptica. L’Universo viene descritto come un albero di pipal. Questo albero, il cui nome scientifico è Ficus religiosa, è molto diffuso in tutta l’India ed è considerato sacro sia dagli Induisti che dai Buddhisti. Gautama Buddha ottenne l’illuminazione mentre meditava seduto sotto a un albero di pipal. Nei testi induisti si narra di molti convegni tenuti dalla Trimurti, Brahma, Vishnu e Siva sotto a un pipal. Il pipal è sacro anche alla dea Lakshmi e le donne indiane a Lei rivolgono le loro preghiere quando desiderano dei figli e non riescono ad averne.

Per questo è comune vedere nei templi dedicati alla dea, di fronte all’altare, un albero di pipal con dei cordoncini rossi legati intorno al tronco o con dei fazzoletti di vari colori, di solito pieni di riso, annodati come fagotti e appesi ai rami; sono sia dei pegni per la richiesta della grazia, sia dei segni di ringraziamento per averla ottenuta. Inoltre, sia le foglie che la corteccia dell’albero di  pipal sono molto usate nella medicina ayurvedica e ad esse si attribuiscono innumerevoli proprietà terapeutiche. Continua...
DHARMA
DHARMA
 
di Paolo Quircio

La Bhagavad Gita, pur essendo uno degli scritti fondamentali della letteratura sacra della tradizione indiana, non è in realtà un testo a sé stante. I suoi settecento distici o sloka fanno parte di un testo ben più ampio, il Mahabharata, la storia della guerra di Kurukshetra. Lo scontro è il culmine di un lungo dissidio tra i  cinque Pandava, figli di Pandu, e i cento Kaurava, figli del fratello cieco di Pandu, Dhritarastra. La guerra si rende inevitabile vista l’indisponibilità dei Kaurava, guidati dal perfido Duryodhana, a restituire ai cugini la parte di regno che legittimamente spetta loro.
Dopo una lunga serie di episodi, l’intero poema consiste di quasi 100.000 sloka ed è considerato uno dei poemi epici più corposi della storia dell’umanità, si arriva quindi alla battaglia. I due eserciti si schierano uno di fronte all’altro e, prima di dare il segnale di inizio, il capo militare dei Pandava, Arjuna chiede al suo auriga Krishna, il dio Krishna, IX Avatar di Vishnu, di condurlo al centro dei due schieramenti, affinché possa vedere bene i nemici con cui sta per combattere. Lì Arjuna vede non solo i cugini, ma anche zii, maestri, parenti e amici.
L’idea della guerra fratricida, dell’eccidio che porterà distruzione e lutti a persone che egli ama e rispetta, lo turba a tal punto che, lasciando cadere il suo arco dalle mani, in preda ad un profondo abbattimento, comunica all’amico  Krishna che non ha nessuna intenzione di dare il via alla battaglia, né di combattere. Piuttosto che uccidere il suo stesso sangue, preferisce essere ucciso senza difendersi o vivere come un mendicante. Vedendo ciò, Krishna, che da amico diventa Maestro e assume la sua veste di Jagadguru, Maestro universale, poiché rivolgendosi ad Arjuna egli parla all’umanità intera, esorta l’amico e ora discepolo a non dimenticare il suo Dharma, il suo dovere, e combattere. Continua...
LA SCIENZA DEL SERVIZIO
LA SCIENZA DEL SERVIZIO


Bollettino dei Triangoli

Quando il sole transita in una nuova costellazione, si muove anche verso una nuova "dimora" o campo di espressione. La dimora dell'Acquario è conosciuta come il "Servitore" (Trattato di Magia Bianca, p.426 e.i.), evidenziando il campo del servizio stesso. Possiamo vedere, quindi, il potenziale del prossimo ciclo e ciò che ci offre in termini di opportunità per l'espansione dell'anima. Tutti i cambiamenti sono opportunità per un nuovo inizio, un tempo per lasciarsi alle spalle i residui vecchi e polverosi del passato. Pertanto, sotto l’impressione di queste energie che si riversano, si evolveranno nuove forme di servizio che saranno espressioni più fluide e trasparenti per l'anima. Ma l'Acquario sarà anche un'età più scientifica, e quindi impareremo a servire con maggiore precisione, esattezza e ritmo -controllando e dirigendo le energie piuttosto che esserne controllati. La rete dei Triangoli si adatta perfettamente a questi due modi emergenti di servizio perché è allo stesso tempo fluida e creativa, ma è anche un'attività che richiede precisione e capacità focalizzata di lavorare quotidianamente per usare il pensiero in modi che possano sostenere la vita e siano di beneficio per tutti.

Sappiamo che il servizio è come il respiro per l'anima; senza l'opportunità di servire, l'anima non può funzionare sui tre piani inferiori. Quindi, quando all'anima viene data più opportunità per respirare nel nostro mondo, ci sarà una nuova vita intorno e le strutture del paradigma presente spariranno perché non serviranno agli scopi della cultura dell'anima. Continua...

KARMA DHARMA VAIRAGYA
KARMA  DHARMA VAIRAGYA

di Paolo Quircio 

Nelle filosofie dello Yoga e del Vedanta esistono dei concetti cardine, dei veri e propri perni intorno ai quali ruotano entrambi i sistemi filosofici. Uno di questi è certamente il Samsara, il ciclo di nascite e morti, spesso raffigurato con una ruota, a cui è incatenato il Jiva, l’individuo, composto da Atman, la parte divina, da cui Jivatman, e dalle Upadhi, i cosiddetti attributi limitanti - corpo, prana e mente - con cui il Jiva tende erroneamente ad identificarsi, dimenticando la sua vera essenza, che è divina. Nel mondo di Prakriti, la Natura, ogni cosa, sia essa una cellula, una pianta, un animale, un essere umano o l’intero Universo, nasce, si sviluppa, decade e muore. In questo andamento circolare, la ruota dell’esistenza, la morte non ha nulla di definitivo,  è semplicemente un cambiamento di forma.

Secondo la teoria del Samsara, quando una persona muore, il suo corpo fisico, composto dai cinque elementi, pancha bhuta, terra, acqua, fuoco, aria e etere, agli elementi ritorna. Il corpo astrale, che è composto di mente e prana ed è magazzino di tutte le esperienze accumulate nel corso delle varie vite, le quali contribuiscono a formare il carattere innato nella prossima vita, rimane in attesa per un periodo variabile, quindi torna nel corpo che meglio si adatta alle sue esigenze karmiche, per proseguire il percorso verso la fonte da cui tutti proveniamo, il Brahman, l’anima cosmica che tutto permea e a cui tutto appartiene. Continua...
CARATTERISTICHE DELLA MEDITAZIONE
CARATTERISTICHE DELLA MEDITAZIONE
Nel corso della meditazione, molti sperimentano una gratitudine per la vita che li induce a comunicare con una potenza più alta. Nelle tradizioni contemplative che non danno testimonianza di una personale divinità, l’impulso devozionale é espresso con canti di preghiera, sia silenziosi che vocali, come nel Buddismo Zen e nei Vedanta Indiani. Il senso della benedizione che la meditazione profonda concede porta il cuore verso l’origine delle cose. La meditazione porta naturalmente a quella sorgente, chiedendo niente di più che un contatto d’amore con essa. Friederic Myers, uno dei principali fondatori della moderna ricerca psichica e pioniere della teoria della personalità, credeva che nella preghiera noi intensifichiamo un processo che é sempre apparso in noi. Ciascuno di noi può guidarsi attraverso l’invisibile per trasformazioni oltre la visione della corrente della scienza. Alcuni membri delle nostre classi, per esempio, hanno sperimentato la diminuzione delle sofferenze che molti medici pensano che siano incurabili. Ma sebbene la scienza non possa spiegare tali remissioni (ed altri generi di esperienza descritti in questo libro), vi é un crescente corpo di ricerche che supporta rapporti di tali cambiamenti prodotti da pratiche trasformative. Dal 1993, per esempio, oltre 1400 studi pubblicati in riviste rispettabili hanno mostrato che la meditazione può avere molte desiderabili conseguenze. Continua...
LO YOGA SPIEGATO
arte e metodi dell'Unione Sacra

LO YOGA SPIEGATO<br>arte e metodi dell'Unione Sacra
di Anna Zilli

Deve essere difficile per chi si avvicina per la prima volta allo Yoga capire di cosa si tratta e farsi strada in una foresta che si fa sempre più fitta di nomi esotici: dall’Hatha Yoga al Kundalini, dal Tantra al Bikram, all’Ashtanga, all’Iyengar…c’è di che scoraggiarsi.Ma niente paura: con questo scritto cercheremo di fare luce su questa meravigliosa disciplina antica di millenni, che nasce in India in tempi e modi leggendari.Partiamo dal significato della parola stessa: yoga è un termine sanscrito che sta a significare “unione”; ha la stessa radice del termine italiano “giogo” e dell’inglese “yoke” (che ha lo stesso significato). Ma unione di cosa? Continua...
IL SILENZIO COME BASE DI CONOSCENZA
IL SILENZIO COME BASE DI CONOSCENZA

Pino Landi

La ricerca spirituale non può che essere empirica. Ovviamente questo termine ha altra valenza, rispetto all'impostazione positivista o scientista: concezione ormai obsoleta, i cui limiti e manchevolezze sono state evidenziate e messe in crisi anche dalle nuove teorie e dalle più avanzate intuizioni ed elaborazioni della stessa fisica e matematica. Le medesime scienze moderne stanno riscoprendo, seppur in modo timido ed incerto, sapienze antichissime,contenute nei libri sacri dell'umanità e nell'nsegnamento dei Grandi Maestri.
Il ricercatore spirituale è un empirico, nel senso che persegue una conoscenza sperimentabile, un modo di comprendere direttamente, per identificazione. Conoscenza spirituale è realizzazione, quindi sperimentazione: la conoscenza non è elaborazione mentale e teorica, non è un processo analitico, è crescita,acquisizione sintetica.
L'empirismo spirituale presuppone una epistemologia opposta a quella del tradizionale metodo scientifico,"oggettivo" per definizione e fondamento. Il laboratorio in cui avviene l 'esperimento non è "esterno " al soggetto che sperimenta: premessa e obiettivo dichiarato ed intrinseco a questo tipo di sperimentazione è una conoscenza integrale in cui soggetto sperimentante, oggetto della sperimentazione ed azione dello sperimentare sono una cosa unica inscindibile.
L'uomo è risultanza di mille condizionamenti, esterni ed interni, coscienti e soprattutto
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MEDITARE
MEDITARE Guendune Rinpoche

Meditare non vuol dire tentare di vedere colori o forme o cercare di modellare questa o quell'esperienza. Meditazione è sgombrare, liberare la mente da tutte le forme di appiglio, di attaccamento, di intenzionalità, di caratterizzazione delle cose. Non si tratta tanto di fare qualcosa, quanto di disfare i vincoli e i legami della mente. Abbandonando l'attaccamento alle cose, basato sulla convinzione che queste abbiano una realtà oggettiva, si mollerà la presa della mente nei confronti di queste cose e dell'intenzione che vi è connessa, in modo che l'apparenza si troverà ad essere libera da sola.
Spesso si crede che meditare significhi imporre uno stato di vuoto alla mente, uno stato senza pensiero nè movimento mentale: quest'idea è sbagliata, perché se la meditazione fosse
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RAJA YOGA
<b>RAJA YOGA </B>
Nello stesso modo che il corpo e il prana sono per lo hathayogi la chiave di tutte le porte dello yoga, la mente è la chiave del Raja Yoga. Ma siccome i due sistemi ammettono che la mente dipende dal corpo e dal prana - totalmente nello Hathayoga e solo in parte in quello tradizionale del Raja Yoga -, l'uno e l'altro accettano gli asana e il pranayama, ma mentre l'uno vi consacra tutta la sua attenzione, l'altro limita questi esercizi a un procedimento semplice non attribuendo loro che una funzione limitata.
Non è difficile osservare che l'uomo, anche se è essenzialmente un'anima incarnata, a motivo della sua natura terrestre e delle sue attività mentali, è soprattutto un essere fisico e vitale che sembra dipendere, almeno a prima vista, quasi interamente dal corpo e dal sistema nervoso. Anche la scienza e la psicologia moderne hanno affermato durante un certo tempo che questa dipendenza era una vera e propria identificazione, tentando di dimostrare che mente e anima non hanno esistenza propria e che in realtà tutte le operazioni mentali possono riassumersi in funzionamenti fisici.
Anche al di fuori di questa insostenibile ipotesi, si è talmente esagerata la dipendenza da farne
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VISIONE INTEGRALE
<b>VISIONE INTEGRALE </b> Pino Landi

Ci sono uomini che trascorrono il tempo della loro vita senza porsi eccessive domande, e si conformano a quanto viene loro proposto o imposto dalla società in cui vivono. Altri si pongono domande, pretendendo risposte sicure e certe dagli altri, concedendo la patente di "autorità" a chi pare tranquillizzare i loro dubbi, le loro angosce. Altri ancora non si stancano mai di cercare e sperimentare, privilegiando l'esplorazione del proprio mondo interiore, assumendosi la responsabilità dell'autonomia e della sincerità. Indagando in sé stessi ci si rende conto di quanto incoscienti siano le nostre scelte, i sentimenti, i pensieri, e quindi quanta poca libertà ci sia nelle pulsioni, nelle preferenze, nei giudizi.
La libertà è proporzionale alla luce che si riesce a portare nelle dinamiche interiori, nelle caverne profonde dell'inconscio, proporzionale al grado di integrazione attorno ad un centro cosciente delle parti scisse e separate: avviarsi lungo un sentiero di crescita e di trasformazione della coscienza significa avviarsi verso una ricerca di libertà.
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MEDITAZIONE TAOISTA
<b>MEDITAZIONE TAOISTA </b>





 

Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza.
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e ti muoverai sull'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

 

ALLENAMENTO ALLA CONSAPEVOLEZZA
<b>ALLENAMENTO ALLA CONSAPEVOLEZZA </b> Maestro Oki

Concentrazione significa riunificare tutto il potere delle proprie forze in un’unica azione.
Diventare naturali significa tornare indietro allo stato originale. Lo stato originale del corpo e della mente è quello in cui il corpo e la mente agiscono come fossero una cosa sola e cooperano armoniosamente nell’esperienza della vita.
Questo processo di unificazione fra mente, corpo e attività vitale è Yoga. Disciplinarsi nella concentrazione spirituale significa riunificate questi tre aspetti in ogni azione della nostra vita quotidiana.
Questa disciplina consiste nella
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PSICOENERGETICA E MEDITAZIONE
PSICOENERGETICA E MEDITAZIONE Nitamo Federico Montecucco

Il decennio del cervello e della coscienza
Il mistero della coscienza umana è il centro di ogni ricerca umana.
Gli anni novanta sono stati dichiarati dalla comunità scientifica internazionale: "Il decennio del cervello". La scienza intende scoprire i misteri che si celano nella psiche umana: questa è la grande sfida della cultura contemporanea.
Parallelamente alla scienza attuale, ancora in gran parte legata a una visione meccanicista e prevenuta nei confronti di ogni ipotesi orientata alla coscienza, esistono vari gruppi internazionali di ricerca, che operano per una ricerca olistica, dove cervello e coscienza non debbano più essere separati ma studiati in modo unitario e integrato.

Queste ricerche stanno esplorando la coscienza nei suoi stati più elevati e scoprendo che esistono enormi potenziali umani ancora da sviluppare.
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E' POSSIBILE MEDITARE SENZA ALCUNA TECNICA?
<b>E' POSSIBILE MEDITARE SENZA ALCUNA TECNICA?</b> Osho risponde:
La domanda che hai posto è sicuramente di grande importanza perché la meditazione in sé stessa non necessita di tecniche. Ma le tecniche sono necessarie per rimuovere gli ostacoli sulla strada della meditazione.
Deve essere capito molto chiaramente: la meditazione in se stessa non necessita di alcuna tecnica, è pura comprensione, è essere svegli, consapevoli. Non sono tecniche né l'essere svegli, né l'essere consapevoli. Ma sul percorso del diventare svegli, ci sono tantissimi ostacoli.
Per secoli l'uomo ha accumulato quegli ostacoli - devono essere rimossi. La meditazione in sé stessa non può rimuoverli, sono necessarie alcune tecniche.
Pertanto, lo scopo delle tecniche è preparare il terreno, preparare la strada, il passaggio. Le tecniche in sé stesse non sono la meditazione. Se ti fermi alle tecniche hai perso il punto.
J. Krishnamurti ha insistito per tutta la sua vita sul fatto che
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04 APRILE 2018 FIRENZE - RASSEGNA INCONTRI TRA ORIENTE E OCCIDENTE - 4
23 GENNAIO 2018 FIRENZE - RASSEGNA INCONTRI TRA ORIENTE E OCCIDENTE - 1
30 GENNAIO 2018 FIRENZE - VANDANA SHIVA - IL PROFITTO MULTINAZIONALE AVVELENA IL CIBO LA TERRA IL PIANETA
28 GENNAIO 2018 FIRENZE - LECTIO MAGISTRALIS - LA DEMOCRAZIA DELLA TERRA
15 MARZO 2018 2018 MILANO - IL TEMPO NELLA PSICOTERAPIA
28 - 29 APRILE 2018 RIMINI - IL PERDONO PER LA PURIFICAZIONE DEL KARMA
30 MAGGIO - 05 GIUGNO 2018 CASTELLO DI TITIGNANO ORVIETO (TR) - YOGA SCIAMANICO UN RITIRO PER CONOSCERLO
01 - 08 MARZO 2018 RISHIKESH (INDIA) - INTERNATIONAL YOGA FESTIVAL
05 FEBBRAIO 2018 MILANO - MEDITAZIONE RAJA YOGA
03 FEBBRAIO - 04 NOVEMBRE 2018 RECCO (GE) - CORSO ESPERIENZIALE IL PERCORSO DEL LOTO
03 - 04 FEBBRAIO 2018 MILANO - CORSO FORMAZIONE COSTELLAZIONI FAMILIARI
24 - 25 MARZO 2018 FIRENZE - RITIRO DI MEDITAZIONE
24 - 25 FEBBRAIO 2018 - LE DUE VERITA' E LA SCIENZA BUDDHISTA DELLA MENTE
20 - 21 GENNAIO 2018 FIRENZE - TARA L'ENERGIA ILLUMINATA DEI BUDDHA
19 APRILE 2018 CESENA (FC) - LA VIA DEL DISIMPARARE
24 - 25 MARZO 2018 TORINO - GUARIRE LE 5 FERITE EMOZIONALI - ABBANDONO - INGIUSTIZIA - RIFIUTO - TRADIMENTO - UMILIAZIONE
18 FEBBRAIO 2018 MILANO - IL CODICE DELLA REALTA' - COME DISEGNARE IL TUO DESTINO
04 MARZO 2018 PADOVA - IL CODICE DELLA REALTA' - COME DISEGNARE IL TUO DESTINO
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17 FEBBRAIO 2018 MILANO - IGOR SIBALDI - CIO' CHE HAI SEMPRE DESIDERATO
18 - 21 GENNAIO 2018 POMAIA SANTA LUCE (PI) - RITIRO DI DHARMA E MEDITAZIONE VIPASSANA
14 E 21 GENNAIO 2018 PESARO - LETTURE DALLA BHAGAVAD GITA
12 GENNAIO 2018 TORINO - IL FEMMINEO SACRO
11 E 25 FEBBRAIO 2018 TORINO - CORSO DI COMUNICAZIONE EFFICACE
23 - 24 GENNAIO 2018 MOLFETTA (BA) - COLTIVARE UMANITA’ EDUCARE GENERANDO COMUNITA'
27 GENNAIO 2018 BATTAGLIA TERME (PD) - GRUPPI DI STUDIO APPROFONDIMENTO ANTROPOSOFIA DI STEINER - LETTURA E COMMENTO DEL TESTO DI W. GOETHE LA METAMORFOSI DELLE PIANTE
10 E 24 GENNAIO 2018 BATTAGLIA TERME (PD) - GRUPPI DI STUDIO APPROFONDIMENTO ANTROPOSOFIA DI STEINER - COMMEMORARE I DEFUNTI
25 APRILE - 01 MAGGIO 2018 TOSCANA - RITIRO YOGA IN MAREMMA
05 - 06 - 07 GENNAIO 2018 FOSSOLI DI CARPI (MO) - SEMINARIO ESPERIENZIALE DI GUARIGIONE SPIRITUALE
16 - 17 DICEMBRE 2017 PONSACCO (PI) - SEMINARIO DI COUNSELING RELAZIONALE CON MARCO FERRINI
07 DICEMBRE 2017 BOLZANO - LECTIO MAGISTRALIS DI CLAUDIO NARANJO
03 DICEMBRE 2017 BOLOGNA - GRATITUDINE LA CHIAVE PER UNA VITA SERENA
04 DICEMBRE 2017 CENTRO EWAM (FI) - INTRODUZIONE AL BUDDHISMO E ALLA MEDITAZIONE
21 APRILE 2018 CITTADELLA (PD) - ATMOSFERE DEL CORSO DELL'ANNO ESTATE E SAN GIOVANNI
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