nel tempo dell'inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario
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UN ALTRO MONDO POSSIBILE
Creando una nuova Consapevolezza 
UN ALTRO MONDO  POSSIBILE
I FIORI DEL DOMANI
Tutti i fiori di tutti i domani
sono i semi di oggi e di ieri.

Proverbio cinese
Ancora un sogno
... Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate, ma nonostante tutto voglio concludere dicendo che ho ancora dei sogni, perché so che nella vita non bisogna mai cedere.
Se perdete la speranza, perdete anche quella vitalità che rende degna la vita, quel coraggio di essere voi stessi, quella forza che vi fa continuare nonostante tutto.
Ecco perché io ho ancora un sogno...
Continua...
Varsavia
<b>Varsavia </b>







Hanno ucciso il ragazzo di vent'anni
l'hanno ucciso per rabbia o per paura
perché aveva negli occhi quell'aria sincera
perché era una forza futura
sulla piazza ho visto tanti fiori
calpestati e dispersi con furore
da chi usa la legge e si serve del bastone
e sugli altri ha pretese di padrone
Da chi usa la legge e si serve del bastone
e sugli altri ha pretese di padrone
Sull'altare c'è una madonna nera
ma è la mano del minatore bianco
che ha firmato cambiali alla fede di un mondo
sulla pelle di un popolo già stanco
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POTETE SOLO ESSERE LA RIVOLUZIONE
Ursula le Guin

Non abbiamo nulla se non la nostra libertà.
Non abbiamo nulla da darvi se non la vostra libertà.
Non abbiamo legge se non il singolo principio del mutuo appoggio tra individui.
Non abbiamo governo se non il singolo principio della libera associazione.
Non potete comprare la Rivoluzione.
Non potere fare la Rivoluzione.
Potete solo essere la Rivoluzione.
È nel vostro spirito, o non è in alcun luogo

da " The dispossessed" 1974
LA FINE DELLA VITA
é l'inizio della sopravvivenza

<b>LA FINE DELLA VITA<br> é l'inizio della sopravvivenza </b>





Come potete comperare
o vendere il cielo,
il calore della terra?
l'idea per noi é strana.
Se non possediamo
la freschezza dell'aria,
lo scintillio dell'acqua.
Come possiamo comperarli?
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I CREATIVI CULTURALI
<b>I CREATIVI CULTURALI</b>





L'altro modo di pensare
e vivere

Ervin Laszlo
Possiamo pensare in modi radicalmente nuovi circa i problemi che affrontiamo?
La storia ci dimostra che le persone possono pensare in modi molto differenti. C'erano, in Oriente e in Occidente, sia nel periodo classico, che nel Medio Evo ed anche nelle società moderne, concezioni molto diverse sulla società, sul mondo, sull'onore e sulla dignità. Ma ancora più straordinario è il fatto che anche persone moderne delle società contemporanee possano pensare in modi diversi. Questo è stato dimostrato da sondaggi di opinioni che hanno indagato su cosa i nostri contemporanei pensano di loro stessi, del mondo e di come vorrebbero vivere ed agire nel mondo.

Una recente indagine della popolazione americana ha dimostrato modi di pensare e di vivere molto differenti.
Questo è molto importante per il nostro comune futuro, poiché è molto più probabile che alcuni modi di pensare preparino il terreno per uno scenario positivo piuttosto che altri.
Questi sono stati i risultati principali:
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PIU’ LENTI, PIU’ PROFONDI, PIU’ DOLCI
<b>PIU’ LENTI, PIU’ PROFONDI, PIU’ DOLCI </b>





Alexander Langer


La domanda decisiva è: Come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile?
Lentius, Profundis, Suavius”, al posto di ”Citius, Altius, Fortius”

La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta.
La paura della della catastrofe, lo si è visto, non ha sinora generato questi impulsi in maniera sufficiente ed efficace, altrettanto si può dire delle leggi e dei controllo; e la stessa analisi scientifica
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CITTADINO DEL MONDO
<b>CITTADINO DEL MONDO</b> Graffito a Monaco






Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese
e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero
e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana
e la tua camicia è hawaiana.
Le tue vacanze sono turche
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo,
non rimproverare il tuo vicino
di essere…. Straniero.
Il viaggiatore leggero
<b>Il viaggiatore leggero </b> Adriano Sofri
Introduzione al libro di Alex Langer, ed. Sellerio 1996

Alexander Langer è nato a Sterzing (Vipiteno-Bolzano) nel 1946, ed è morto suicida a Firenze, nel luglio del 1995.
Benché abbia dedicato la sua vita intera, fin dall'adolescenza, a un impegno sociale e civile, e abbia attraversato per questa le tappe più significative della militanza politica, da quella di ispirazione cristiana a quella dell'estremismo giovanile, dall'ecologista e pacifista dell'europeismo e alla solidarietà fra il nord, il sud e l'est del mondo, e sempre alle ragioni della convivenza e del rispetto per la natura e la vita, e benché abbia ricoperto cariche elettive e istituzionali, da quelle locali al Parlamento europeo, è molto difficile parlarne come di un uomo politico. O almeno, è del tutto raro che nella politica corrente si trovi anche una piccola parte dell'ispirazione intellettuale e morale che ha guidato la fatica di Langer. La politica professata, anche quando non è semplicemente sciocca e corrotta, non ha il tempo di guardare lontano, e imprigiona i suoi praticanti nella ruotine e nell'autoconservazione. Uno sguardo che
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MA CHE PIANETA MI HAI FATTO
MA CHE PIANETA MI HAI FATTO
di Beppe Grillo

Ma che pianeta mi hai fatto? Petrolio e carbone sono proibiti. Nei centri urbani non possono più circolare auto private. L'emissione di Co2 è punita con l'assistenza gratuita agli anziani. I tabaccai sono scomparsi, non fuma più nessuno. Non si trovano neppure le macchinette mangiasoldi nei bar. La più grande impresa del Paese produce biciclette. La plastica appartiene al passato, chi la usa di nascosto è denunciato all'Autorità per il Bene Comune e condannato ai lavori socialmente utili. Continua...
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Culture e globalizzazione


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ISLAM E OCCIDENTE
INTERVISTA CON MANUEL OLIVARES

ISLAM E OCCIDENTE<br>  INTERVISTA CON  MANUEL OLIVARES

FG. Dossier: Come hai iniziato ad interessarti di Islam?

 Ho incontrato l’Islam in India, dove ho vissuto buona parte del tempo per circa 13 anni. A Varanasi per la precisione, la capitale culturale dell’Induismo ma con una sezione importante della popolazione di fede musulmana. Ho iniziato a frequentare i quartieri islamici perché ogni tanto avevo bisogno di mangiare un po’ di carne (in una città dove la maggior parte dei ristoranti serve solo cibo vegetariano) e avevo trovato un buon daba (ristorante economico) in un’area, integralmente musulmana, del quartiere di Madanpura.
Ogni volta che andavo a mangiare il pollo a Madanpura l’esperienza mi ispirava alcune riflessioni che ho poi riportato in uno dei miei libri (Con Jasmuheen al Kumbha Mela) . Apprezzavo difatti, del quartiere, la dimensione sociale maggiormente “comunitaria” in cui, come miracolosamente, scomparivano le gerarchie marcate con cui bisogna invece convivere in un contesto hindu. A Madanpura respiravo un’aria più distesa ed ho iniziato dunque a percepire i musulmani come nostri “cugini” (nostri nel senso di: noi persone culturalmente cristiane, educate all’amore per il prossimo a prescindere dal suo status sociale ed alla fratellanza, per quanta poca applicazione possano avere, di fatto, questi valori).
Nel 2009 è stata la volta del mio primo viaggio in Kashmir (di cui parlo in questo post): stato indiano quasi integralmente islamico ai confini con il Pakistan, con tutto quello che questo sta comportando, da decenni,  in termini di costante guerra — più o meno quiescente — con il governo di Nuova Delhi. Le impressioni che avevo a Madanpura mi si rafforzarono in Kashmir, soprattutto quella di un incontro con una comunità con un alto livello di integrazione sociale.
Nel 2014 ci fu, infine, l’incontro con la Comunità Islamica Ahmadiyya, nel corso delle mie ricerche per il libro Gesù in India? Alla Comunità Ahmadiyya ho dedicato diversi scritti, dunque senza che mi sto a dilungare qui segnalerei: La Comunità Ahmadiyya vista da vicino; il mio intervento alla conferenza organizzata dal Centro Studi LIREC, nel corso del Congresso Internazionale della European Academy of Religion (Bologna, 5-8 Marzo 2018; panel n. 63), sul Movimento Ahmadiyya. Continua...
UNA RIVOLUZIONE OGNI MEZZO SECOLO
UNA RIVOLUZIONE OGNI MEZZO SECOLO


di Claudio Risé

Cosa ha a che fare con noi il '68, esploso un po' dappertutto nel mondo tra la primavera e l'estate di cinquanta anni fa? Forse non moltissimo. Le recenti ultime elezioni italiane infatti, il successivo governo nato tra enormi resistenze, e i suoi primi passi nel mondo stanno di certo producendo un notevole movimento, anche internazionale. Diverso però da quella misteriosamente sincronica stagione che nel ’68 a Berkeley, Parigi, Praga, Milano, Roma, Varsavia in poche settimane sembrò coinvolgere tutto il mondo, ma sul piano politico non produsse nulla, almeno in Occidente.
Oggi, tra l'altro, piazze e strade sono state sostituite dai percorsi ben più indecifrabili della Rete; un cambiamento non dappoco, se non altro perché allontana corpi e sguardi, che allora furono invece centrali. Le Università poi, in quel tempo al centro di tutto, oggi (quando funzionano) formano soprattutto dirigenti aziendali. Insomma è un altro mondo. Tuttavia non mancano le similitudini. Alcune, solidamente verificate, ce le fornisce la cliodinamica (da: Clio, dea della storia, e dinamica: scienza del movimento), una materia nata dalle elaborazioni del matematico Peter Turchin ed altri.
Tanto per cominciare le date: questi scienziati dimostrano infatti come negli ultimi 2 secoli (quelli dell'industrializzazione), all'incirca ogni cinquantennio si sviluppino grandi sommovimenti sociali, esplosioni di aggressività diffusa, che tendono a cambiare la storia. Nelle società agrarie, più lente, si producevano ogni cento anni ( e duravano spesso molto di più). In effetti da tempo ormai questi movimenti e conflitti hanno conseguenze molto più importanti che le tradizionali guerre tra Stati. Le ragioni economiche li spiegano solo in minima parte; le motivazioni profonde sono ancora inconsce quando esplodono e solo col passare degli anni vengono parzialmente riconosciute da chi le ha vissute.
La convinzione, infatti, con la quale decine di migliaia di giovani hanno percorso le grandi strade delle città più importanti d'Europa gridando "viva Stalin / viva Lenin / viva Mao Tse Tung," non aveva alcuna proporzione con il loro interesse per il marxismo leninismo. Né altrove, i corrispondenti slogan libertari, tipo "L'immaginazione / al potere", o: "Non lavorare / Mai", garantivano l'appartenenza alla sofisticata 'Internazionale Situazionista'. Erano tutte però sintesi provocatorie e suggestive di un profondo bisogno di cambiamento, di nuove ispirazioni e idee guida, che venivano per il momento paradossalmente espresse con quelle parole, quelle immagini. Facevano da apripista a quella generazione.
Ciò è probabilmente vero anche oggi, almeno in parte. Si spiegano anche così, forse, le cinquantennali rivoluzioni rilevate dalla cliodinamica: sono generazioni che si fanno strada in società poco propense a lasciarli passare. Nelle comunicazioni simboliche di allora, solo in parte consce e ragionate (come oggi molti tweet di Donald Trump), niente di ciò che veniva detto andava preso alla lettera: erano dei frammenti, indicatori di stati d'animo, speranze, rancori. C'era un grande aggressività verso i padri, certamente. Non perché li volessero morti, come si è molto ripetuto. Li volevano di sicuro più presenti, più vicini, più autentici. Continua...

IL SOGNO EUROPEO DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO
IL SOGNO EUROPEO DEL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

di Jeremy Rifkin

Jeremy Rikfin, economista padre della ‘Terza Rivoluzione industriale’ intervenendo a margine del Brussels Economic Forum ha promosso il Governo del Cambiamento. Di seguito una ricostruzione della lunga riflessione di Rifkin raccolta dall’agenzia Adnkronos.
Il nuovo governo rappresenta una opportunità. Non quella di formare semplicemente un nuovo esecutivo, bensì quella di preparare un piano di lungo termine per trasformare l'economia delle comunità locali, dando più potere al popolo e facendo così dell' Italia, che ha una creatività pro capite straordinaria, il "faro" della trasformazione dell'Ue, per entrare nella nuova fase del "sogno europeo", in nome del principio di sussidiarietà, che è scritto nei trattati ma viene poco applicato.
E' il momento per tutta Italia di fare un grosso respiro, di fare un passo indietro e di chiedersi: chi siamo noi come popolo? Ho passato trent'anni in Italia, sono stato in ogni comunità locale: la creatività pro capite in Italia è semplicemente straordinaria, perché c'è un'enorme diversità culturale, che è una ricchezza. Oggi ogni regione d'Italia dovrebbe sfruttare il proprio patrimonio culturale, al di là dei confini, iniziando a mostrare l'Italia come il faro della prossima fase del "sogno europeo". Ricordatevi che sono stati gli italiani, con Altiero Spinelli, a portare l'Europa nel "sogno europeo". Ora è un nuovo inizio: non penso che nessuno dica di no all'Europa. Ma è tempo di riflettere, a livello italiano ed europeo, su come passare meglio alla prossima fase del sogno europeo. E di fare le trasformazioni necessarie per rendere l'Europa più collaborativa e più forte, più adatta agli interessi delle comunità locali d'Europa: questa è la chiave.
Dal voto è emersa volontà della gente di contare di più. (...) Non solamente per avere un altro governo in carica: questa è un'opportunità, non va sprecata. Bisogna creare una roadmap economica, muovendo verso la Terza Rivoluzione Industriale, portando l'Italia su una strada che può essere il faro per la prossima fase, per quello che vogliamo dappertutto, in Europa e nel mondo: più potere al popolo, più potere distribuito, in modo che le persone possano avere un maggior diritto di parola sul loro destino economico. Continua...
LE CINQUE PASSIONI DEL '68
LE CINQUE PASSIONI DEL '68

di Sergio Benvenuto

Che cosa è stato allora, il 68 francese? Lo chiamo francese, ma è evidente che quello italiano aveva molte affinità con esso. Rispondo che esso può essere capito in riferimento a cinque passioniliberalismo libertario, dionisismo, spettacolarismo, fraternismo, dadaismo.Nel 1968 compii vent’anni. Ero da un anno studente alla Sorbona di Parigi, e quindi potetti partecipare al maggio 68 – da ossimorico militante individualista, non ero organico ad alcuna organizzazione politica. Ho ripercorso la mia esperienza all’epoca in un libro appena uscito, Godere senza limiti (Mimesis). Allora mi consideravo un comunista trotzkista, (...) In quegli anni ho viaggiato molto tra Italia, Francia e Inghilterra, per cui ho potuto confrontare de visu i diversi “68”. Le illustrerò brevemente.
All’epoca la cultura dominante tra gli intellettuali sia in Italia che in Francia era comunista marxista. Era la cultura che avevamo ereditato dai nostri nonni, padri o amati professori. Eppure proprio nel maggio 68 ricomparve alla grande il movimento libertario, di cui prima nessuno sentiva quasi più parlare. I boulevard parigini si riempirono di foreste di bandiere rosse-e-nere, ovvero mezzo comuniste mezzo anarchiche. Daniel Cohn-Bendit, il simbolo del 68 francese, era anarchico confesso, quindi detestato dai “bolscevichi”. Ora, per l’anarchismo il nemico principale non è il capitalismo ma lo Stato, e ogni forma di gerarchia. Decisamente, lo stato francese, forte e centralizzatore, era allora più antipatico del capitalismo (che peraltro, all’epoca, era spesso capitalismo di stato). Il vero nemico appariva lo stato forte, poliziesco, gaullista o giacobino, CIA o regime sovietico.  Ma la ripulsa dello stato non è solo fisiognomico dell’anarchismo: anche del liberalismo. Il libertarismo è una forma radicale di liberalismo.  Continua...

IMMIGRAZIONE:
Riflessioni ad ampio raggio - PARTE 1

IMMIGRAZIONE:<br>Riflessioni ad ampio raggio - PARTE 1
 
di Manuel Olivares

Questo articolo vuole essere il primo di una speciale trilogia in merito al fenomeno,  di grande e grave attualità, dell’immigrazione. Stando ai dati UNHCR, dal gennaio di quest’anno sono giunti, in Italia, quasi centomila migranti, la maggior parte dei quali da Nigeria (quasi il 15%), Costa d’Avorio (9%) e Bangladesh (8.6%). È una situazione che desta non poca preoccupazione a vari livelli, dal cosiddetto uomo della strada ai vertici di governo.
Questo non può non indurre alcune, necessarie riflessioni ed il tentativo ─ spero non troppo maldestro ─ di una ricostruzione storica di quelli che sono stati, soprattutto a partire dal secolo scorso, i rapporti tra il cosiddetto mondo in via di sviluppo e l’Occidente che, come vedremo, non si è distinto per correttezza e lealtà politica.
Senza moralismo o buonismo direi sia il caso di farci un bell’esame di coscienza, elaborando una griglia storica di riferimento che possa essere di aiuto nella comprensione del nostro contemporaneo e, al contempo, un chiaro, possibile riferimento per le scelte etiche e politiche a venire (di cui la società civile potrà essere, in un modo o nell’altro, compartecipe).
Tra i filoni di ricerca cui si dovrebbe lavorare non può non essere menzionato quello relativo al ruolo dei nostri progenitori europei nel fatale depauperamento dell’Africa (da cui provengono, attualmente, la maggiorparte dei migranti), a partire dalla tratta atlantica degli schiavi — e dal conseguente olocausto africano (maafa in swahili: grande tragedia) — la più imponente deportazione della storia. (Continua...)
CRISI COME OPPORTUNITA'

di Albert Einstein

Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La Crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall'angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E' nella crisi che sorgono l'inventiva , le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso, senza essere " superato". Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. la vera crisi è la crisi dell'incompetenza. L'inconveniente delle persone e delle nazioni é la pigrizia nel cercare soluzioni e e vie d'uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c'é merito. E nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perchè senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.
ENERGIA ED EQUITA'
ENERGIA ED EQUITA' di Carlo Conte

Illich, nell’opera La convivialità, ha affermato che gli strumenti “dominanti” minacciano di distruggere cinque forme di equilibrio che finora hanno permesso all’uomo di sopravvivere. In questa sede vorrei esemplificare tale affermazione mostrando come queste cinque minacce riguardino uno degli strumenti che più caratterizza la civiltà industriale: il sistema dei trasporti. Per fare questo faccio riferimento al saggio Energia ed equità, pubblicato per la prima volta nel 1973. Credo sia importante sottolineare questa data, perché ci permette di evidenziare ancora una volta la natura quasi profetica degli scritti di Illich. Infatti chiunque si può rendere conto che i problemi sollevati in questo saggio sono, 36 anni dopo la sua uscita, peggiorati. La scelta della società industriale di non porre limiti a ciò che produce non può che avere delle conseguenze negative, non può che generare una Nemesi. Illich vuole mettere in evidenza, usando l’esempio del trasporto, come l’utilizzo di una quantità eccessiva di energia generi necessariamente situazioni di disuguaglianza. Non tutti, infatti, possono permettersi di consumare alti quantitativi d’energia: c’è chi può prendere il Concorde e chi la bicicletta, dice Illich.
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L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MONDO
L'INTERNAZIONALIZZAZIONE DEL MONDO da un discorso di Cristovao Chico Buarque

Durante un dibattito nell'università degli Stati Uniti, è stato chiesto all'ex governatore del Distretto Federale e attuale Ministro dell'educazione del Brasile, Cristovao Chico Buarque, cosa pensava rispetto all'internazionalizzazione dell'Amazzonia. Un americano ha introdotto la domanda, dicendo che si aspettava una risposta da umanista e non da brasiliano. Questa è stata la risposta del sig. Cristovao Buarque
: In realtà, come brasiliano, potrei parlare solo contro l'internazionalizzazione dell'Amazzonia. Anche se i nostri governi non curano abbastanza questo patrimonio, l'Amazzonia è nostra. Come umanista, sentendo il rischio della degradazione ambientale che soffre l'Amazzonia, posso immaginare la sua internazionalizzazione, come anche quella di tutto ciò che è di grande importanza per l'umanità. Se l'Amazzonia, per un'etica umanista, dev'essere internazionalizzata, internazionalizziamo anche le riserve di petrolio del mondo intero.Mi piacerebbe anche che prima dell'Amazzonia venissero internazionalizzati i grandi musei del mondo. Il Louvre non dovrebbe appartenere solo alla Francia. Ogni museo del mondo è guardiano di pezzi bellissimi prodotti dal genio umano.
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L'ASPETTO NEGATIVO DELLA DIFFUSIONE DEL NULLA
L'ASPETTO NEGATIVO DELLA DIFFUSIONE DEL NULLA
di George Ritzer


Si possono di certo elencare molti altri vantaggi del nulla e ampliare enormemente la lista a mano a mano che si procede, ma quanto detto è sufficiente per sostenere che esistono senza dubbio valide ragioni per la proliferazione del nulla. Tuttavia, poiché la maggioranza dei consumatori e molti studiosi esaltano le virtù di numerose forme di nulla, è importante passare a un'analisi degli aspetti negativi della sua diffusione. La critica più importante alla diffusione del nulla in tutto il globo è che, poiché tende a invadere inesorabilmente tutti gli angoli e le nicchie occupati dal qualcosa, in molti casi quest'ultimo ha sempre meno spazio. Con l'esplosione di non-luoghi, non-cose, non-persone e non-servizi resta sempre meno posto per luoghi, cose, persone e servizi. Viviamo in un mondo in cui si riduce vieppiù il qualcosa nelle sue tante forme. Si prenda il caso di Ikea. Continua...
GRAZIE CRISI
GRAZIE CRISI di Stefano Fusi

Grazie, crisi!! Ora ci dicono che c’è la crisi. Che ci sarà crisi. Che crollano i consumi. Che l’economia deve ripartire. Che per farlo dobbiamo consumare. E ce la fanno vivere davvero, la crisi. Che sarà dura, durissima. E la sentiamo eccome, la crisi. Quella economica: non abbiamo più soldi. Quella sociale: di chi fidarsi? Quella ecologica ed energetica: stiamo andando a fuoco e in fumo. Ma è davvero crisi? Chi ci dice che sia crisi, o non piuttosto un bel ritorno alla normalità? Dura, ardua, complicata, drammatica, ma finalmente un bel bagno di realtà? Pensiamoci un po’: chi ci dice che questa è crisi? Chi la definisce così? Proprio gli stessi che la rinforzano, la crisi, portandoci via anche quel poco che avevamo, mettendosi in saccoccia anche quello che ci resta, dopo aver già trasformato in merce ogni cosa che sarebbe naturale per vivere (la casa, la salute, la scuola, l’amore, il sesso, la politica, lo spirito -si erano dimenticati l’acqua e stanno rimediando- e via di questo passo).
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SOTTO LA DITTATURA DELL'IGNORANZA
SOTTO LA DITTATURA DELL'IGNORANZA di Guido Viale

Ma perché nel paese che ha avuto il più grande partito comunista e il più forte movimento operaio dell’Occidente, una cultura di sinistra egemone per almeno tre decenni, una delle manifestazioni più radicali e prolungate del «’68» e la maggiore proliferazione dei gruppi della sinistra radicale siamo poi caduti tanto in basso da diventare lo zimbello di tutta l’Europa, sia di destra che di sinistra?
Per alcuni, perché non sono stati elaborati quegli anticorpi che hanno permesso invece ad altri popoli e paesi di non venir travolti – o di venir travolti in misura minore – dall’ondata di demagogia e populismo che ha accompagnato gli sviluppi della globalizzazione nel corso degli ultimi due decenni; e che rischia di avere effetti ancora più deleteri con lo scoppio e il prolungarsi – a tempo indeterminato – della crisi economica. Per altri, perché la maggior parte delle risorse di quelle organizzazioni, o di una parte preponderante di esse, è stata per anni impegnata nel contenere, nel contrastare, nello screditare, assai più che nell’assecondare, le spinte sociali di cui pretendevano la rappresentanza; lasciando così liberi i germi della reazione di sviluppare indisturbati tutte le loro potenzialità; o addirittura alimentandoli. Forse le due tesi non sono così alternative come la loro contrapposta formulazione potrebbe far credere...CONTINUA...
IL FUTURO DELLE NOSTRE CITTA' E' NELL'INTEGRAZIONE CON L'AMBIENTE
IL FUTURO DELLE NOSTRE CITTA' E' NELL'INTEGRAZIONE CON L'AMBIENTE di Emanuele Bompan
intervista a Daniel Learch

A colloquio con Daniel Learch, autore del saggio Post Carbon Cities. Per capire come costruire centri urbani resistenti alle mutazioni del clima e in grado di provvedere ai propri bisogni energetici senza dipendere dal petrolio.
Città, picco della produzione petrolifera e cambiamento climatico sono intimamente correlati. Le città, dove oggi vive più della metà della popolazione sono responsabili del 40 delle emissioni di gas serra. Secondo climatologi, economisti e geografi urbani sono anche i luoghi dove cambiamento climatico e crisi energetiche legate ai picchi di produzione dei combustibili fossili produrranno effetti devastanti.
Continua...
LO STATO E LA GUERRA
LO STATO E LA GUERRA di Rocco Altieri

Perché mi uccidete? – E che! Non abitate forse sull’altra sponda del fiume? Amico, se abitaste da questa parte, io sarei un assassino, e sarebbe ingiusto uccidervi in questo modo; ma poiché abitate dall’altra parte, io sono un valoroso e quel che faccio è giusto (Blaise Pascal)
Ekkehart Krippendorff è da annoverare tra i grandi precursori a livello mondiale di quelle “scienze per la pace” che solo di recente hanno trovato accoglienza, pur tra tante incertezze e molte resistenze, nel mondo accademico italiano. Non è casuale che il Centro Irene dell’Università di Udine, una di queste nuove promettenti realtà, lo abbia voluto fin dagli inizi tra i membri più autorevoli del suo consiglio scientifico. Tra le opere di Krippendorff il libro qui pubblicato è, per sua stessa ammissione, il più importante. Benché altri suoi saggi siano da tempo accessibili in italiano, si è dovuto attendere più un quarto di secolo per realizzare l’attuale traduzione. Evidentemente il tema del libro e lo spirito “sovversivo e dissacratorio” con cui vengono trattati gli idola fori hanno spaventato e ritardato un’operazione editoriale che era quanto mai urgente e necessaria. Continua...
CULTURA E ARTE NELLA NUOVA ERA
CULTURA E ARTE NELLA NUOVA ERA “Cultura” è termine ormai onnipervadente: dai fumetti alla teologia, dalla gastronomia alla speculazione filosofica, dal folclore popolare alla musica classica, tutto è ormai “cultura”. Ciò da una parte indica come l’umanità, in un’evoluzione sempre più accelerata, ricerca significato e spessore in campi dell’esistenza e settori prima considerati minori e “a latere” dell’esistenza “seria”; dall’altra ci pone l’interrogativo: ma cos’è oggi, che fine ha, a chi si rivolge e da chi è ricercata la “cultura”?Il termine sembra aver perso ogni riferimento all’erudizione degli studiosi, alla pesantezza delle dottrine , all’elite delle menti più elevate; ma sembra d’altronde non aver più un significato definito. Il senso dell’autentica cultura (coltivazione della mente) è , a nostro parere, inscindibile da quello dell’educazione ( da e-ducere, portar fuori) poichè promuove, con metodo maieutico, la scoperta di sè e dell’altro da sé; essa si presenta, perciò, sfrondata da accademisti e utilitarismi e mirata alla fioritura del vero Uomo. A questo binomio cultura-educazione è affidato il futuro dei giovani , e, quindi, del nostro Pianeta.
Continua...
LA RICOSTRUZIONE CONVIVIALE
LA RICOSTRUZIONE CONVIVIALE di Ivan Illich

i sintomi di una crisi planetaria in corso di accelerazione sono manifesti. Se ne è ricercato il motivo un po' ovunque. Da parte mia, io avanzo la seguente spiegazione: la crisi ha le sue radici nel fallimento dell'impresa moderna, cioè la sostituzione della macchina all'uomo. Il grande progetto di sostituire la soddisfazione razionale e anonima alla risposta occasionale e personale si è trasformato in un implacabile processo di asservimento del produttore e di intossicazione del consumatore. La relazione dall'uomo allo strumento è divenuta una relazione dallo strumento all'uomo. Qui bisogna riconoscere il fallimento. Continua...
L'INVENZIONE DELLA RUOTA PER L'ACQUA
L'INVENZIONE DELLA RUOTA PER L'ACQUA Una buona notizia non fa mai male. Avra' un impatto sulla storia pari all'invenzione della sua omologa da terra. La ruota per l'acqua contiene un paradigma mentale in grado di incidere sulla struttura intima delle idee: e' un messaggero proteico di un nuovo modo di pensare. L'idea e' di una semplicita' allucinante: una tanica di plastica a forma di ruota, con un buco al centro. Assomiglia alla ruota di un'auto. Basta un tappo e una corda per trasformarla in un contenitore d'acqua che puoi tirare facendolo rotolare invece di caricartelo sulla schiena, come si e' fatto per secoli. Contiene fino a 50 litri d'acqua. Un uso intelligente della plastica, materiale meraviglioso, resistente, elastico, leggero, malleabile. E non e' solo una soluzione straordinaria per milioni di esseri umani (per lo piu' donne e bambini) che ogni mattina devono percorrere chilometri a piedi e rompersi la schiena trasportando 10 o 20 litri d'acqua. Per capire l'importanza di questa invenzione, bisogna calcolare che procurarsi l'acqua e', per la maggioranza dei terrestri, un'attivita' che assorbe una parte considerevole della capacita' lavorativa. Quando hai percorso dieci chilometri, di cui cinque con una tanica sulla testa, poi sei gia' stanco e devi ancora procurarti da mangiare.Continua...
LA SFIDA INTROVERSA ALLA MONDIALIZZAZIONE
LA SFIDA INTROVERSA ALLA MONDIALIZZAZIONE Eduardo Zarelli

Sono tre le grandi rivoluzioni che hanno segnato indelebilmente la storia conosciuta dell’umanità.
Quella del neolitico, con l'introduzione dell'agricoltura.
Quella del 1700, con l'introduzione della produzione industriale.
Quella che stiamo vivendo, caratterizzata dal precipitato della biotecnologia e delle applicazioni dell'informatica, che qui denomineremo grande accelerazione.
Ognuna di queste rivoluzioni è contemporaneamente economica, tecnica, sociale e culturale. Ognuna segna un diverso e più accentuato tentativo dell'umanità, o di parte di essa, di dominare la natura con la hýbris (tracotanza) che alimenta l'inesausto struggimento nichilistico ad oltrepassare i limiti imposti dalla realtà. Tale idea di dominio è inconcepibile prima
Continua...

LA RABBIA E LA MOSCHEA
<b>LA RABBIA E LA MOSCHEA</b> Per Oriana Fallaci una camicia. Di forza.
Che questa possa essere l’unica soluzione realistica iniziano a esserci sempre meno dubbi.
Ma per chi invece di dubbio ne nutrisse ancora qualcuno: «Non amo i messicani: se hai una pistola e ti dicono di scegliere chi è peggio tra i musulmani e i messicani avrei un attimo di esitazione; poi sceglierei i musulmani perché mi hanno scassato le palle». E poi: «Non voglio vedere questa moschea, è molto vicina alla mia casa in Toscana. Non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto, quando io nei loro paesi non posso neppure indossare una croce o portare una Bibbia».
Sono alcune delle dichiarazioni rilasciate al settimanale New Yorker, la seconda a proposito del progetto di costruzione di una moschea fuori Siena. Che una moschea rovini la vista dal terrazzo di casa è obiettivamente troppo: «Se sarò ancora viva andrò dai miei amici a Carrara, la città dei marmi. Lì sono tutti anarchici; con loro prendo gli esplosivi e la faccio saltare per aria».
Se queste uscite (farneticazioni?) provenissero da uno squilibrato qualunque e non da
MA E' IL PROGRESSO CHE CI RUBA LA VITA
<b>MA E' IL PROGRESSO CHE CI RUBA LA VITA </b> Wolfgang Sachs*

Un apologo di Heinrich Boll racconta di un turista che arringa un pescatore riguardo i vantaggi di un maggiore impegno nel lavoro. Uscendo due tre volte al giorno in mare, sostiene, potrebbe catturare più pesce, e innescare una dinamica di crescita inarrestabile: una barca a motore, poi due, una flotta di lance, uno stabilimento per la surgelazione, l'affumicamento e magari un elicottero per rintracciare i banchi di pesce. "E allora?" chiede il pescatore. "E allora", conclude il turista trionfante,"potrebbe sedere tranquillamente sulla spiaggia, sonnecchiando al sole e contemplando il bellissimo oceano!". Il pescatore lo guarda:"E'proprio quello che stavo facendo prima che arrivasse lei!". L'aneddoto è sconcertante per la sua struttura circolare: il ricco si adopera per arrivare là dove il povero ha cominciato. Ed è
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UN PO' DI SILENZIO
UN PO' DI SILENZIO

Rossana Rossanda

Che la terra gli sia leggera, più di quanto lo sono stati i media. Giovanni Paolo II si è spento, dopo giorni di patimento mentre l'Italia era sommersa da un mare di parole, immagini rubate, indiscrezioni. Un indecente voyeurismo.
L'ultima fotografia del suo volto sfigurato nell'inutile" tentativo di parlare alla folla ha campeggiato sulle prime pagine. Chi lo diceva morto, chi lo sentiva parlare in italiano e in tedesco, chi lo assicurava vigile e chi in coma. Se avessero potuto tenere le telecamere a mezzo metro dal letto e captare in audio l'ultimo respiro, lo avrebbero fatto. I soliti Vescovi da tv non erano inginocchiati a pregare, stavano negli studi della Rai o di Mediaset a invitare alla preghiera gli altri. In
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