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UN'ALTRA ECONOMIA: CARTA DEI PRINCIPI
1. Sono comprese nella definizione di altra economia, intesa come diversa e alternativa a quella oggi dominante, tutte le attività economiche che non perseguono le finalità del sistema economico di natura capitalistica e di ispirazione liberista o neo liberista. In particolare sono da essa rifiutati gli obiettivi di crescita, di sviluppo e di espansione illimitati, il perseguimento del profitto ad ogni costo, l’utilizzazione delle persone da parte dei meccanismi economici e nel solo interesse di altre persone, il mancato rispetto dei diritti umani, della natura e delle sue esigenze di riproduzione delle risorse. 2. Le attività di altra economia perseguono il soddisfacimento delle necessità fondamentali e il maggior benessere possibile per il maggior numero di persone, sono dirette all’affermazione di principi di solidarietà e di giustizia, hanno come finalità primaria la valorizzazione delle capacità di tutti. Sono comprese in questa definizione anche le attività che prevedono la parziale o graduale uscita dal sistema economico dominante e le sperimentazioni di stili e modelli completamente nuovi di vita sociale, di Continua... |
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MESSAGGIO DALL'UNIVERSO
di E.F. Schumacher
Il nostro "ambiente", si potrebbe dire, è l'Universo meno noi stessi. Se oggi sentiamo che non tutto è in ordine con l'ambiente, al punto che richiede la protezione del suo Segretario di Stato, il problema non riguarda l'Universo come tale, ma il nostro impatto su di esso. Questo impatto sembra produrre, troppo spesso, due effetti deleteri: la distruzione della bellezza naturale, che è sufficiente già di per sé, e la distruzione di ciò che viene chiamato "equilibrio ecologico", o la salute e il potere di sostenere la vita della biosfera, che è anche peggio. Qui farò riferimento solo al secondo punto, e cioè ciò che stiamo facendo al pianeta. Chi è "noi" in questo contesto? E' la "gente-in-generale"? E' la popolazione mondiale? Sono tutti e nessuno? No, non sono tutti e nessuno. Continua...
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STORIA, EVOLUZIONE E APPROCCI DEL MICROCREDITO
Il microcredito è uno strumento di sviluppo economico, che permette alle persone in situazione di povertà ed emarginazione di aver accesso a servizi finanziari. Secondo i dati dell’UNDP – United Nations Development Program (il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite), il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito complessivamente erogato nel mondo. Nei Paesi in via di sviluppo, milioni di famiglie vivono con il reddito delle loro piccole attività economiche rurali ed urbane, nell’ambito di quella che è stata definita come economia informale. La difficoltà di accedere al prestito bancario, a causa dell’inadeguatezza o assenza di garanzie reali e delle dimensioni delle microattività, ritenute troppo ridotte dalle banche tradizionali, non consente alle microimprese di svilupparsi o di liberarsi dai forti vincoli dell’usura. I programmi di microcredito propongono alternative soluzioni per queste microattività economiche (agricolture, allevamento, produzione e commercio/servizi), pianificando l’erogazione di piccoli prestiti a microimprenditori o gruppi di questi che hanno forte necessità di risorse finanziarie, per avviare o sviluppare progetti di auto-impiego. L’incremento di reddito che ne deriva porta a migliorare le condizioni di vita dei loro nuclei famigliari, determinando contemporaneamente un impatto significativo a livello comunitario. Continua... |
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SHOCK ECONOMY
di Naomi Klein se vuoi comprarlo
Che cosa hanno in comune l’Iraq dopo l’invasione americana, lo Sri Lanka post-tsunami, New Orleans dopo l’uragano Katrina, le dottrine liberiste della Scuola di Chicago e alcuni esperimenti a base di elettroshock finanziati dalla Cia negli anni Cinquanta? L’idea che sia utile fare tabula rasa per costruire da zero una mente, un tessuto sociale, un’utopia: quella del fondamentalismo capitalista del libero mercato. Naomi Klein – l’autrice di No logo, uno dei testi più influenti degli ultimi anni – smonta il mito del trionfo pacifico e democratico dell’economia di mercato. Infatti solo uno shock – provocato da un cataclisma naturale o dalla violenza intenzionale della guerra, del terrorismo, della tortura – può trasformare il “politicamente impossibile” in “politicamente inevitabile”. Continua...
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UN IMPRENDITORE ZEN
di Anna Fata Tempo fa conobbi un imprenditore, una figura carismatica, forte e dolce, al tempo stesso, molto solida, ma non rigida, con una grande sicurezza che albergava tra l’umiltà e la saggezza, senza mai sfociare nell’orgoglio né nell’ostentazione di certezze assolute né di verità e previsioni infallibili. Una persona di grande fascino, prima ancora che un professionista noto, affermato e di successo. Era balzato agli onori della cronaca per il suo modo d’operare imprenditoriale all’avanguardia, specie per una realtà come quella Italiana, in cui quando si costruisce qualcosa ci s’aggrappa e ci s’avvinghia fino a zavorrarla e farla affondare. E la vena manageriale che a quel punto cerca d’imporsi prende il sopravvento e soffoca in tutto e per tutto lo spirito imprenditoriale, che è fatto di rischio, avventura, novità, capacità di sperimentare, osare, sondare nuovi mari e nuove terre. La peculiarità d’opera di quest’uomo stava nel fatto che, folgorato improvvisamente da una nuova idea, dopo essersi adeguatamente formato e documentato, oltre che affiancato da team creati ogni volta ad hoc per l’iniziativa, materializzava la sua idea e dava vita ad una vera e propria nuova azienda. Continua... |
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IL VALORE DELLE COSE E LE ILLUSIONI DEL CAPITALISMO
di Raj Patel se vuoi comprarlo
Oggi che il neoliberismo è saltato fragorosamente per aria è più che mai necessario tornare alla radice dei problemi. È questo l’obiettivo del lavoro di Raj Patel: un’indagine stringente che fornisce gli strumenti per riflettere in modo nuovo sul mondo, sul valore delle cose, sul senso di ciò che facciamo. Come scrisse Oscar Wilde oltre un secolo fa: "Al giorno d'oggi la gente sa il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente". Accecati dai bagliori del libero mercato, abbiamo dimenticato che vi sono altri modi di concepire il mondo. Ogni volta che compriamo una banana, il 45% di ciò che paghiamo va al rivenditore, il 18% all’importatore, il 19% è assorbito dai costi di trasporto, mentre alla compagnia che controlla la piantagione spetta circa il 15%. Al contadino resta meno del 3%. Continua...
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GAS: GENERARE PROCESSI PARTECIPATIVI
di Paola Baiocchi
A 15 anni dalla nascita del primo gruppo, è il momento di porsi delle domande. Che cosa vogliono essere i Gas? Che ruolo possono rivestire nel panorama politico ed economico italiano? Valori apre il dibattito. A giugno 2009, in coincidenza con l’Assemblea nazionale dei Gas, che si è tenuta a Petralia Sottana, in Sicilia, Valori ha lanciato una serie di provocazioni, veicolate dal settimanale Carta, che sono state raccolte da Francesco Gesualdi, del Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano (Pi) e ripubblicate sullo stesso settimanale. In particolare una delle nostre affermazioni è al centro della risposta di Gesualdi: “per modificare a fondo l’economia in senso egualitario bisogna parlare di modelli di società, non basta parlare di stili di vita”. Dagli stili di vita ai modelli di società «Dobbiamo fare un salto di qualità e passare a un lavoro di progettazione dell’alternativa, senza la quale non saremo mai credibili», ha detto Gesualdi. Continua... |
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IL SOSTEGNO ALLA FINANZA DI COMUNITA'
Negli Stati Uniti si è assistito - accanto ad uno sviluppo selvaggio delle attività economiche e finanziarie puramente speculative e di frequente truffaldine - anche alla forte crescita di un’economia e di una finanza nonprofit, spesso a forti contenuti etici, sia pure in dimensioni più contenute. Si tratta di un fenomeno di rilevante interesse, molto articolato e molto vario nelle sue forme, che può anche sorprendere in un paese che associamo di solito al capitalismo più spinto. Abbiamo saltuariamente dato qualche informazione su alcuni aspetti di tali accadimenti; questa volta, insistendo su tale filone di notizie, vogliamo parlare dei cosiddetti Community Development Financial Institutions (CDFI, li chiama il governo) e di alcuni recenti sviluppi di tale, per molti versi interessante, fenomeno. I Cdfi sono delle istituzioni finanziarie non governative e nonprofit che cercano di fornire credito, capitale ed altri servizi finanziari alle comunità e alle aree povere, o, comunque, meno sviluppate del paese, concentrando la loro attività, nelle aree di disagio sociale, in particolare sullo sviluppo delle piccole imprese e su quello di iniziative immobiliari, spesso di risanamento. Continua.... |
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AVERE E NON AVERE
di Beppe Grillo
Avere e non avere. Lavoriamo più degli schiavi ai tempi dei Faraoni. Per trent'anni. Quarant'anni, cinquant'anni. L'età della pensione si allontana fino a coincidere con quella della morte. Il lavoro ha, sempre più spesso, come unico obiettivo uno stipendio. Non è importante che il lavoro sia utile, necessario per la società o per l'individuo che lo svolge. Lo scopo di un'attività è, di solito, il denaro che se ne può ricavare. Denaro che serve per comprare beni inutili, prodotti da altre persone che fanno altrettanti lavori inutili. Per rendere utili beni inutili, aumentare la salivazione dei consumatori, abbiamo inventato l'industria della pubblicità. Un inganno colossale, un'autoipnosi a fini di lucro. Continua... |
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