di Manuel Olivares
La crisi mondiale e la via per la pace: un buon libro per iniziare a conoscere gli ahmadi
«La nostra comunità è alfiere di pace, riconciliazione e armonia. Per tale ragione il nostro motto è “Amore per tutti, odio per nessuno”. Malgrado alcuni non-musulmani ci conoscano e ci frequentino, sono molto sorpresi per il fatto che la nostra comunità attribuisca il suo messaggio di pace e di fraternità direttamente all’Islam. Questo perché vedono che molti altri cosiddetti studiosi islamici e altre organizzazioni islamiche agiscono e parlano in un modo completamente diverso. Per fare comprendere questa differenza lasciate che vi spieghi che noi musulmani ahmadi crediamo che, in quest’epoca, il concetto di “Jihad della spada” sia completamente sbagliato e vada dunque respinto, laddove alcuni studiosi musulmani lo promuovono o, addirittura, lo praticano».
Mirza Masroor Ahmad,
La crisi mondiale e la via per la pace, Islam Publication LTD, p. 137.
La Comunità Islamica Ahmadiyya − cui abbiamo dedicato un precedente articolo presentandola come vettore di un “Islam pacifico e solidale” − viene fondata a Qadian (India), nel 1889, per iniziativa del mistico musulmano Mirza Ghulam Ahmad. A quasi 130 anni di distanza, malgrado il feroce ostracismo cui è stata e continua ad essere sottoposta (soprattutto in Pakistan, da cui provengono buona parte dei suoi membri e della sua classe dirigente), non si può dire non abbia fatto significativi progressi. I suoi aderenti (conosciuti anche come ahmadi) la presentano come “l’unico movimento musulmano, al mondo, unito sotto un unico leader noto come
Khalifa (califfo)”. Stando alle fonti ufficiali, gli ahmadi sono tra i 10 ed i 20 milioni, distribuiti in oltre duecento paesi sui cinque continenti. Attualmente il quartier generale della Comunità Islamica Ahmadiyya è a Londra, dove ogni anno viene tenuto il più imponente raduno musulmano d’Europa: il
Jalsa Salana; l’incontro annuale della comunità cui partecipano ahmadi da tutto il mondo ed ospiti da eterogenei ambienti religiosi, politici e culturali.
In Italia gli ahmadi sono circa 600 (provenienti soprattutto da Pakistan, Bangladesh, Maghreb, Ghana e Gambia) e la loro sede centrale è a San Pietro in Casale, poco distante da Bologna.
La sezione italiana della comunità non è sicuramente la più consistente in Europa − se pensiamo, ad esempio, alla presenza ahmadiyya in Gran Bretagna e Germania, forte, in entrambi i casi, di circa 30000 membri − eppure, saggiamente guidata dal Presidente Abdul Fatir Malik e dall’Imam Ataul Wasih Tariq, sta iniziando, a sua volta, a muovere passi significativi.
Uno di questi è la recente pubblicazione del testo
La crisi mondiale e la via per la pace, traduzione dell’originale versione in inglese
World crisis and the pathway to peace, composto con diversi discorsi tenuti dal
Khalifa Mirza Masroor Ahmad presso diverse, prestigiose istituzioni internazionali: da Capitol Hill (Washington D.C.) al Parlamento inglese, dal Parlamento europeo a quello neozelandese, per fare solo alcuni esempi. Lo stesso testo presenta anche una raccolta di lettere che il
Khalifa ha scritto ad importanti leader politici e religiosi, da Vladimir Putin a Papa Benedetto XVI, dal Primo Ministro israeliano a quello iraniano, eccetera.
Il leitmotiv di tutto il testo è che l’autentico Islam è una religione di pace e compassione e che per scongiurare possibili degenerazioni verso un nuovo conflitto mondiale − i cui esiti non potrebbero che essere apocalittici − ci si debba impegnare, tutti, nella realizzazione di un villaggio globale saldamente incardinato su valori quali fede, rettitudine e giustizia sociale («la storia ci ha insegnato che solo attraverso la giustizia è possibile eliminare i presupposti dell’odio, costruendo una pace duratura») e in cui si considerino, con rinnovata attenzione, pratiche deteriori come il prestito a interesse (che sappiamo essere severamente proibito nel Corano; elemento interessante che potrebbe portarci a ripensare radicalmente l’attuale sistema economico).
Citando un brano del libro in analisi:«Il vero modo per conquistare il mondo è fare ogni sforzo per dare alle nazioni più povere lo status dovuto.
[…]
Il Sacro Corano è molto chiaro nel momento in cui vi si afferma: evitate il prestito a interesse; è una maledizione per la pace interna, nazionale e internazionale. Noi siamo stati avvertiti che chi accetta l’interesse sarà visto un giorno come colui che Satana ha castigato con grande durezza. Così, noi musulmani sappiamo chiaramente che dobbiamo evitare qualunque rapporto con l’interesse perché il denaro che si ottiene a mezzo suo non migliora la nostra ricchezza, anche se sembrerebbe il contrario. Verrà inevitabilmente il giorno in cui i suoi veri effetti emergeranno in maniera inequivocabile. Dio ci esorta a non coinvolgerci nel prestito a interesse avvertendoci che, qualora vi indulgessimo, entreremmo in conflitto con Lui».
(
Ivi, p. 20)
Personalmente, ho trovato
La crisi mondiale e la via per la pace un testo il cui linguaggio ricorda, approssimativamente, quello delle encicliche papali, indicando, con determinazione, una chiara via da seguire pur senza entrare troppo in specifici dettagli. In una parola: un buon testo-guida, potenzialmente adatto al grande pubblico che insiste su pochi, cruciali concetti-chiave e si mantiene aderente ad uno spirito rispettoso della diversità di fede, enfatizzando l’assunto coranico per cui «Non ci dovrebbero essere costrizioni nella religione...» (Cap. 2: v. 257).
Credo dunque possa essere considerato uno dei possibili buoni punti di partenza per riprendere, ogni giorno, a camminare sul terreno accidentato della realizzazione concreta di un ideale di pace, giustizia e prosperità condivise, nella prospettiva − ormai improcrastinabile − di una sana società plurale.
Un testo utopico? Può darsi ma forse il grave problema dei nostri giorni è proprio il quotidiano corteo funebre dietro “il cadavere di utopia”, quell’entità evanescente, irraggiungibile che, proprio in quanto tale, ci obbliga – inseguendola − “a camminare”. Chi volesse iniziare a conoscere gli ahmadi può approfittare di una loro prossima presenza alla Città dell’altra economia, a Roma, nel corso dell’evento
MondoReligioni, incontriamo le religioni del mondo, organizzato dall’Associazione Italiana di Sociologia (sezione di Sociologia della Religione) e dalla rivista Confronti. L’evento si svolgerà il 7,8 e 9 dicembre. Per maggiori dettagli, consultare la seguente pagina
web:
Nel corso dell’evento, chiunque fosse interessato potrà ricevere una copia de
La crisi mondiale e la via per la pace presso lo stand della Comunità Islamica Ahmadiyya.
In alternativa, è possibile leggere il
pdf del libro sul sito alislam.it o mettersi in contatto direttamente con la sede italiana della stessa per richiederne una copia:
Tel.: +39 051 199 00 451/+39 051 054 42 29 E mail: contatti@alislam.it Sito web: www.alislam.it
Che la lettura − da una prospettiva laica o religiosa − vi sia propizia!
Manuel Olivares
Roma,
03-12-2017
Articoli di approfondimento sulla Comunità Islamica Ahmadiyya
-
Comunità Ahmadiyya per un Islam pacifico e solidale
-
Comunità Ahmadiyya: eterodossia e non violenza