La bellezza salverà il mondo (Dostoevskij)
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LE ARTI DEL BENESSERE
Medicine naturali del corpo, della mente e dell'anima
LE ARTI DEL BENESSERE
LO SPIRITUALE NELLA MEDICINA
<b>LO SPIRITUALE NELLA MEDICINA</b>


Negli ultimi decenni abbiamo assistito in Occidente a duna graduale involuzione della formazione del medico in contrasto con la grande evoluzione “scientifica” della medicina; essa è andata via via svuotandosi dei contenuti più ricchi e trascendenti, per dar posto invece esclusivamente ad insegnamenti scientifici di impostazione meccanicistica. E’ scomparsa così l’immagine dell’uomo nella sua interessa psichica e somatica, sostituita da quella di un omuncolo scomposto nelle sue singole parti fino ad arrivare all’infinitesimale. Ciò è da imputare indubbiamente al generale cambiamento della psiche dell’uomo occidentale che, nel divenire moderna, ha perduto la capacità di accettare i suoi aspetti arcaici come parte integrante del Sé.
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LA SALUTE OLISTICA
<b> LA SALUTE OLISTICA </b>







Teresa Chindamo

SANI NEL CORPO
Se proviamo a sfogliare le pagine di un giornale o a fermare per un attimo l'attenzione sui messaggi pubblicitari che ci vengono offerti dallo schermo televisivo o dai cartelloni affissi sui muri delle nostre città, possiamo notare l'accanimento con cui ci vengono proposti integratori alimentari, vitamine, oligoelementi, tutte apprezzabili conquiste della nostra epoca che suscitano il nostro entusiasmo e una nuova fiducia. Anche il meritato successo dei prodotti biologici e biodinamici, la ribellione che si diffonde sempre più tra i cittadini contro l'inquinamento di ogni genere che ci soffoca sono una prova evidente della nuova considerazione in cui teniamo la nostra salute.
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CHE COS'E' LA TERAPIA OLISTICA
<b>CHE COS'E' LA TERAPIA OLISTICA </b> di Maggi Lidchi Grassi

Per avvicinarsi nel modo giusto alle terapie “olistiche” è importante sapere che il corpo ha in sé un meccanismo che lavora costantemente per mantenere la salute e che la malattia ne fa parte, è il messaggio per dirci che qualcosa dev’essere fatto.
La terapia è cattiva se riduce e sopprime, è olistica se si propone di aiutare l’individuo ad evolversi.
L’omeopatia, l’agopuntura e tutte le altre terapie alternative possono essere praticate in un modo meccanico e superficiale che le riduce al livello di una terapia qualunque, che si accontenta di sopprimere i sintomi. Vorrei citare qui un passaggio di Henry Miller che parla di una sua esperienza di guarigione “olistica” avvenuta ad Epidauro.
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MEDICINE CHE UCCIDONO
<b>MEDICINE CHE UCCIDONO </B> di Maurizio Blondet

I farmaci "di sostituzione ormonale" promettono alle donne di restare giovani, di ritardare la menopausa e di sconfiggere l'osteoporosi. Ora si scopre che due medicinali molto diffusi, il Premarin e il Prempro, provocano cancro, embolia polmonare, infarto e demenza.
In USA, almeno 14 milioni di donne si sono viste prescrivere le due medicine. Ma poiché esse sono in commercio da 40 anni, sono circa cento milioni (tre generazioni) le donne americane in pericolo. Lo ha stabilito uno studio di un ente indipendente, il Women's Health Initiative (WHI).
Il principio attivo dei due farmaci è estrogeno estratto dall'urina di vacche e cavalle, che contiene tre tipi di estrogeni, di cui due non naturali per la donna. Inoltre il Premarin contiene progesterone sintetico, anch'esso non identico all'ormone umano. Il dosaggio aumenta la pericolosità.
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PSICODINAMICA
<b>PSICODINAMICA </b> di Marco Ambrosio

Conosciuta anche come Dinamica Mentale, è quanto di più efficace si possa attualmente utilizzare per sviluppare e ottimizzare le proprie risorse mentali, in quanto sintetizza il meglio tra tutte le possibilità offerte da Training Autogeno, Sofrologia, rilassamento psicofisico, meditazione creativa.
La condizione di partenza è uno stato di profondo rilassamento autoindotto tramite semplicissime tecniche di immaginazione creativa e respirazione, allo scopo di rallentare la frequenza delle onde cerebrali dallo stato beta allo stato alpha. Lo stato beta è la condizione che normalmente ci permette di interagire razionalmente con la realtà contingente e indica che le onde cerebrali (misurabili con l'elettroencefalografo) oscillano con una frequenza di circa 14 Hz (cicli al secondo). Le onde alpha hanno una frequenza di circa 8-13 Hz e caratterizzano lo stato di coscienza (o supercoscienza) che principalmente interessano la Psicodinamica.
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L'EVOLUZIONE COME TERAPIA


di Carlo Scirocchi

Abituati al rapporto un po' mercantile tra terapeuta e paziente può capitare di dimenticare che il contatto tra questi due soggetti può essere visto in generale come una buona occasione di evoluzione personale, per entrambi...
 
Tale possibilità si fa evidente nel caso del trattamento corporeo, dove il contatto fisico, con la sua centralità, amplifica gli effetti e le implicazioni della comunicazione corporea. Il fatto che si tratta di una situazione al di fuori dei comportamenti usuali, che può essere considerata 'protetta', praticamente da laboratorio, contribuisce a far emergere significati e potenzialità di questa comunicazione. Comunicazione sottile come sottile è l'azione del massaggio terapeutico. Si racconta che in Giappone l'arte dei trattamenti shiatzu fosse tradizionalmente svolta dai ciechi. Tutto ciò che c'è da sapere arriva infatti attraverso il contatto dell'organo più sensibile che abbiamo: le mani. Così i 'vuoti' e i 'pieni' diventano per il terapeuta preziosi messaggi sullo stato degli organi e delle viscere. Il quadro complessivo del paziente si va precisando nella mente del terapeuta a mano a mano che le sue mani esplorano il 'paesaggio' complesso del paziente, composto di canali, monti, valli, asperità e mollezze, blocchi e fluidità. In accordo con l'esplorazione del 'paesaggio' la sensazione che egli riceve è qualcosa che somiglia più ad una sensazione climatica, come caldo o freddo o umido o secco, piuttosto che una descrizione geometrica. Parlare di 'microcosmo' con riferimento al corpo umano è quanto mai appropriato per un terapeuta. Si tratta propriamente di viaggiare negli infiniti mondi di cui l'umanità, attraverso ciascuno dei suoi componenti, è rappresentazione.

Ogni mondo ha la sua atmosfera e il suo stato fisico, la sua distanza dal Sole, la sua orbita che è la traiettoria della sua specifica esistenza. Perciò il viaggio terapeutico non può mai essere uguale a se stesso, così come visitare un luogo o una città di questo mondo non è mai una esperienza che si ripete nello stesso modo. Ma viaggiare nella terra del paziente è viaggiare nella propria terra poiché soltanto ciò che si riconosce in se stessi può essere riconosciuto nell'altro. Perciò il continuo contatto con le infinite modalità degli stati fisici, psicologici e spirituali dei pazienti aiuta il terapeuta a migliorarsi, cioè a riconoscere se stesso. Nello specchio delle sue sensazioni si riflette il microcosmo del paziente e tanto più egli sa osservare nel suo specchio tanto più la sua azione terapeutica avrà successo. Descrivere cosa sia esattamente questo 'conoscere' del terapeuta, questo osservare per comprendere, è impresa ardua perché appartiene alla sfera della percezione di elementi non misurabili. La relazione che si stabilisce tra le due persone in gioco, in quel momento, è totalmente irriproducibile e può essere vissuta e governata solo in quel preciso contesto. Bene, chiederà qualcuno, è dove sta la scientificità dell'approccio? Bene, rispondo, non siamo nel campo della scienza intesa in senso occidentale. Infatti chi ha mai misurato i meridiani o visualizzato i punti di agopuntura? Ma misurazione e visualizzazione sono solo alcune delle modalità del verificabile così come l'intuizione è uno dei modi di percezione della realtà. Però l'agopuntura è entrata anche nei nostri ospedali per il semplice motivo che ne sono stati verificati gli affetti. Semmai c'è da meravigliarsi come personaggi di tanto tempo fa siano stati in grado di sviluppare capacità percettive e di osservazione talmente efficaci da elaborare un modello di funzionamento biologico così complesso e funzionale.

Ma se l'approccio è così poco riproducibile e così poco misurabile, allora come descrivere ciò che accade nel terapeuta e nel paziente? La risposta sarebbe semplice: provate e vedrete. Però, visto che qui ci troviamo nel campo delle parole, si deve cercare di utilizzare ciò che il linguaggio permette, cominciando a chiarire il titolo. Non ho scelto a caso il termine 'evoluzione'. La fase dell'apprendimento si riferisce ai processi intellettuali che il terapeuta affronta negli anni della sua preparazione. Ma evolvere è tutt'altra cosa: si tratta di un processo graduale verso forme naturali e spirituali più progredite. Infatti è possibile conoscere o apprendere ma non è detto che questo porti a progredire. Insomma l'apprendimento è lo strumento mentre l'evoluzione ne è l'auspicabile effetto. Non è questa la sede per una trattazione linguistica ma in questo campo è fondamentale mettersi d'accordo sui termini. L'evoluzione è, in sintesi, un processo molto più complesso dell'apprendimento perché riguarda tutti i piani dell'esistenza. Non a caso si parla di 'evoluzione della specie' non di 'apprendimento della specie'. Certamente esiste uno schema di riferimento nel campo dei trattamenti corporei che è uguale per tutti: ci sono dei meridiani, delle zone di riflesso, dei punti significativi eccetera. Questo schema viene 'appreso' dal terapeuta. Ma il grado della sua evoluzione si vede quando deve applicare lo schema al caso specifico. Se egli, attraverso la sua esperienza, è riuscito a progredire, allora acquisisce la capacità di seguire la saggezza delle sue mani, abbandonando la semplice logica della causa e dell'effetto ma entrando nel corpo del paziente come se fosse il proprio. Non si tratta più di applicare pedissequamente gli schemi appresi ma di metterli al servizio della saggezza delle sue sensazioni.

Così l'insieme di fattori 'climatici' che può avvertire in una certa zona della schiena, tanto per fare un esempio, vanno rapportati al tipo di paziente di cui lui si è costruito una immagine complessiva, a ciò che il paziente esprime verbalmente, al suo aspetto generale, alla situazione di altre zone del corpo non necessariamente in connessione diretta, al tipo di reazione che avverte nei movimenti eccetera. Molti di tali fattori sono labili, mutevoli, appena percettibili dalla coscienza. Essi non fanno parte dell'insegnamento intellettuale ricevuto ma del modo di evolvere, appunto, della sua esperienza e della sua consapevolezza. Imparare facendo è il motto di tutte queste discipline di derivazione orientale che comprendono anche le arti marziali che sono un modo diverso, per finalità e metodi, di applicare gli stessi principi. Nessun insegnante professionale potrebbe mostrare come si avverte il 'pieno' o il 'vuoto' delle aree o dei punti. Le parole mostrano in questo caso tutti i loro limiti. Se l'insegnante dicesse che si deve tenere premuto un determinato punto fino a che non si avverte la sensazione di un bicchiere che si sta riempiendo d'acqua sotto il rubinetto l'allievo non ne saprebbe veramente molto di più. Se dichiarasse che l'intenzione che si pone nell'azione contribuisce in modo determinante a 'riempire', o 'svuotare', il bicchiere, non avrebbe per il principiante molto senso compiuto. Perciò durante i corsi quello che si insegna attraverso ore e ore di pratica è di riconoscere e avere fiducia nelle proprie esclusive sensazioni attraverso la constatazione e la sperimentazione degli effetti.

L'insegnante aiuta a riconoscere tali effetti raccordandoli con lo schema generale e i principi guida. Soprattutto è l'allievo che a poco a poco riconosce tali effetti in se stesso quando è il proprio turno di porsi sotto le mani dei colleghi che stanno a loro volta imparando. Attraverso il tocco corretto o scorretto degli altri egli impara a sue spese il grado di efficacia di una particolare azione. In pratica ciò che si insegna soprattutto è come diventare maestri di se stessi. Insomma, quello di cui sto parlando è un processo comunicativo piuttosto al di fuori dai canoni di apprendimento a cui siamo abituati, fondati sull'approccio intellettuale, logico analitico, prevalentemente affidato al linguaggio descrittivo. Scoprire i modi e le possibilità di questo modo di apprendere che, come ho detto, riguarda gran parte delle discipline orientali, dal massaggio, alle arti marziali, allo yoga, è di per se una grande esperienza, che va oltre la scoperta delle possibilità terapeutiche del massaggio. Si tratta di un grande insegnamento di vita. Tutto ciò giustifica l'uso della parola 'evoluzione'. Tale uso è giustificato anche per il paziente? Certamente. Per il paziente, spesso ignaro o senza adeguata esperienza dei significati delle sue proprie sensazioni, seguire con fiducia le mani del terapeuta significa viaggiare nei luoghi spesso ignorati o sconosciuti del proprio corpo, dove si annidano i suoi squilibri di vario livello sotto forma di blocchi di energia. La fiducia tra paziente e terapeuta è fondamentale poiché si tratta di affidargli il bene più prezioso che abbiamo: il corpo.

E, ancora di più, perché il corpo è il supporto dell'anima e solo la fiducia può gettare un ponte tra le due entità sottili che entrano in contatto. Inoltre viaggiare in territori sconosciuti implica una certa dose di apprensione che solo la fiducia in chi guida può far superare. Se il ponte non si stabilisce non c'è comunicazione e se non c'è comunicazione il trattamento non potrà che rimanere in superficie, avere effetti limitati ed effimeri. La gestione efficace e corretta di tale sottile comunicazione è compito del terapeuta che, per esperienza, sa riconoscere i vari momenti della relazione, tra una seduta e l'altra e all'interno della stessa seduta; sa indirizzare con tocco sapiente le proprie e le altrui sensazioni; si avvede quando la seduta ha esaurito la sua funzione e se ha ottenuto quello che si prefiggeva. Il paziente non può avere la stessa sapienza però è possibile permettergli di vivere con discrezione e libertà tutti i suoi momenti, anche quelli più difficili quando cominciano ad affiorare antichi disagi e inconsci squilibri. Il bravo terapeuta è colui che accompagna il paziente nel viaggio dentro il mistero di se stesso permettendo alle sue stesse energie di guarigione di esprimersi e manifestarsi, per ritrovare il grande tesoro dell'equilibrio energetico. E' singolare che terapeuta fa rima con argonauta, il cercatore di arcane magie. O, se preferite, con ermeneuta, colui che sa interpretare linguaggi e simboli antichi. A volte questo viaggio comporta molta pazienza e molto coraggio da parte di entrambi.
 
La pazienza però si nutre del cibo già citato, cioè della fiducia. Naturalmente non è possibile avere fiducia nell'altro se non si ha un certo grado di fiducia verso se stessi. Mettere il proprio corpo nelle mani di qualcuno è già l'espressione di un bisogno di riavvicinarsi a se stessi, costituisce già un buon grado di fiducia nel prossimo. Questo bisogno e questa fiducia rappresentano i migliori strumenti per sottomettere i propri disagi alla percezione del terapeuta, per arrendersi rispetto ai canoni usuali dei rapporti sociali, rispetto ai propri condizionamenti, deponendo le armi difensive. Per tutto ciò si può parlare a buon diritto di 'evoluzione' del paziente: egli sperimenta una forma di apprendimento verso se stesso attraverso le sensazioni ricevute dal corpo. E' un processo di integrazione e sintesi dei suoi aspetti fisici, mentali, emozionali, energetici, ai vari livelli di intensità. Il ripristino dell'armonia dei flussi energetici promuove una esistenza a maggior tasso di evoluzione perché maggiormente integrata nei suoi vari aspetti o manifestazioni. A quale grado ciò avvenga dipende da infiniti fattori che coinvolgono le virtù e i condizionamenti del paziente, oltre alla bravura del terapeuta. Ma anche un piccolo movimento ha una grande importanza. E' possibile in questo senso scorgere delle analogie con un altro importante aspetto del cammino evolutivo: quello tra maestro e discepolo. Se si ammette che per un autentico cammino evolutivo, nel senso esposto, sia necessaria la presenza di un vero maestro, più o meno come è richiesto per qualsiasi altra attività di apprendistato umana, allora non si può non scorgere l'importanza della fiducia, dell'umiltà e della sottomissione anche per tale specialissimo rapporto. Non è il caso qui di andare oltre su questo tema che meriterebbe una trattazione a se.
 
Basta aggiungere che nel caso del rapporto tra terapeuta e paziente la distinzione dei ruoli, a parte la specifica conoscenza tecnica, si definisce volta per volta in un meccanismo squisitamente dinamico. In ciascuna fase del ciclo di trattamento ciascuno riveste di volta in volta i panni del maestro e del discepolo. Un bravo terapeuta, guidato dall'esperienza e dall'umiltà, sa riconoscere questi momenti e servirsene. Il bravo paziente, sorretto dall'umiltà e dalla fiducia, saprà assecondare tale processo anche senza conoscerlo, permettendo che si manifesti liberamente e con sua profonda gratificazione una delle più grandi e misteriose forme di intelligenza dell'universo: la saggezza del corpo.

Lettera degli anziani Hopi
Il 4 agosto 1970 gli Anziani di un villaggio Hopi indirizzarono al presidente Nixon una lettera, un invito a prendere coscienza dei problemi dell'ambiente e del modo di vita dell'uomo moderno, privo di armonia e in conflitto con l'antica saggezza indiana.

Gentile Signor Presidente, in quanto anziani della nazione Hopi, abbiamo sempre seguito rigorosamente la Via indicata dal Grande Spirito. Oggi noi ci sentiamo in dovere di trasmettervi il messaggio delle profezie che ci sono state confidate. L’uomo bianco ha profanato il volto della Madre Terra perché è insensibile nei confronti della Natura. Si può considerare la capacità tecnologica dell’uomo bianco come il risultato della sua mancanza di considerazione nei confronti della Via Spirituale e di tutto quello che vive sulla Terra. La sua cupidigia e il suo desiderio di godere dei beni materiali l’hanno reso insensibile alle ferite che ha inflitto alla Terra Madre, tutto questo nel nome di quello che egli chiama ‘valorizzazione’ delle risorse naturali. In tutto il Paese le acque sono infette, il terreno sventrato e rivoltato, l’aria completamente inquinata. Molti sono gli animali che muoiono avvelenati dalle scorie industriali. La Via Divina è diventata praticamente impercettibile per la maggior parte degli uomini e anche per molti Indiani, che hanno scelto di seguire lo stile di vita dell’uomo bianco.
 
Noi abbiamo il dovere di informarvi che tutte le forme di vita saranno quasi distrutte se l’umanità non ritorna a una vita di pace e armonia con la Natura – le nostre profezie confermano questa responsabilità. Soltanto coloro che hanno compreso i segreti che racchiude la Natura, la madre di ogni cosa, hanno la possibilità di respingere questo destino fatale. Questo processo di devastazione deve cessare, altrimenti Madre Natura reagirà in maniera tale che l’umanità intera conoscerà il dolore e la sofferenza. Oggi gran parte di queste profezie si sono già realizzate. Enormi vie attraversano il paese in ogni direzione, simili a gigantesche tele di ragno, gli uomini comunicano tra di loro attraverso le linee telefoniche, viaggiano prendendo in prestito le vie dell’aria. Due grandi guerre sono state scatenate da coloro che portavano il vessillo della Svastica* o del Sol Levante e l’uomo ha cominciato a impegnarsi nella conquista della luna e delle stelle. La grande maggioranza degli uomini si è allontanata dalle Vie divine. Solo “Maasaw”** è ancora abbastanza potente per istruirci sul modo di correggerci. Dio ci ha rivelato che, quando una manciata di ceneri verrà lanciata sulla terra provocando la morte di molti esseri umani, questo significherà che la fine del nostro mondo è vicina. Noi abbiamo interpretato questa profezia come il lancio delle bombe su Hiroshima e Nagasaki. Noi non vogliamo che questo si ripeta, in nessun luogo e per nessun popolo. Noi conserviamo la speranza di vedere queste energie utilizzate per la pace e non per la guerra.
* Croce uncinata
** Maasaw, divinità hopi che all’origine dimorava sulla superficie terrestre. Dopo che il popolo hopi emerse dalla terra, egli divenne il custode di questo mondo.

La pratica della meditazione e la rivoluzione della coscienza di Thanavaro La pratica della meditazione è uno strumento che ci viene offerto per potenziare la nostra capacità di visione. L’attività del meditare, propria del nostro cuore-mente, impegna tutte le facoltà spirituali, non solo quelle intellettive o pratiche. Comunemente, con questa parola si intende la capacità cosciente di cogliere il senso profondo di quanto avviene al nostro interno. Meditare non significa dunque semplicemente ‘pensare’, ma essere presenti all'evento del pensiero. Questa presenza si può paragonare a un riflettore, a un fascio luminoso che illumina un particolare aspetto del tema che vogliamo trattare, considerandolo ed elaborandolo. Questa attenzione al pensiero come evento interiore, alla scoperta dei grandi temi dell’uomo, ci permette di riconoscere una parte di qualcosa che va al di là della nostra volontà. Se per la pratica della concentrazione è necessaria e a volte sufficiente la volontà per poter essere presenti e concentrati sull’oggetto, nella pratica della meditazione viene richiesto un maggiore rilassamento di questa volontà e quindi una maggiore capacità di accoglienza.

Nella pratica meditativa avviene qualcosa di molto grande: una vera liberazione interiore. Infatti, ogni volta che diamo spazio al pensiero, ogni volta che notiamo la coscienza nel suo molteplice manifestarsi, ecco che portiamo all’unità quell’interiorità nascosta che cerca la luce, che vuole essere illuminata, che necessita di essere compresa all’interno dell’uno. Abbiamo tutti bisogno di molta umiltà per accogliere i nostri eventi interiori e il nostro pensiero, perché nella misura in cui permettiamo ai pensieri di fluire siamo effettivamente in grado di esserne liberi. Ma se non permettiamo questo fluire, nella sua alternanza di positivo-negativo, bene-male, finiamo per demonizzare persone e oggetti e creiamo al nostro interno un vero conflitto tra bene e male. La meditazione è un valido strumento per la conoscenza profonda di se stessi, ma le pratiche meditative fanno parte di un corpo molto più vasto di insegnamenti, senza i quali possono rimanere inefficaci. La meditazione non deve ridursi a semplice tecnica, perché riflette uno stato di coscienza pregno delle conoscenze dei grandi maestri di tutti i tempi, appartenenti alle vere tradizioni di ricerca spirituale. Potremmo dire che la meditazione è il corretto atteggiamento nei confronti della vita stessa, e non è quindi riducibile a una tecnica o a una postura fisica, perché se così fosse escluderemmo gran parte delle esperienze che costituiscono il nostro vivere quotidiano.

Se abbiamo chiaro questo punto, possiamo avvicinarci alle pratiche meditative con una impostazione corretta, riconoscendole come un apporto valido, e per molti aspetti indispensabile, al fine di correggere la nostra percezione degli eventi. Possiamo avvicinarci alla pratica meditativa considerando il nostro corpo come un apparecchio radiofonico. Nel corso della giornata il nostro apparecchio psicofisico, proprio come una radio, è in grado di ricevere diverse esperienze, di sintonizzarsi su diversi programmi. Queste esperienze vengono vissute come sensazioni, emozioni, stati mentali. Sintonizzarsi correttamente su di esse significa essenzialmente prendere coscienza di quello che ci sta accadendo, essere pienamente consapevoli dell’oggetto osservato. In altre parole, la nostra capacità di ascolto oggettivo del programma che stiamo percependo ci permette di conoscere la natura degli eventi così come si manifestano, secondo le cause e le condizioni che li determinano. Ciò che avviene nella nostra vita è determinato e al tempo stesso determinabile. Questa comprensione ci permette di liberarci dalla convinzione assai diffusa che le cose siano predeterminate, dalla credenza che siamo vincolati a un destino. La corretta comprensione della sequenzialità, della relazione di causa ed effetto, ci permette di riconoscere una possibilità che sta a noi cogliere momento per momento: la possibilità di essere liberi. Non possiamo relegare questa possibilità nel futuro, e non possiamo nemmeno compiangerci per non essere ancora illuminati. Dobbiamo assumerci la responsabilità di convogliare tutte le nostre forze perché nel momento presente si attui una vera rivoluzione della coscienza, realizzando pienamente ciò che siamo: esseri di luce in grado di ricevere luce e di trasmetterla. Anche se esistono parole diverse per descrivere questo stato di coscienza (libertà, verità, amore), indicano tutte un’unica capacità: la capacità di vedere chiaramente, di conoscere chiaramente e di esprimere chiaramente.

Vedere, sentire, conoscere, esprimere sono proprietà della coscienza, ed è sui principi della visione profonda che possiamo esprimerci pienamente. La pratica meditativa è lo strumento per far sì che questa visione profonda non venga mai meno e perché si manifesti la chiarezza necessaria a essere nella vita al di là del dualismo che la caratterizza a livello sensoriale. Il nostro percorso si svolge all’interno della nostra esperienza psicofisica, ma ci porta allo sviluppo delle nostre potenzialità per passare da uno stato di semplice sensorialità allo stato di multi-sensorialità, ampliando le nostre percezioni ed esprimendoci pienamente secondo coscienza, secondo l’amore. In che modo? Prima di tutto, portando l’attenzione al corpo, in quanto esso costituisce il primo ricettacolo della vita. Questa accensione di vita avviene quando i due gameti si incontrano e vanno a costituire la prima cellula, che dividendosi dà inizio a un processo in cui scorre una verità profonda. È la verità dell’intrinseca unità presente in ogni cosa, che, pur trascendendo la materia, si esprime in ogni piano della materia. Sul piano dell’evoluzione fisica c’è dunque una continua ricerca per ristabilire l’unità apparentemente perduta. Sul piano dell'introspezione, ognuno di noi cerca di riportare la mente a uno stato di unità, di pace, di integrazione profonda di tutti gli elementi che costituiscono la persona. Ecco allora che corpo, energia e mente, qualora armonizzati e vissuti in piena consapevolezza, diventano i canali dello spirito.
 
Il lavoro meditativo vuole essere essenzialmente questo: fare del nostro corpo e della sua espressione cosciente un canale puro che consente la vera ricettività. Ciò significa attingere direttamente alla conoscenza senza le distorsioni tipiche del mentale, da cui molto spesso siamo afflitti perché è proprio nella stratificazione dei pensieri che si gioca il gioco dell’esistenza. Il pensiero “Sono perché penso” è una trappola mortale. L’immortalità dell’essere si manifesta come realtà esperibile ogni volta che siamo in grado di lasciar andare il pensiero. Ma questa capacità di lasciar andare il pensiero richiede una verifica esperienziale, e all'interno della pratica meditativa tale verifica è possibile perché portiamo una maggiore attenzione al flusso degli eventi e riconosciamo nella caratteristica della transitorietà e dell’impermanenza una legge universale. Tutto è instabile, tutto è transitorio, tutto è impermanente, tutto è effimero, caduco. Questa capacità di visione del costante fluire dell’esperienza ci pone quasi magicamente al di fuori della stessa esperienza. In questa percezione diretta la coscienza diventa più vasta, non più preoccupata ma tranquilla e profonda, serena, amorevole, aperta al continuo cambiamento, al continuo scorrere. Più consapevolezza, più coscienza, più vita. Più vita nella conoscenza della non-morte, quindi dell’immortale. La meditazione si presenta come la via all’immortalità, e il superamento della paura della morte è uno degli effetti di una pratica meditativa attenta e rigorosa. Andare oltre la paura significa andare oltre i limiti di una coscienza limitata da preconcetti. La stessa idea di essere nati nel tal giorno e alla tale ora è un preconcetto che trova la sua giustificazione solo nello sviluppo biologico di una cellula.
 
È di fondamentale importanza andare oltre l’identificazione con qualsiasi processo, perché i processi avvengono all’interno di una dimensione spazio-temporale e sono quindi determinati da un inizio, una crescita e una fine. Inizio, crescita e fine sono le coordinate di qualsiasi viaggio, di qualsiasi esperienza, di qualsiasi esistenza. Inizio, sviluppo e fine sono all’interno di un quadro spazio-temporale. Fare salti di coscienza significa ampliare questo quadro, uscire dalle costrizioni di questo spazio limitato. Ecco perché si parla di libertà, e il richiamo alla libertà è in fondo al nostro cuore, in fondo alla nostra anima. Il richiamo alla libertà è anche il richiamo alla conoscenza della nostra interdipendenza e del riconoscimento che non si può essere liberi se non nel rispetto della libertà altrui, e dunque nell’amore. Tutto ciò inizia da un semplice passo, da una semplice consapevolezza: la consapevolezza del respiro, la consapevolezza di essere qui e ora. --- - Dal sito della Scuola Arcana I Sette Raggi Senza addentrarci in un profondo dibattito metafisico, si può dire che quando ciò che è Uno o una unità assoluta si divide e diventa una dualità, immediatamente entra in gioco un terzo fattore e questo è il rapporta tra i due. Vi è dunque il numero divino che immediatamente scaturisce dalla dualità. Abbiamo così l'eterno triangolo di sé, non-sé e rapporto fra di loro a ogni livello di esistenza, o ciò che generalmente chiamiamo spirito, materia e anima. Tuttavia dovremmo anche considerare un altro numero divino che nasce dal tre ed è il sette.

Tutte le triplicità possono essere raggruppate in sette modi, secondo il loro rapporto di potere; vediamo perciò il significato del numero sette e notiamo come prevale in esempi come le sette note maggiori della scala musicale e i sette colori dello spettro cromatico. In termini di filosofia esoterica, la Trinità divina produce naturalmente un proprio settenario, costituito dai Sette Raggi di Vita.

I SETTE RAGGI Sette differenti rapporti di potere prodotti dalla trinità RAGGI DESCRIZIONE
1 VOLONTÀ (W: Will)
2 AMORE-SAGGEZZA (L: Love - Wisdom)
3 INTELLIGENZA ATTIVA (A : Activity)
4 ARMONIA, BELLEZZA, ARTI
5 CONOSCENZA CONCRETA, SCIENZA
6 DEVOZIONE, IDEALISMO
7 ORDINE CERIMONIALE, MAGIA

Ogni unità di coscienza appartiene a une dei sette raggi ed è un'espressione, grande o piccola, della sua qualità generica. I primi tre raggi mantengono gli stessi nomi e caratteristiche della Trinità divina che abbiamo studiato, cioè Volontà, Amore-Saggezza e Intelligenza Attiva. Essi sono noti come raggi di Aspetto, essendo espressioni della natura o qualità della Trinità divina. Gli altri quattro raggi sono detti di Attributo, avendo la loro radice nel terzo aspetto della Trinità, Intelligenza Attiva. Essendo tre modi diversi di attività intelligente questi attributi trovano la loro sintesi nel terzo raggio. Essi sono noti come: Quarto Raggio, di Armonia, Bellezza, Arte. Quinto Raggio, di Conoscenza Concreta a Scienza. Sesto Raggio, di Devozione o Idealismo. Settimo Raggio, di Ordine Cerimoniale a Magia. La natura di questi raggi di attributo può non essere immediatamente comprensibile come quella dei raggi d'aspetto, ma si può pensare ad essi come a tipi di attività intelligente - i modi in cui la vita adatta e organizza la forza, la sostanza e la materia. Ogni coscienza è colorata dai sette raggi, ma risuona alla qualità di une di essi più che degli altri. Nel caso dell'essere umano, questo raggio di base è quello dell'anima, ma poi abbiamo anche quello della personalità come pure i raggi che condizionano i corpi mentale, emozionale e fisico.

Questa interrelazione crea un vasto campo di opportunità e la ricca diversità della coscienza ed espressione umane che vediamo nel mondo. Uno studio dei raggi è uno studio di psicologia esoterica, e lo sviluppo può essere misurato dall'estensione in cui i raggi condizionanti sono in armonia fra di loro e sotto il dominio del raggio dell'anima. Nella psicologia del futuro questo modo di accostarsi allo sviluppo sarà sempre più significativo e le relazioni interiori della personalità, nonché la sua interazione con l'ambiente, saranno meglio capite nel contesto del Secondo Raggio, di Amore-Saggezza. Questo Secondo Raggio, di Amore-Saggezza, governa il nostro sistema solare e tutte le vite entro la sua sfera d'influenza stanno imparando a intonarsi alla vibrazione che la permea. Ciò è illustrato nella dottrina dell'amore di Dio che permea tutti gli insegnamenti religiosi e unisce la loro diversità esteriore. Mentre questo Secondo Raggio govern a il nostro sistema solare, tutti i sette raggi hanno origine al suo esterno, ma vi penetrano attraverso il cuore del Sole e perciò, per quanto ci concerne, sono tutti emanazioni dell'amore-saggezza. Ciascuno di noi, quando si incammina sul sentiero dell'evoluzione cosciente, contribuisce a intensificare una di queste sette espressioni dell'amore, diventando un trasmettitore di energia divina - "un punto di fuoco sacrificale focalizzato nell'ardente volontà di Dio."

La coscienza iniziata si tiene salda in questo flusso, appoggiando la redenzione planetaria come "un punto radiante di crisi che produce la necessaria tensione". Ne deduciamo che le nostre idee sull'amore debbano andare ben oltre il desiderio e il sentimento personali se vogliamo veramente comprendere. Il desiderio è la distorsione dell'amore e produce le forze dell'annebbiamento che normalmente tiene schiava e imprigionata l'umanità. L'annebbiamento è una falsa rappresentazione allettante di qualche cosa di reale e spirituale. Come le stelle sembrano scintillare e cambiare colore quando la loro luce attraversa l'atmosfera terrestre, così esiste un'apparenza alterata e distorta della verità e bellezza quando la luce passa attraverso i veli del desiderio e del sentimento. La risultante facciata dell'annebbiamento splende di una luce falsa, producendo un miraggio che alletta i sensi. Entrare in questo spazio significa perdersi in una gigantesca sala degli specchi nella quale ogni cosa è il riflesso distorto di qua1cos'altro. Tuttavia, anche in questo stato di confusione l'anima, con la forza salvatrice della coscienza, ci fa sapere che stiamo agendo al di fuori dell'armonia con la realtà. Ogni volta che udiamo e obbediamo al suo richiamo, anche se soltanto sporadicamente, ascendiamo ulteriormente lungo la spirale della coscienza fintanto che una prospettiva elevata altera il nostro senso dei rapporti.

Ciò conduce infine a una totale infusione da parte della coscienza dell' amore stesso quando ci risvegliamo e ci fondiamo con la grande corrente evolutiva. Se poi a questo quadro generale aggiungiamo il fattore del suono, abbiamo la grande forza creativa che conduce questo ordinato moto in avanti nell'universo mettendo pressioni, tensioni e attriti nella veste dello spazio e dando origine a tutti gli altri fenomeni. Ogni unità di coscienza forgia un veicolo di suono nei fuochi dell'esistenza per partecipare alla grande sinfonia dei cieli. Nel libro “Illusione, un problema mondiale” leggiamo che ogni essere umano "sta perfezionando uno strumento mediante il quale la musica dell'anima e, più tardi, la qualità musicale della Gerarchia (il regno delle vite sovrumane) sarà udita... il suono permea tutte le forme; il pianeta stesso ha la propria nota o suono, come ogni minuscolo atomo; ogni forma può essere evocata in musica e ogni essere umano ha il suo accordo particolare e tutti gli accordi contribuiscono alla grande sinfonia che Gerarchia e Umanità stanno suonando, ora. Ogni gruppo spirituale ha la propria tonalità ... e i gruppi in procinto di collaborare con la Gerarchia fanno incessantemente musica.

Questo ritmo del suono e questa miriade di accordi e note si fonde con la musica della Gerarchia stessa costituendo una sinfonia che si arricchisce continuamente; con lo scorrere dei secoli tutti questi suoni si uniscono lentamente risolvendosi gli uni con gli altri fino al giorno in cui la sinfonia planetaria che Sanat Kumara [il Signore dei Mondo) sta componendo sarà completata e la nostra Terra darà allora un notevole contributo al grande accordo del sistema solare - e questa è una parte, intrinseca e reale, della musica delle sfere. Allora, come dice la Bibbia, i Figli di Dio, i Logoi planetari, canteranno insieme." L'amore è l'energia che assicura questo rapporto corretto. Mediante il potere del proprio silenzio imperioso, esso orchestra la relazione musicale a spirale fra i poli di spirito e materia, considerando ogni unità di coscienza separata che sta fra di essi uno strumento della sinfonia del tutto. Risvegliandoci alla coscienza dell'amore prendiamo il nostro posto entro questa forza conduttrice e la grande Legge dell' Amore che governa la creazione di Dio ha pieno potere sulle nostre vite. Vivendo in armonia con questa legge assumiamo la grande responsabilità di estenderne il governo ai livelli inferiori della manifestazione e diventiamo cocreatori con Dio nella costruzione dei "nuovi cieli e della nuova terra." Coscienza dell' Amore è vivere secondo una conoscenza intuitiva delle Leggi Superiori del Sistema Solare.
 
La legge del servizio è perciò la chiave della vita spirituale – lo "spontaneo efflusso di un cuore che ama e di una mente intelligente" distribuisce l'amore di Dio a tutti. La coscienza superiore si risveglia e non è più soltanto una voce prudente che mette in guardia contro un'azione scorretta. È qualche cosa di molto più grande, che estende la nostra coscienza affinché avvolga il tutto e ci consenta di agire in armonia con la nostra anima, come pure con l'anima di tutti. Questo sistema solare essendo basato sull'amore, tutto ciò che vi è contenuto è amore in qualche misura, e più una cosa è cosciente più amore esprime. In tal modo, grazie alla gioia del servizio e al cuore radioso aiutiamo a espandere la coscienza del tutto per mezzo dell'energia d'amore. Non si tratta però di un vago amore mistico, poiché come abbiamo visto, la coscienza può essere interpretata come "con scienza", vivere la propria vita con la coscienza dell'amore e vivere secondo "una conoscenza intuitiva delle leggi superiori del sistema solare." È operando come occultista bianco e impiegando i poteri con amore che si può aiutare l'umanità a fare il prossimo passo verso il suo futuro glorioso. Con la nostra partecipazione all'evento odierno avremo costruito una forma pensiero di bellezza e potere per facilitare e rafforzare questo processo - un processo con il quale ciascuno di noi può intonarsi di tanto in tanto contribuendo a meditarlo in esistenza.

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